giovedì 20 aprile 2017

AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA

Aggiungi un posto a tavola
che c'è un amico in più
se sposti un po' la seggiola
stai comodo anche tu,
gli amici a questo servono
a stare in compagnia,
sorridi al nuovo ospite
non farlo andare via
dividi il companatico
raddoppia l'allegria.





I miei lettori, specie quelli non di primissimo pelo, ricorderanno il testo scritto nel 1973 per l'omonima commedia musicale di Garinei e Giovannini. Parole semplici, emblematiche di una epoca probabilmente più accogliente e con meno tensioni sociali, un tempo nel quale ancora non era radicata nella società la “paura del diverso e dello straniero”. Potremmo dire che in queste strofe si percepisce l’eco di una Italia contadina che inizia a conoscere il benessere, ma, memore dei tempi duri della Guerra, non si fa problemi a “dividere il companatico” col nuovo ospite. L’Italia delle Parrocchie, ma anche delle Sezioni di Partito, comunque la si pensi luoghi di convivialità e socializzazione.

Nella nostra epoca moderna si parla sempre più spesso di muri, di recinzioni, sempre più persone vivono nel mondo vivono in compound blindati, chiusi al mondo esterno. Proprio per questo, spicca ancor di più come una Buona Notizia il Pranzo organizzato per la Pasquetta dalla Comunità di Sant’Egidio e dal Circolo Cra Acea di Roma.
Oltre 300 gli amici della strada che hanno partecipato all'ormai tradizionale pranzo di Pasquetta: un ricco antipasto, lasagna e arrosto misto con patate al forno hanno allietato il pasto in un clima familiare e di grande amicizia e solidarietà. Tre enormi uova di pasqua offerte dall'Arma dei Carabinieri, dal Rotary e dal Cra ACEA hanno assicurato la gioia dei partecipanti, in particolare quella dei bambini. Canti e balli finali hanno rallegrato la festa che ha avuto come protagonisti gli "amici di strada" e parecchie persone che si sono presentate anche il giorno stesso per dare una mano.






Ero presente come volontario, e “purtroppo” son stato costretto a sedermi a tavola, e mangiare antipasto, primo, secondo, contorno e dolce. Una nota “tecnica”, ma non troppo. C’è chi organizza un pranzo PER i poveri, e quindi gli serve un pasto anche abbondante, scelta legittima, magari ce ne fossero, un piatto di pasta per chi vive nel bisogno è sempre benvenuto. A noi di Sant’Egidio però piace mangiare CON i poveri: il pranzo è un momento intimo di convivialità, di scambio, di dialogo, a tavola si parla dei propri problemi ma allo stesso tempo ci si distrae, la mente si libera per un paio d’ore delle difficoltà della vita di strada. Proprio per questo, in ogni nostra tavolata, qualcuno dei volontari siede accanto ai “poveri”, che sono poi Antonio, Michele che ha perso il lavoro, Tony che si sta riprendendo da un periodo buio, insomma i “poveri” sono persone in carne ed ossa, con una vita, una storia, una umanità, e molto spesso sono persone che hanno con i volontari una consolidata amicizia.

Son proprio i nostri amici a dirci che sì, ci ringraziano per il pranzo, che hanno mangiato bene, ma soprattutto son stati felici di passare due-tre ore “spensierate”, allegre, son felici di trovare uno “spazio amico” in una città che spesso li mette alla porta. E davvero il Circolo Acea ha messo loro a disposizione non solo “il pasto”, ma anche un ampio salone arieggiato, la musica, il karaoke, Sant’Egidio ci ha aggiunto il tocco magico della amicizia ed il risultato finale è stato ottimo!





In tanti mi dite, a me, o agli altri volontari, frasi del tipo …siete degli eroi… non vi riposate neppure durante le feste … vi sacrificate per loro …
Personalmente, ma credo di interpretare il pensiero di quasi tutti i volontari, non faccio nessun sacrificio, anzi esco da queste giornate riposato nell’anima e nel cuore. Sono momenti in cui incontro amici, in cui non penso alle beghe lavorative (e vi posso garantire che, stranamente, c’è molta più tensione nell’ambiente televisivo che in tanti luoghi di vero dolore), sono momenti lieti che aspetto con gioia. Sono davvero contento di “sacrificarmi” ballando con Rosa, Stefania, cantando con Marco, guardando l’espressione di Karel passare dalla rabbia al sorriso.

Aggiungiamo tutti un posto a tavola, facciamo spazio nel nostro cuore alla solidarietà che riempie di gioia la vita e riscalda il cuore.


Mario Scelzo

lunedì 10 aprile 2017

Scuola a Rotelle, la disabilità spiegata ai ragazzi

Metti una di quelle splendide mattinate primaverili che ti fanno amare Roma nonostante il traffico, i rifiuti, le buche etc... Metti un gruppo di studenti delle scuole medie, attenti ed educati, contenti di partecipare ad un evento fuori dalla routine. Mettici degli insegnanti che svolgono la loro professione con passione e competenza. Metti la brillantezza, la vitalità e lo charme della Onorevole Ileana Argentin, capace di tenere viva l’attenzione dei ragazzi per oltre un’ora, mettici come location l’Istituto delle Suore Oblate della Sacra Famiglia (una bella realtà scolastica ma anche di volontariato “concreto” ed operoso, ma di questo ve ne parlerò in una successiva occasione), mischia il tutto ed ottieni l’appassionante presentazione del libro “Scuola a Rotelle”, scritto da Ileana Argentin insieme al giornalista e scrittore, nonché brillante speaker dell’etere romano, Paolo Marcacci.




Andiamo con ordine. Lo scorso Venerdì 7 Aprile, su invito dell'amico Paolo Marcacci ,ho preso parte alla presentazione del libro di cui sopra. Lo ammetto, sono arrivato un po’ in ritardo, ed ho trovato – e già questa è una rarità! – un centinaio di studenti, dalla 5° elementare al ciclo della scuola media, attenti e composti ad ascoltare l’onorevole Ileana Argentin.
In particolare la presentazione verteva sui temi del libro, ovvero la vita da “carrozzata” all’interno del gruppo classe, i rapporti con professori e compagni. Di questo non vi parlo, vi invito appunto a leggere il libro di Marcacci/Argentin, che potete trovare nelle principali librerie oppure seguendo questo link, mi limito a sottolineare, parole della Argentin, l’importanza del “gruppo classe” come contrasto alle difficoltà derivanti dalla vita in carrozzina.

Il tema della disabilità è complesso, parlandone si può cadere nel “pietismo” o nel “tecnicismo”. L’elemento che ha caratterizzato in positivo la mattina è stata a mio parere l’approccio umano e diretto della Argentin, che si è presentata agli studenti per quello che è, ovvero una persona con evidenti capacità motorie, ma allo stesso tempo come una donna che ha i sogni, le passioni, le speranze e le difficoltà di tutte le donne del mondo. Soprattutto, la Argentin si è presentata come una donna felice, serena, appassionata della propria vita e del proprio lavoro. L’Onorevole ha parlato ai ragazzi del suo impegno politico, ma anche del suo tifo appassionato per la Roma e della sua infatuazione per Richard Gere, ha raccontato la sua vita da studentessa “carrozzata”, ma ha anche parlato del desiderio di mangiarsi un buon gelato, senza ingrassare però che lei ci tiene alla linea!




Mi permetto di dire che durante quelle due ore piacevoli all’aperto la “Disabile Onorevole Argentin” è diventata per gli studenti semplicemente Ileana, ovvero una persona saggia ma amica, una adulta che ha tanto da dire e trasmettere ai più giovani. Questo è risultato evidente dalle tante domande che i ragazzi hanno rivolto, al termine dell’incontro, ad Ileana appunto. Chi le ha chiesto un consiglio per la scelta del liceo, chi ha rivolto domande più frivole, chi le ha chiesto “tecnicamente” come si alza dal letto la mattina, e così via.




La disabilità si contrasta con le leggi, con studi e convegni, con la ricerca scientifica. Verissimo. Ma giornate del genere contribuiscono davvero ad “abbattere le barriere” umane e sociali tra chi è “normale” e chi è “diverso”. A conclusione dell’incontro, Ileana ha proposto ai ragazzi una “gita” per le strade di Roma, travestiti da vigili, per multare le automobili in sosta nei posti per disabili. Mi auguro questa gita si faccia al più presto, noi di Buone Notizie saremo presenti per raccontarlo.


Mario Scelzo

martedì 28 marzo 2017

Badheea, dalla Siria in Italia con il Corridoio Umanitario

Migranti, richiedenti asilo, persone che scappano dalla guerra, profughi… quante volte abbiamo sentito usare questi termini, magari anche in maniera appropriata. Il libro di cui vi parlerò oggi, Badheea, ha un enorme merito, quello di dare al “migrante anonimo” un nome, un volto, una storia, aiutandoci a capire cosa spinge non “il profugo” ma Ahmed, Florian, Sergej, a scappare dalla guerra per cercare la fortuna in un nuovo mondo. Inoltre, mi sento di poter dire che le pagine di questo libro danno voce e sostanza all’Italia migliore, quella del volontariato (in collaborazione con la buona politica, che, sì, nascosta ma esiste), ovvero una realtà che non urla e non resta indifferente al dolore altrui ma al contrario, ogni giorno mette anima, cuore e cervello al servizio della collettività e del bene comune.




Andiamo con ordine. Ho il piacere di recensire per i miei lettori il libro “Badheea, dalla Siria in Italia con il Corridoio Umanitario”, scritto da Mattia Civico per la Casa Editrice “Il Margine”. Non mi dilungo sui Corridoi Umanitari, più volte ne ho parlato su queste pagine, in estrema sintesi si tratta di visti umanitari che consentono a persone vulnerabili provenienti da paesi in guerra di poter raggiungere l’Italia in aereo, grazie ad un visto umanitario, evitando i drammatici viaggi della speranza che troppe morti hanno causato.

Il libro racconta appunto la storia di Badheea (e della sua grande famiglia), una donna siriana facente parte del primo nucleo di persone arrivate in Italia con i Corridoi Umanitari, esattamente il 29 Febbraio del 2016. L’autore non è un semplice “intervistatore” ma un volontario della “Operazione Colomba”, il corpo nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha avuto modo di conoscere ed incontrare Badheea durante una sua missione in un campo profughi del Libano. Oggi Mattia Civico è consigliere della provincia autonoma di Trento, ma impegni permettendo resta un attivo volontario della associazione nonché ormai un fedelissimo amico di Badheea e della sua famiglia. 

Tante cose si potrebbero dire, una la ritengo fondamentale: ripercorrendo la vita di Badheea, Mattia Civico aiuta noi “distratti occidentali” a comprendere le motivazioni che spingono, anzi direi costringono, milioni di persone a lasciare la propria casa, la propria terra, le proprie abitudini per cercare di ricominciare una vita nuova. Ed allora, ripercorro brevemente per i miei lettori alcuni passi di questa storia.
“Sono Badheea e vengo da Homs. Oggi sono in Italia e sono al sicuro. Ogni giorno chiudo gli occhi e penso al giorno in cui potrò tornare in Siria”. Ogni guerra, oltre che mietere vittime innocenti, ha il “potere maligno” di sradicare le persone dal proprio vissuto quotidiano. Capiamo subito che Badheea e la sua famiglia, pur se oggi felici in Italia, rimpiange la vita vissuta nella propria terra di origine.




Nella Siria di Assad, quella di Badheea è una storia come tante, una vicenda che potrebbe ricordare le realtà contadine del Sud Italia nel dopoguerra. Proveniente da una famiglia contadina ma benestante, a 13 anni la nostra protagonista si sposa con un cugino alla lontana. Una vita serena, 9 figli, i primi nipoti, una grande famiglia allargata che vive le gioie e dolori comuni alla Siria negli ultimi 20-30 anni, ovvero un paese non certo ricchissimo, ma relativamente stabile, con un tasso medio di cultura superiore alla media della zona, un paese ricco di storia. A 42 anni Badheea resta vedova, ma soprattutto, poco dopo, nel 2011, cominciano le prime avvisaglie della guerra civile siriana. L’autore è bravo a renderci partecipe, grazie alle spiegazioni di Badheea, dell’intreccio perverso tra ragioni dei “rivoluzionari”, ragioni di Assad, infiltrazioni esterne, poi il Daesh, insomma quello della Siria diviene in breve tempo un conflitto feroce ma allo stesso tempo di difficilissima lettura, dove diventa quasi impossibile poter progettare il proprio futuro.  Badheea, ormai capofamiglia, matrona capace di coniugare la sua femminilità ed il suo senso materno con uno spiccato senso pratico, decide ed organizza per tutto il suo “clan” la fuga dalla Siria e l’approdo in Libano.

“Non c’è spazio per neppure un altro straniero in Italia”, ci ha abituato ad ascoltare Salvini. Bene, il Libano è un paese di circa 4 milioni di abitanti che ospita quasi 2 milioni di profughi, come se in Italia avessimo 30 milioni di profughi. Ovviamente, la vita nelle tendopoli libanesi non è affatto semplice, la famiglia di Badheea inizia a pensare e ad informarsi rispetto ai “viaggi della speranza”.
Nel campo profughi libanese di Tel Abbas avviene l’incontro che le cambia la vita, di ovvero quello con i membri della “Operazione Colomba” e con i volontari della Comunità di Sant’Egidio, che individuano nella famiglia di Badheea il nucleo di “persone vulnerabili” con le quali sperimentare il progetto dei Corridoi Umanitari.




Tel Abbas, Beirut, Fiumicino, ed in seguito, per i 30 componenti della famiglia allargata di Badheea, l’accoglienza e l’inizio di una nuova vita nei dintorni di Trento, (vi invito a leggere questo articolo che ne racconta gli sviluppi) protetta e sostenuta dai volontari (anche se ormai sarebbe meglio chiamarli amici) delle associazioni organizzatrici del Progetto.

Ad oggi attraverso i Corridoi Umanitari sono arrivate in Italia 700 persone, 300 sono prossime a farlo, 500 ne arriveranno grazie ad un accordo con la Cei, da poco si è firmato un Protocollo d’Intesa col Governo Francese. Sono già nati alcuni bambini “italiani”, qualcuno dei siriani ha trovato lavoro o si è iscritto all’università, per mille e più “Badheea” è iniziata una nuova vita, una nuova storia, un nuovo percorso. Salerno, La Maddalena, Bari, Trento, Brescello, Torino, e tanti altri luoghi fanno da sfondo sereno ai nuovi percorsi di vita di famiglie protette dalla guerra e sostenute dall’affetto di tanti volontari. Qualcuna di queste storie l’ho raccontata sul mio Blog e vi invito a leggerle.

Chissà Matteo, nel tuo prossimo libro, sarebbe bello poter leggere le storie di “accoglienza protetta ed integrata” generate dai Corridoi Umanitari….

Mario Scelzo


Ps. potete trovare "Badheea" in alcune librerie di Roma, come la Minimum Fax di Piazza Santa Maria in Trastevere, oppure online attraverso questo link.

domenica 19 marzo 2017

I CORRIDOI UMANITARI: NON UN SOGNO MA UNA SOLIDA REALTA'


“Non vendo sogni, ma solide realtà”, recita lo slogan pubblicitario di un noto marchio immobiliare italiano. Prendendo in prestito queste parole, potremmo dire che l’esperienza dei Corridoi Umanitari, nata come un sogno, è divenuta ormai una più che solida realtà, radicata sia nel tempo (il progetto ha brillantemente superato il primo anno di vita) che nello spazio (la Francia ed altri paesi europei hanno mostrato interesse concreto al progetto). Andiamo con ordine.




I Corridoi Umanitari, come forse i miei lettori già sapranno, prevedono la possibilità di far entrare in maniera legale persone che si trovano in una situazione di vulnerabilità e che sono potenziali richiedenti asilo nei paesi di transito limitrofi a paesi di guerra. Il visto è destinato innanzitutto alle donne sole con bambini, alle vittime del traffico di essere umani, agli anziani, alle persone con disabilità o con patologie. Si prevede poi un dislocamento dei profughi in varie parrocchie o associazioni sparse per l’Italia, le quali concretamente si occupano della “accoglienza diretta sul territorio”.

Il progetto dei Corridoi Umanitari è nato poco più di un anno fa grazie alla firma di un protocollo d'intesa tra il Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, il Ministero dell'Interno, la Comunità di Sant'Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e la Tavola Valdese, ed i paesi coinvolti nel progetto iniziale sono stato il Libano per i profughi siriani e il Marocco sia per profughi siriani ma anche per i paesi dell'Africa sub-sahariana. L'obiettivo principale di questo progetto è di evitare il traffico di esseri umani, di evitare le morti in mare, e far vedere che è possibile utilizzare altri canali di ingresso che non siano le vie dei barconi della morte.

Il 29 Febbraio 2016 può essere considerata la “data di nascita” dei Corridoi Umanitari, quel giorni infatti atterrarono a Roma Fiumicino 93 persone (di cui 41 bambini) provenienti dalla Siria. A distanza di poco più di un anno, sono arrivate in Italia quasi 700 persone, dislocate in 68 comuni e 17 regioni italiane. Da Bari a Brescello, dalla Maddalena a Gioiosa Ionica, da Trento a Salerno il progetto ha visto un coinvolgimento attivo di Comuni, Parrocchie ed Associazioni, vi invito a leggere qualcuna delle storie che trovate ai link corrispondenti.




Questi numeri di per sé sono già un successo, nel corso dell’anno si raggiungerà la quota di 1.000 prevista dal protocollo iniziale, eppure siamo solo all’inizio, molto probabilmente i primi arrivati (che poi hanno un nome ed una storia, sono persone e non “profughi”) altro non sono che l’avanguardia di una “rivoluzione culturale”, ovvero di un nuovo modello per ripensare la questione migratoria.
Durante il 2016, sia lo Stato di San Marino, sia di fatto la Città del Vaticano attraverso il viaggio di 12 siriani nell’aereo di ritorno del viaggio di Papa Francesco da Lesbo, hanno aderito ufficialmente ai Corridoi Umanitari. Nel mese di Gennaio 2017 si è avuta la firma di un importante Protocollo d’Intesa tra la Conferenza Episcopale italiana, Sant’Egidio ed il Governo per l’arrivo di 500 profughi provenienti dal Corno d’Africa. Questo è un fatto molto importante, in sostanza l’esperienza dei Corridoi Umanitari, ideata dalle Associazioni, diviene un “patrimonio comune” di tutta la Chiesa Italiana.

Un progetto così valido ha attirato l’attenzione di molti paesi europei e delle Istituzioni di Bruxelles. Dalla Polonia alla Spagna sono arrivati segnali concreti di interesse, come anche da alcuni membri della Commissione Europea, ma ne daremo conto se e quando ci saranno atti concreti ed ufficiali.





La grande novità del 2017 è la firma, avvenuta lo scorso 14 Marzo a Parigi, di un Protocollo d’Intesa tra il Governo Francese e 5 enti promotori (Comunità di Sant'Egidio, Federazione protestante di Francia, Conferenza episcopale francese, Entraide Protestante e Secours Catholique) per l’arrivo di 500 profughi siriani provenienti dal Libano.

“Ho voluto che la firma di questo progetto di accoglienza solidale di rifugiati avvenisse all’Eliseo perché è un’iniziativa in sintonia con i valori della Francia”, ha affermato il presidente francese François Hollande. “La Costituzione Francese – ha aggiunto il Presidente - riconosce il diritto di asilo e impegna lo Stato e i cittadini: un impegno giuridico, ma anche un obbligo morale, nazionale e internazionale”. “Occorre lottare contro l’indifferenza, ma anche contro l’intolleranza”, ha concluso Hollande, che ha messo in guardia da “chi soffia sulle paure della gente per mettere in contrapposizione i francesi e i nuovi francesi”.

Il Presidente Hollande afferma di aver ben compreso il senso dei Corridoi Umanitari, affermando che “occorrono soluzioni nuove, sia da parte delle istituzioni, sia da parte della società civile, per fronteggiare un’ondata migratoria senza precedenti, dal Medio Oriente e dall’Africa, a causa di conflitti, miseria e cambiamenti climatici”

Italia, San Marino, Città del Vaticano, ora anche la Francia, e tanti paesi pronti a seguirne i passi. I Corridoi Umanitari ormai non sono un sogno, ma una splendida e solida realtà.

Mario Scelzo


Ps. Nei prossimi giorni, su queste pagine, potrete leggere la recensione del libro “Badheea – Dalla Siria in Italia con il Corridoio Umanitario”, di Mattia Civico, che appunto racconta la storia di una delle prime donne arrivate in Italia con i Corridoi Umanitari.

martedì 21 febbraio 2017

Barcellona Capitale

Scissione, ricatto, corrente, minoranza, piattaforma programmatica, dibattito assembleare. Questa settimana l’informazione è stata monopolizzata dallo psicodramma interno al Partito Democratico, che eviterò di commentare in quanto come ormai saprete questo Blog si occupa di Buone Notizie.
Ironia a parte, ritengo che tra una assemblea ed una direzione, tra uno dei tanti goal di Dzeko e l’analisi sociologica della canzone di Gabbani, siano passati sottotraccia due avvenimenti positivi, meritevoli di riflessione ed approfondimento, che hanno come filo conduttore … le città di Barcellona: dalla splendida Capitale della Catalogna ci sposteremo in Sicilia nella cittadina di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.




Pochi giorni fa quasi 200.000 persone sono scese in piazza a Barcellona (Catalogna), manifestando rumorosamente tra le Ramblas. Non erano in piazza per festeggiare una vittoria della squadra di Messi e Neymar (anzi, per citare Lino Banfi, il titolatissimo Barca in settimana ha preso 4 pappine dal Paris Saint Germain), una volta tanto non manifestavano chiedendo l’indipendenza o una maggiore autonomia da Madrid, il motivo della manifestazione era la richiesta di poter accogliere un numero maggiore di rifugiati.

No, non avete letto male. Al grido di “Basta Scuse, Accogliamo i Rifugiati”, i numerosi manifestanti hanno chiesto al Governo di accogliere i circa 17.000 rifugiati previsti dagli accordi internazionali. In testa alla marcia pacifica c'era la sindaca Ada Colau, con un passato come leader dei movimenti di lotta per la casa. Già in passato la sindaca si era fatta portavoce della disponibilità di una intera metropoli nei confronti dei migranti. Gli abitanti di Barcellona, aveva detto, "non solo capiscono, ma mi chiedono sforzi ulteriori". "Vedere i bambini morire in mare, mentre le mafie si arricchiscono, non è sopportabile per i nostri concittadini. Tanta gente qui spende le ferie per aiutare le Ong che operano in Grecia. Se la gente non capisse, non avrebbe votato una come me" aveva aggiunto.  

Potremmo pensare che in fondo i rifugiati “ufficiali” sono una parte minimale degli immigrati che sbarcano in Europa, potremmo ipotizzare che sotto sotto ci sia la solita querelle Catalogna/Spagna e la volontà da parte della Colau di mettere in difficoltà il Governo di Madrid, ciò non toglie che forse per la prima volta nella storia abbiamo assistito ad una manifestazione pro e non contro l’accoglienza. Siamo talmente abituati agli “aiutiamoli a casa loro”, al “non abbiamo spazio neppure per un immigrato”, a politici che parlano di muri e barriere, che rinfranca il cuore il messaggio di accoglienza ed integrazione proveniente dalla piazza di Barcellona.




Dalle splendide Ramblas di Barcellona scendiamo verso la zona del Porto, prendiamo la nave, imbarchiamoci per Palermo, scendiamo e dirigiamoci verso Barcellona Pozzo di Gotto, popoloso comune della Provincia di Messina. La Buona Notizia che ci viene dalla Sicilia è, dopo anni di proroghe e rinvii, la definitiva chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

Queste le parole del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “Oggi è una giornata storica perché siamo arrivati al raggiungimento di questo fondamentale obiettivo che è il superamento definitivo degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), ormai realizzato in tutta Italia: abbiamo infatti ancora solo sei pazienti che saranno trasferiti a giorni dall’ultimo Opg rimasto che è quello di Barcellona Pozzo di Gotto in Sicilia”. Sempre il Minstro ha sottolineato come le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), che sostituiscono gli Opg e hanno iniziato a funzionare in modo scaglionato dal 2015, presentino “situazioni interessanti che dimostrano come le Rems funzionino anche per l’integrazione delle persone col territorio”. Inoltre, ha detto, “abbiamo deciso di continuare a mantenere attiva una cabina di regia e di monitoraggio della riforma ed eventualmente anche di procedere successivamente con dei passi che riguardano più aspetti attinenti alla Giustizia che alla Sanità”. Gli Opg chiusi in tutta Italia, incluso quello in chiusura in questi giorni di Barcellona Pozzo di Gotto, sono in totale sei, per un totale di 1.500 pazienti. Al momento sono attive trenta Rems nelle regioni ma, a regime, le Rems arriveranno a 32.

Senza nulla togliere al lavoro della Lorenzin, il percorso per la chiusura degli Opg – un autentico orrore indegno di un paese appena civile, così li ha definiti il Presidente Emerito Giorgio Napolitano –parte da molto lontano: dalla Legge Basaglia del 1978 e relativa chiusura dei manicomi, alle battaglie del Partito Radicale, alla accelerazione del percorso di chiusura degli Opg voluto dall’ex Ministro della Giustizia Andrea Orlando.




Chi vuole, può soffiare sul fuoco della demagogia e dell’allarmismo, come fatto ad esempio in passato da Matteo Salvini, autore di questo pregevole post su facebook:
“Domani chiudono gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Stiamo parlando di 700 "folli" pericolosi, internati per omicidi, violenze sessuali e aggressioni di ogni genere, 450 dei quali verranno "ospitati" in nuove strutture, mentre più di 200 usciranno. Chi pensa alle famiglie, lasciate sole, e alle vittime, passate e future? Una scelta pazzesca, purtroppo siamo in tema.”
E’ banale ricordarlo, ma la chiusura degli Opg si accompagna alla apertura delle Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza), ovvero strutture più piccole e più idonee al recupero sociale dell’individuo.

Un mondo più solidale verso i migranti ed i rifugiati, una Società capace di garantire sicurezza ma allo stesso rispetto della persona e tutela dei diritti umani, queste le notizie positive in arrivo dalle due Barcellona.

Mario Scelzo

venerdì 3 febbraio 2017

Friday Good News (5)

Anche questa settimana torna il consueto appuntamento con le Friday Good News, ovvero una selezione delle Buone Notizie della Settimana. Ritengo sia un “lavoro socialmente utile” quello di dare risalto e visibilità alle Notizie Positive, visto che ogni giorno siamo “circondati” da notizie ed immagini di guerre, omicidi, violenza diffusa, da un clima di negatività oltretutto spesso “moltiplicato” da certi Media e da certa Politica sempre pronti a soffiare sul fuoco del dolore e delle paure.

Questa settimana parleremo dell’Accordo tra Ministero dell’Interno e le associazioni musulmane in Italia per la costruzione di nuove Moschee, ci sposteremo a Napoli per parlare di un bar gestito da Ragazzi Down, concluderemo parlando della reazione del popolo e delle multinazionali americane al Muslim Ban di Donald Trump.





Pochi giorni fa il governo italiano, rappresentato dal ministro dell’Interno Marco Minniti, ha firmato un accordo di collaborazione con dieci importanti associazioni islamiche attive in Italia. L’accordo, che si chiama "Patto Nazionale per un Islam Italiano" ha l’obiettivo di stabilire un percorso di integrazione e collaborazione fra le associazioni e lo Stato. Diranno i miei lettori, ma come, la minaccia dell’Isis, il terrorismo dentro casa, “l’invasione islamica”, ed il Governo pensa ad aprire nuove moschee? Rispondo, e sono felice che il Ministero dell’Interno la pensi come me, che per garantire sicurezza, legalità ed allo stesso tempo libertà di culto, non c’è sistema più sicuro di avere dei luoghi di culto riconosciuti, controllati ed accessibili.

Piaccia o no, in Italia vivono milioni di fedeli musulmani, e non saranno gli slogan di qualche politico verde vestito a fermarne l’arrivo. Visto che ci sono, la cosa migliore da fare è integrarli e renderli “cittadini a tutti gli effetti” del nostro territorio.
E’ noto agli organi di sicurezza ed alle fonti investigative che il radicalismo islamico, generalmente, “prospera” negli ambienti clandestini e non controllati, si pensi alle tante “moschee improvvisate” site dentro oscuri garage, sconosciute perfino alla maggioranza dei musulmani. Inoltre, l’apertura di luoghi di culto “riconosciuti” svolge una duplice finalità: se da un lato garantisce il diritto di culto ad una fetta ormai larga della popolazione residente in Italia, dall’altro “responsabilizza” le stesse comunità musulmane, le quali sono spesso le prime vittime del terrorismo dell’Isis ma allo stesso tempo sono chiamate a diventare le prime “sentinelle” di fronte alle minacce del radicalismo.





Spostiamoci a Napoli, ed esattamente a Pozzuoli all’interno della “Multicenter School”. Sotto le pendici del Vesuvio è nato il "Ke Bar", locale gestito da quattro ragazzi affetti dalla Sindrome di Down. Grazie all’aiuto della “Bottega dei semplici pensieri”, una associazione del territorio, ed alla presenza di un Tutor, è stato possibile attrezzare i locali e predisporre l’apertura del Bar, coronando il sogno di crescita ed autonomia dei quattro giovani ragazzi.

La nascita del progetto è stata aiutata da alcuni sponsor e da una madrina d’eccezione come la Chef stellata Marianna Vitale, da tempo vicina all’associazione, ma chiariamo: i giovani hanno partecipato ad un corso di formazione, hanno orari e regole da rispettare come in qualsiasi luogo di lavoro, sono chiamati ad affrontare le piccole e grandi gioie e dolori della vita lavorativa di ogni giorno, ed ovviamente questo diventa un importante stimolo per la loro crescita umana e professionale.
Speriamo presto di recarci di persona ad assaggiare un buon caffè napoletano presso la struttura del “Kè Bar”, luogo capace di coniugare profitto ed integrazione, autonomia e simpatia.

Spostiamoci nell’America di Trump. Come saprete, uno dei primi atti del neo Presidente Americano è stato l’adozione del cosidetto "Muslim Ban", un decreto (tralaltro scritto male e con molti punti di controversia attuazione) che di fatto limita o proibisce l’arrivo negli States di persone provenienti da alcuni paesi arabi, tipo l’Iraq, la Siria e così via. A chi scrive, sembra una scelta pessima, stupida, che fa ripiombare l’orologio della storia indietro di anni, personalmente mi associo alla netta condanna che numerosi leader europei e mondiali hanno fatto verso questo folle atto.
Colpisce però in positivo, ed è questa la buona notizia, la reazione immediata e diretta sia della popolazione “comune” americana che in gran parte si è schierata contro Trump, sia la presa di posizione contro il Presidente Usa di alcune delle principali multinazionali americane.

La notissima catena di caffetteria Starbucks, quasi uno dei simboli del Capitalismo Usa, si è apertamente schierata contro il Presidente Usa annunciando un piano per assumere nel mondo 10.000 rifugiati (che, consentitemi la battuta, si spera impareranno a fare un buon espresso napoletano e non quei bibitoni imbevibili americani); la catena di affitti Airbnb ha messo gratuitamente a disposizione dei profughi alcuni appartamenti; Google ha annunciato la creazione di un fondo di 2 milioni di dollari a sostegno dei profughi, ed altre aziende hanno espresso in forme diverse il loro disappunto verso Trump.

Trump come sapete è un imprenditore, nonché ad oggi una delle persone più influenti al mondo, tendenzialmente una multinazionale non dovrebbe avere alcun interesse economico nello schierarsi contro l’Amministrazione Usa, eppure evidentemente esistono dei “valori”, come quello della accoglienza, che, scusate il gioco di parole, valgono più delle azioni, dei profitti, del capitale di azienda.
E’ diventato virale un tweet di Laszlo Bock (quello che vedete nella foto qui sotto),  uno dei principali manager di Google, che in maniera brillante ed ironica ha ridicolizzato la politica dei muri di Donald Trump. Vi invito a cercare il suo tweet su Twitter (retwettato da oltre 50.000 utenti), in sostanza Bock ha risposto al seguente post della Catena Trump Hotel:




Tell us your favorite travel memory - was it a picture, a souvenir, a sunset? We'd love to hear it!
Traduzione: (raccontateci la vostra esperienza di viaggio preferita, se una foto, un souvenir, un tramonto; saremo felici di ascoltarla). A seguire la brillante replica di Bock:
That time I fled Communist Romania to a refugee camp in Austria, came to America, & years later became an exec @Google creating 10ks of jobs.

Traduzione: (quella volta che sono fuggito dalla Romania Comunista per diventare rifugiato in Austria, venire in America ed anni dopo diventare un capo esecutivo di Google capace di creare 10mila posti di lavoro).

L’America, lo dice la sua storia, è oggi la nazione leader nel mondo grazie agli immigrati, la logica dei muri è destinata a soccombere.


Mario Scelzo

venerdì 27 gennaio 2017

La Buona Politica dei Fatti Concreti

Secondo il pensiero corrente, occuparsi di politica significa discutere della Sentenza della Consulta sulla Legge Elettorale, ragionando su liste, preferenze, doppio turno, ballottaggio, premio di maggioranza, capilista bloccati e soglie di sbarramento. Ragionamento legittimo ma personalmente, almeno sulle pagine di questo blog, preferisco raccontare e dare voce alla “politica concreta”, ovvero a quegli atti amministrativi che concretamente intervengono a modificare la vita di tutti i giorni.




Penso ad esempio ad una legge come quella sulle Unioni Civili che a mio parere ha garantito diritti e tutele a chi non ne aveva. Penso inoltre alla legge sullo Ius Soli, destinata a cambiare in meglio la vita a quasi un milione di bambini nati in Italia da coppie straniere, approvata dalla Camera ed ora in una preoccupante fase di stallo al Senato. Si mormora che il disegno di legge sullo Ius Soli possa essere usato come “merce di scambio” tra il Pd e la Lega per un accordo sulla legge elettorale. In cambio del ritiro del disegno di legge, malvisto da Salvini e soci, la Lega potrebbe ammorbidirsi sulle proposte di modifica della Legge Elettorale lanciate dal Partito Democratico.

Personalmente mi auguro siano solo azzardati retroscena giornalistici. Sarebbe un errore enorme per il Partito Democratico, ovvero lo stesso partito che dopo anni di rinvii ha dato, con tenacia e coraggio, impulso al disegno di legge attraverso l’iniziativa della senatrice Doris Lo Moro, “rinunciare” ad un provvedimento di civiltà –e di sinistra aggiungo- per arrivare prima alle urne.
Consentitemi una riflessione politica. Non ho nulla in contrario personalmente ad un eventuale ritorno a Palazzo Chigi di Matteo Renzi, giudicheranno gli elettori. Sono fortemente contrario però a tenere sotto ricatto un Governo, quello Gentiloni, legittimato dal voto del Parlamento. Il Governo Gentiloni deve essere messo nelle condizioni di lavorare al meglio, potendo avere il tempo necessario per approvare leggi di civiltà come quella sullo Ius Soli, attesa da oltre 20 anni.




Continuando a parlare della “politica concreta”, penso a provvedimenti come quello preso dal Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà. Sul suo profilo facebook leggiamo:

“Le ville dei boss ai più poveri” non è uno slogan ma una meravigliosa realtà. In un palazzo confiscato alla ‘ndrangheta abbiamo realizzato un centro per chi una casa non ce l’ha.
Abbiamo deciso di chiamarlo “La Stella Cometa”, per ricordare il giorno dell’Epifania, quando abbiamo aperto le porte di Palazzo San Giorgio ai senzatetto della città. Avevamo detto che non sarebbe stata un’iniziativa isolata e cosi è stato.
Adesso, grazie al supporto di tante associazioni e volontari, daremo un tetto a chi è in difficoltà. Nessuno deve rimanere indietro.

In sostanza, l’amministrazione comunale di Reggio Calabria, guidata dal Sindaco Falcomatà, ha deliberato per l’assegnazione ai senzatetto della città di un edificio di 4 piani confiscato alla cosca di ndrangheta degli Audino.
“É un modo per affermare concretamente – ha aggiunto Falcomatà – la legalità. In questo modo lanciamo un messaggio chiaro: stare dalla parte della legalità conviene sempre”. Mi permetto di aggiungere che la Mafia, col suo “modo di operare”, pur quando non sparge sangue, “sottrae” risorse fisiche ed umane ai territori dove opera, potremmo dire che il sistema mafioso prospera e diviene più forte in situazioni di povertà, in qualche modo è la stessa mafia a creare povertà, facendo fallire un sano sviluppo del territorio. Questo rende ancora più significativa la scelta del Comune di Reggio Calabria: ridare ai poveri quello che la Mafia ha loro sottratto.





Lo stesso Comune di Reggio Calabria (che durante i giorni più freddi dell’anno aveva aperto ai clochard le porte di Palazzo Sam Giorgio, sede della amministrazione comunale) ha provveduto all’allaccio delle utenze dell’acqua e dell’energia elettrica mentre la Protezione Civile ha attrezzato le stanze con brandine. Alle persone ospitate nell’edificio, inoltre, sono state consegnate le coperte donate dai cittadini, ed ora è allo studio un progetto con alcune associazioni del territorio per rendere questa accoglienza un fenomeno strutturale. Bravo Sindaco!
Fare politica può voler dire occuparsi di cavilli, attaccare l’avversario di turno, lanciare su twitter slogan propagandistici. C’è al contrario una politica “nobile” e “concreta”, come ad esempio quella del Sindaco Pescatore che abbiamo raccontato su queste pagine,  che utilizza al meglio le risorse del territorio per contrastare la Mafia e per garantire un tetto a chi lo ha perso. 
Si parla spesso del fatto che i giovani stanno perdendo la passione per la politica, e lo capisco: difficile appassionarsi alle correzioni sul deficit ed alle quote latte, giusto e doveroso avere una “passione civica” su temi come lo Ius Soli, la lotta alla criminalità organizzata e l’assistenza ai senza fissa dimora.

Mario Scelzo