lunedì 8 settembre 2014

La pace è il futuro


La pace è il futuro? Il mondo è in guerra. Una “Terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzetti, a capitoli” come ha ricordato Papa Francesco tornando dal suo viaggio in Corea del Sud a metà agosto. Le orribili decapitazioni dell’Isis in medio oriente, la preoccupante crisi ucraina al centro dell’Europa sono solo due dei tanti esempi che si potrebbero fare. Ma la pace e il dialogo sono il futuro?

In questi giorni ad Anversa, in Belgio, si riuniscono 350 leader religiosi di tutto il mondo, convocati dalla Comunità di Sant’Egidio nell’annuale meeting “Uomini e Religioni” che la Comunità ha promosso all’indomani dello storico incontro voluto da papa Giovanni Paolo II ad Assisi nell’86.

In questi anni la Comunità di Sant’Egidio, come in un lungo pellegrinaggio, ha toccato tante città e paesi, incontrando e facendo incontrare leader religiosi e uomini di governo, dove il dialogo e l’incontro con l’altro non è mai stato un momento ne scontato ne banale.   

Ad Anversa, ricordando il centesimo anno dallo scoppio della prima guerra mondiale, nell’assemblea inaugurare si sono susseguite testimonianze e momenti di riflessioni importanti.

Toccante la testimonianza di Vian Dakheel, membro del Parlamento irakeno della comunità yazida. Il dramma dei cristiani in medio oriente, oggi sempre più sotto attacco dal fondamentalismo islamico e dalla violenza. “Ci sono  400 000 migranti Yazidi, di cui  300 000 nel Sinjar. Ci sono stati finora circa  3000 morti: le vittime sono state in parte uccise dall’Isis (l’Organizzazione dello Stato Islamico in Irak e nel Levante), in parte sono morte di fame e sete nei primi giorni di fuga sulla montagna del Sinjar. Circa 5000 persone sono state rapite. La maggior parte di loro sono stati rapiti dall’ Isis in diverse zone del  Sinjar. Centinaia di ragazze sono state violentate e dozzine di ragazze sono state vendute nei mercati della città di Mossul per 150$.” Numeri che testimoniano una realtà terribile. Alla fine del suo intervento Vian Dakheel ha fatto un accorato appello alla comunità internazionale chiedendo al Comitato per i Diritti dell’Uomo e al Consiglio di sicurezza dell’ONU di avviare un’inchiesta sul massacro che ha coinvolto gli Yazidi, di facilitare le procedure di asilo per i migranti Yazidi  fuggiti nei paesi occidentali, di costituire una protezione di truppe di pace per fermare la violenza contro le minoranze nelle regioni in cui queste vivono, di fornire aiuti umanitari nelle zone del Sinjar e di Ninive e, infine, di fare di tutto per liberare più di 5000 donne e bambini Yazidi che sono stati rapiti dall’Isis e centinaia di ragazze che sono state violentate.

“In questi giorni in cui non pochi popoli nel mondo hanno bisogno di essere aiutati a trovare la via della pace” scrive nel messaggio arrivato da Papa Francesco per l’incontro “questo anniversario ci insegna che la guerra non è mai un mezzo soddisfacente a riparare le ingiustizie e a raggiungere soluzioni bilanciate alle discordie politiche e sociali. In definitiva ogni guerra, come affermò Papa Benedetto XV nel 1917, è una “inutile strage”. La guerra trascina i popoli in una spirale di violenza che poi si dimostra difficile da controllare; demolisce ciò che generazioni hanno lavorato per costruire e prepara la strada a ingiustizie e conflitti ancora peggiori.”

“È giunto il tempo” prosegue papa Francesco “che i capi delle religioni cooperino con efficacia all’opera di guarire le ferite, di risolvere i conflitti e di cercare la pace. La pace è il segno sicuro dell’impegno per la causa di Dio. I capi delle religioni sono chiamati ad essere uomini e donne di pace. Sono in grado di promuovere una cultura dell’incontro e della pace, quando altre opzioni falliscono o vacillano. Dobbiamo essere costruttori di pace e le nostre comunità devono essere scuole di rispetto e di dialogo con quelle di altri gruppi etnici o religiosi, luoghi in cui si impara a superare le tensioni, a promuovere rapporti equi e pacifici tra i popoli e i gruppi sociali e a costruire un futuro migliore per le generazioni a venire.”

Il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, il professor Andrea Riccardi, nella sua riflessione sottolinea come “Il dialogo tra le religioni, le culture, le persone, è la risposta adeguata per vivere insieme in regioni e città, sempre più complesse e composite etnicamente e religiosamente. E' una pratica quotidiana, una cultura, che si fa proposta. Anche perché le guerre lasciano sempre il mondo peggiore di come l'hanno inizialmente trovato. Guardate solo agli ultimi due decenni: le guerre del mondo globale hanno lasciato un'eredità avvelenata d'instabilità, distruzioni, mine, odi, popoli sradicati. Non lo dico per convinzione pacifista, ma per chiara coscienza storica di quello che è avvenuto. Il rifiuto della guerra non nasce da generico pacifismo, ma dalla volontà di essere pacificatori, cioè affermare la via del dialogo.”

Quindi la pace è il futuro e passa solo attraverso il dialogo e  l’incontro. Da Anversa la speranza è che ci si possa mettere in cammino verso la pace.

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