giovedì 2 ottobre 2014

Per fortuna in Italia ci sono gli immigrati

E’ di oggi l’Ultimo Rapporto del Censis che certifica un costante calo della Natalità in Italia, dal 2008 si è passati da 577mila nuovi nati ai 514mila del 2013. Al di là dei dati, è un elemento che tutti noi abbiamo presente nella nostra vita quotidiana: si fanno meno figli, ci sono sempre meno nuclei familiari, l’età media sta notevolmente aumentando. Se andiamo in un qualsiasi parco pubblico più facilmente incontreremo persone anziane che bambini, oppure potremmo imbatterci in un bambino circondato da 4 nonni. Insomma l’Italia sta invecchiando.

Qui i dati  la realtà dice che, senza l’apporto degli immigrati, ormai il 7.4% della Popolazione, l’Italia vivrebbe un calo demografico.
La mia tesi di fondo è che l’Italia ha bisogno di un costante, e forse maggiore, afflusso di migranti, per non invecchiare anagraficamente e culturalmente, ne abbiamo bisogno nelle terre incolte e nelle fabbriche, negli ospedali e nello sport.

Potremmo dire che senza la presenza ed il costante afflusso degli immigrati, il nostro sarebbe un paese sempre più vecchio, con pochissimi giovani in grado di lavorare per garantire le pensioni dei più anziani. Se aggiungiamo che, per fortuna, aumenta la speranza di vita, allo stesso tempo va considerato che una popolazione anziana comporta un aumento delle spese sanitarie medie.
Vi invito a leggere questi semplici dati del terzo Rapporto Annuale del Governo Italiano sugli Immigrati ed il mercato del lavoro in Italia.

Tabella 2.1.1 - Popolazione (15 anni e oltre) per cittadinanza e condizione professionale (composizione percentuale e valori assoluti).
Anno 2012

Cittadinanza
Occupati %
Persone in cerca %
Inattivi %
TOTALE %
Italiani
42,8
4,9
52,3
48.079.791
UE
64,3
9,9
25,9
1.196.670
Extra UE
57,6
9,7
32,7
32,7

Cosa ci dicono questi numeri? Che in Italia lavorano 4 cittadini italiani su 10, mentre tra gli immigrati lavorano 6 su 10. Insomma, la grande balla degli immigrati che vengono qui e campano a spese nostre, viene smentita dai fatti, visto che mediamente essi lavorano più di noi.
Sarà la spinta motivazionale, sarà forse la situazione di precarietà che spinge ad accettare anche lavori più umili, sarà il frutto di una necessità, fatto sta che i dati del Governo ci dicono che abbiamo bisogno della forza lavoro dei migranti. D’altra parte per accorgersene senza pregiudizi, basta fare un giro  negli ospedali, nei mercati, cercare una badante o una colf, e quasi certamente ci si imbatte in un lavoratore immigrato. Pensate se domattina si astenessero dal lavoro tutti insieme le badanti ucraine, i braccianti pakistani, gli operai africani, i muratori rumeni o gli idraulici polacchi.

Ovviamente l’immigrazione ha bisogno di regole, è un processo che andrebbe in qualche modo governato, vanno attuate politiche di integrazione, non possiamo dire che è tutto rose e fiori. Allo stesso tempo però è una balla colossale dare la colpa della crisi economica agli immigrati, e personalmente penso che spesso si specula sulla paura del diverso a fini elettorali, penso in particolare al vergognoso atteggiamento che ha la Lega Nord verso chi ha la pelle di un altro colore.
Una parola sui media. Questo Blog nasce anche con la volontà di marcare una distanza da una certa comunicazione della paura e del pregiudizio: l’immigrato che lancia un sasso contro un autobus fa notizia, e sui giornali e tv troviamo titoloni relativi all’invasione, alla paura, che incitano alla rivolta. Esistono invece tanti immigrati che lavorano, producono, fanno impresa, creano reti, sono integrati, e che arricchiscono la nostra società. Gradirei che se ne parlasse, magari anche su giornali come Libero o la Padania, sempre pronti a lanciare allarmi ed a creare un clima di tensione.

In conclusione, due parole da amante dello Sport. Guardiamo gli ultimi Mondiali di Calcio. Li ha vinti la Germania, con in rosa (parlo dei paesi di origine) il Turco Ozil, il Ghanese Boateng, il polacco Klose, e certamente dimentico qualcuno. Ottima figura hanno fatto il Belgio e l’Olanda, e un Lukaku o un Martis Indi non mi sembrano puri esempi di razza ariana. Insomma, molte squadre sanno prendere il meglio di quanto offre il loro paese, ed anche il Calcio può essere un veicolo di integrazione sociale, mi pare di ricordare che i Francesi hanno festeggiato la Coppa del Mondo vinta grazie all’algerino Zidane o ai Caraibici Thuram e Vieira. Noi in Italia ancora crediamo poco alla componente “oriunda”, e per assurdo abbiamo naturalizzato giocatori mediocri come Paletta e Thiago Motta, ed abbiamo affidato le nostre fortune a Mario Balotelli che più passa il tempo più si capisce sia un giocatore discreto ma nulla di più. Speriamo per l’Italia che spunti fuori, magari da una scuola calcio della periferia romana o milanese, qualche talento maghrebino o argentino per risollevare le nostre sorti.
Mario Scelzo.

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