lunedì 17 novembre 2014

Le Docce del Papa ed il Centro di Via Anicia

«Qui a Roma nessuno muore di fame, un panino si rimedia ogni giorno. Ma non ci sono posti dove andare in bagno e dove lavarsi», racconta Franco, un senza fissa dimora, al Vescovo Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, di fatto il suo braccio destro per le opere caritatevoli.

Pochi giorni fa Vatican Insider ha riportato la notizia che, su volontà personale di Papa Francesco, inizieranno dei lavori nei Bagni di Piazza San Pietro per costruire tre docce per i Senza Tetto. Vi consiglio di leggere il racconto di Don Corrado (così viene affettuosamente chiamato Krajewski) che bene spiega la realtà dei senza fissa dimora a Roma e la rete di accoglienza ad oggi esistente.

Va aggiunto che Don Corrado è in qualche modo la prosecuzione fisica di Papa Francesco. Sappiamo che Bergoglio quando era Vescovo a Buenos Aires si recava con regolarità nelle periferie e nei quartieri disagiati, sono personalmente convinto sarebbe sua intenzione farlo anche a Roma ma il protocollo e  le esigenze di sicurezza non lo rendono possibile, in pratica Don Corrado “sostituisce” il Papa nelle sue opere di carità.
Mi rallegro per questa bella iniziativa presa per volontà di Papa Francesco, e volevo condividere con i miei lettori una realtà solidale già esistente ed operante su Roma.


Da un anno circa svolgo servizio come volontario presso il Centro di Via Anicia, gestito dalla Comunità di Sant’Egidio, dove il martedi ed il Sabato cerchiamo di venire incontro alle esigenze di chi vive per strada. Volevo raccontare ai miei lettori una giornata tipo a Via Anicia, per comodità giornalistica vi racconto un Sabato Pomeriggio a Via Anicia.

Una premessa. Al centro abbiamo 4 docce, 3 lavatrici ed abbiamo un cambio di vestiario per ognuno, ma prima di tutto il Centro di Via Anicia è, per chi si trova in difficoltà, uno spazio amico ed accogliente. Una doccia calda fa bene alla salute ed all’igiene, ma una parola amica, un sorriso, un incoraggiamento fanno bene all’anima ed al cuore. Chiunque bussa alle nostre porte sa che, nei limiti del possibile, troverà un aiuto concreto ma soprattutto troverà qualcuno pronto ad ascoltarlo.

Tante volte chi vive per strada è vittima di povertà materiale, ma principalmente sente su di se il peso dell’abbandono e del non sentirsi accettato dalla società. Proprio per questo, e ce lo dicono in tanti, il valore del centro non sta nelle docce ma nella accoglienza.

Il Sabato il Centro è aperto dalle 15.30 alle 19.30. C’è sempre un volontario alla porta per gestire gli ingressi, possiamo dividere chi viene per la prima volta (e farà un primo colloquio per conoscere la persona e la sua situazione), ed i “clienti fissi” che hanno già una prenotazione con un orario.
Ad esempio Antonio può avere l’appuntamento per la doccia alle 16.00 e per la lavatrice alle 16.30. Prima di entrare in doccia riceve un cambio di biancheria intima, mentre successivamente può recarsi allo spazio vestiti e lì ricevere 3 capi di abbigliamento. Se è fortunato, questo sabato troverà anche Mira o Giorgio (nomi di fantasia ) e potrà tagliarsi i capelli.

Attorno alle cinque è il momento della merenda e delle famose torte di Silvana. Uno spuntino ed una bibita aiutano a rendere piacevole l’attesa ed a creare un clima pacifico. Quasi tutti i Sabati poi c’è un Compleanno da festeggiare, tante persone che vivono per strada ci dicono che siamo la loro vera famiglia, ed in ogni famiglia che si rispetti il compleanno va festeggiato, tra risate, torte e regali.

Il pomeriggio passa tra circa 30-35 docce, 6 lavatrici, merenda e sorrisi. Ma quello che resta è l’immagine di una città solidale, dove chi aiuta si confonde con chi è aiutato, resta l’immagine di una Chiesa che, come diceva Papa Giovanni XXIII, è al servizio di tutti ma particolarmente dei poveri.

Il fatto che Papa Francesco abbia pensato di creare una realtà simile sotto il Colonnato di San Pietro, e le sue “pressioni pastorali” affinchè altre parrocchie romane creino dei Centri come quello di Via Anicia o della Caritas, ci mostrano per l’ennesima volta la grandezza di un Pontificato che ha messo i poveri al Centro della vita ecclesiale.


Mario Scelzo.

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