venerdì 7 novembre 2014

Tra Cielo e Terra. Storie dal Carcere.

L’articolo 27 della Costituzione Italiana recita testuale:
“La responsabilità penale è personale.
L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato
Non è ammessa la pena di morte.”
In questi giorni si è, giustamente, molto parlato del caso Cucchi e della assoluzione di chi quasi certamente ha provocato la sua morte. La vicenda Cucchi ha mostrato per l’ennesima volta la drammaticità e le problematiche del sistema penitenziario, una realtà dura, con poche risorse, pochissime idee e rarissimi spazi di umanità e possibilità di riscatto sociale.
Se la vicenda Cucchi è la punta di un iceberg, la realtà quotidiana del sistema penitenziario è fatta di suicidi per disperazione, di carceri sovraffollate, di un sistema punitivo e non rieducativo che toglie la speranza ai carcerati.
Proprio per questo, storie come quelle che ci ha inviato Fabio Gui, (ci aveva già parlato di una bella storia proveniente dal  Carcere di Avezzano fanno bene al cuore, perché ci parlano della speranza che entra tra le tristi mura del carcere, ci parlano della possibilità di ripartire, di avere dei sogni e delle passioni che oltrepassano le sbarre. Lasciatemi dire che persone come Fabio (prendo lui ad esempio ma sono tanti i volontari che operano il bene) sono degli Angeli che portano il sorriso e la luce dove c’è pianto e buio. Qui il suo racconto:

Di attività, di iniziative in carcere se ne fanno. A Paliano è sicuro. Il trattamento,un percorso di revisione e presa di distanza dai reati passa anche attraverso un concreto impegno della popolazione detenuta. Lavoro, scuola, teatro, formazione, integrazione con il territorio sono per questo obiettivi della Direzione della Casa di reclusione .Certo che il pomeriggio di ieri é stato eccezionale.
Tra cielo e terra. Tra la terra delle difficoltà,della detenzione,del carcere e il cielo della fede, arte, cultura. Oltre 30 detenuti hanno infatti partecipato con attenzione, interesse domande all'inizio del laboratorio di Icone della Comunità di Sant'Egidio. La proposta di questo laboratorio nasce dentro una lunga amicizia tra la Comunità e i detenuti di Paliano. Ricordo solo i pranzi con gli anziani di Roma,che hanno portato oltre alla simpatia,la testimonianza della preghiera e la speranza di una vita diversa.
La S.Messa celebrata da S.E. MS. Paglia per la Pentecoste. I pranzi di Natale degli anni passati. In questa storia è nata la proposta di attivare una laboratorio artigianale di Icone, per i detenuti della CR. Per questo é stata preparata una conferenza, con testi di storia dell'arte, con spiegazioni semplici ma profonde, con l'ausilio di fotografie, con collegamenti e riflessioni teologiche.
Per quasi 2 ore abbiamo seguito come si prepara e sceglie il legno, le prime immagini di Gesù del 2 secolo DC, visti affreschi antichi, come i primi cristiani "uniti e non divisi "pregavano” il volto di Gesù é stato il filo conduttore di questa esperienza. Colpiva l'attenzione,il silenzio,le domande dei detenuti per capire e approfondire il tema.
Alla fine molti hanno chiesto di partecipare al laboratorio: chi per le capacità tecniche già in possesso ( bravissimi nella lavorazione artigianale di penne, tavole, utensili, ceramiche. .) ;Chi per motivi/interessi religiosi; Chi per provare a fare una opera in comune (perché l'icona questo vuole essere) L'appuntamento per iniziare è fissato a metà Novembre.
Alcuni volontari della Comunità di Sant'Egidio, per assicurare la continuità del laboratorio iconografico, su proposta della Direzione hanno chiesto e ottenuto l'autorizzazione all'ingresso in carcere per un anno.


Fabio Gui.

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