venerdì 19 dicembre 2014

Il lavoro diplomatico, e silenzioso, di Papa Francesco.


Il 7 febbraio 1962, il presidente degli Stati Uniti, J.F. Kennedy ampliò le restrizioni commerciali varate da Eisenhower nell'ottobre 1960 e impose l'embargo su ogni tipo di scambio tra Stati Uniti e Cuba. L’anno prima la Germania Est, per impedire ogni tipo di contatto tra le due zone di Berlino, eresse il muro che divideva la città.

Da allora sono passati più di cinquant’anni, a Berlino il muro da 25 anni è caduto sotto i colpi della democrazia. Il regime che dalla seconda guerra mondiale fino alla fine degli anni 80 aveva contribuito a divide il mondo in due blocchi sotto la minaccia di una devastante guerra mondiale è finito. Si sono susseguiti 9 Presidenti negli Stati Uniti e Fidel ha abdicato nei confronti di Raul. Si sono susseguite guerre, firmato trattati di pace. Alcuni stati sono sorti e altri sono spariti cambiando la geografia del pianeta.





Mentre il mondo cambiava completamente Stati Uniti e Cuba continuavano a non avere nessun tipo di rapporto.

Tutto questo potrebbe finire a breve. Pochi giorni fa i due presidenti, Obama e Raul Castro, dai loro uffici, hanno pronunciato, in contemporanea, due storici discorsi alle loro nazioni con il chiaro intento di superare il blocco. “Todos somos americanos”, ha detto Obama (forse citando la famosa “Ich bin ein Berliner “ pronunciata, ironia della sorte, JFK davanti al muro di Berlino). L’intento del presidente Obama è quello di “normalizzare le relazioni con Cuba” dando mandato al “segretario di stato John Kerry di avviare negoziati immediati per ristabilire il dialogo fermo dal 1961“, sottolineando come “L'isolamento non ha funzionato. I 53 anni di embargo non sono serviti a nulla”

E mentre parlava dallo studio ovale, dal L’Avana gli face eco Raul che spiegava come “Il blocco economico che provoca tanti danni al nostro Paese deve necessariamente finire”.




Ma dietro a questo primo (l’embargo potrà essere tolto solo dal Congresso degli Stati Uniti davanti al quale il presidente Obama si è impegnato ad andare per perorare questa causa) importante passo c’è la diplomazia, alle volte silenziosa, di papa Francesco, ringraziato dai due presidneti.

L a Segreteria di Stato Vaticana, in una nota specifica come “Papa Francesco desidera esprimere vivo compiacimento per la storica decisione dei Governi degli Stati Uniti d’America e di Cuba di stabilire relazioni diplomatiche, al fine di superare, nell’interesse dei rispettivi cittadini, le difficoltà che hanno segnato la loro storia recente”.  Un lavoro diplomatico silenzioso ma efficace “il Santo Padre Francesco ha scritto al Presidente della Repubblica di Cuba, Raúl Castro, ed al Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per invitarli a risolvere questioni umanitarie d’interesse comune, tra le quali la situazione di alcuni detenuti, al fine di avviare una nuova fase nei rapporti tra le due parti”.



  “La sorpresa nella sorpresa” riflette Andrea Riccardi sul Corriere della Sera “è il ruolo di Francesco, ringraziato da entrambi i presidenti. E' un suo successo. Il Papa ha osato un appello personale ai due leader, andando al di là della tradizionale prudenza della diplomazia. Segno dell'importanza del ruolo del papa è l'incontro tra le delegazioni avvenuto in Vaticano (il comunicato della Segreteria di Stato usa il termine tecnico di «buoni offici»). L'intervento di Francesco ha avuto un aspetto umanitario con la liberazione dei detenuti a Cuba e negli Usa, ma è andato ben oltre. Il papa latinoamericano ha aiutato Obama a uscire dall'impasse in cui la politica americana  (soprattutto per motivi interni) era incagliata da decenni. Ha rappresentato anche una garanzia per Cuba, dove la Chiesa guidata dal cardinal Ortega ha condotto una politica di piccoli passi, guadagnando spazio sociale e interlocuzione civile.”

A venticinque anni dalla caduta del muro forse la guerra fredda sta per finire veramente.


Gavino Pala.

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