mercoledì 4 febbraio 2015

I Corpi Civili di Pace. Una piacevole novità.


 Grazie all'emendamento alla legge di stabilità (n. 147/2013, art. 1 comma 253)“ per il triennio 2014-16, suddivisi equamente per ciascun anno, vengono stanziati 9 milioni di euro per «l’istituzione di un contingente di corpi civili di pace, destinati alla formazione e alla sperimentazione della presenza di 500 giovani volontari da impegnare in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto o nelle aree di emergenza ambientale». 
Per la prima volta in Italia, su iniziativa dell’onorevole di Sel Giulio Marcon, lo Stato riconosce e sostiene la creazione dei “Corpi Civili di Pace”; il suo emendamento (chiedeva 60 milioni in tre anni), dopo un’iniziale bocciatura in Commissione Bilancio, è stato ridotto nell’importo ma fatto proprio dal Governo.



Spiega Marcon: «Corpi Civili di Pace, si tratta del nome dato a diverse esperienze che favoriscono la costruzione della pace, come il monitoraggio elettorale, la vicinanza a leader di minoranze perseguitate, la diplomazia dal basso tra comunità diverse, forze di peacekeeping e interposizione nonviolenta in caso di conflitti, aiuti umanitari, attività di riconciliazione. Tutte attività svolte da civili disarmati ma adeguatamente formati, a cui si riconosca il ruolo di Operatori di Pace».
Si tratta del riconoscimento a livello legale di realtà di fatto già esistenti ed operanti nel cosiddetto Terzo Settore, ed in fondo il riconoscimento è una vittoria dei movimenti pacifisti che si vedono riconosciuto il loro ruolo di pacificazione. Iniziative di questo genere sono parte della storia del pacifismo italiano fin dagli anni ‘80, in particolare nell’ex Jugoslavia, in Palestina e in America Latina.
Nel dicembre 1992, la “Marcia dei 500”, guidati dai vescovi Tonino Bello e Luigi Bettazzi, rompe l’assedio a Sarajevo e, contemporaneamente, si rafforzano gruppi di giornalisti delle diverse etnie che rifiutano la violenza nazionalista. È lo spirito con cui, per esempio, nei Balcani continuano ancora oggi le attività dei Caschi Bianchi e dell’Operazione Colomba, il Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII. Nel 1989-90, l’iniziativa Time for Peace porta a Gerusalemme 1500 pacifisti che organizzano una grande catena umana lungo le mura, incoraggiano i pacifisti locali, sostengono le scuole dei piccoli villaggi e gli obiettori di coscienza israeliani. 

Saranno volontari tra i 18 e i 28 anni a partire e verranno impiegati in azioni di pace non governative soprattutto in aree a rischio conflitto o in emergenza sociale o ambientale. Questo tipo di figura esiste già in altri Paesi: Germania, Stati Uniti, Argentina e Albania. I giovani saranno impiegati in aree d'intervento a "sostegno a processi di democratizzazione, supporto alle capacità della comunità, monitoraggio del rispetto dei diritti umani, attività umanitaria, anche con rifugiati e profughi, educazione alla pace e sostegno alla popolazione civile in situazioni di emergenza sociale e ambientale”.“

A livello europeo, la Commissione e il Parlamento stanno riflettendo su come promuovere questi interventi. In Germania, un apposito Servizio Civile di Pace è già stato istituito dal 1999 e quasi tutti gli altri paesi dell’Ue finanziano interventi di peacebuilding dell’associazionismo e delle chiese tramite fondi della cooperazione. Secondo Marcon, «sarebbero auspicabili dei corpi europei. Va sottolineato, come è presente nella riflessione europea ma non in quella della Nato, che l’intervento civile va tenuto assolutamente indipendente da quello militare, non deve essere subalterno.
Va sottolineato che il finanziamento non è molto sostanzioso, ed i Corpi Civili di Pace nascono in fondo in via sperimentale, il nostro augurio è che tale attività possa negli anni diventare una costante e che si possano trovare altri finanziamenti per rendere stabile la volontà di aiutare la costruzione della pace nel mondo.



Come ultima considerazione, se da un lato viene riconosciuto il valore delle organizzazioni operanti nel settore, lo Stato in qualche modo si tutela “indirizzando” i giovani volontari presso realtà solide ed esperte. Pensiamo al caso delle due volontarie italiane rapite e liberate in Siria (per inciso, io comunque apprezzo la loro volontà, seppur ingenua, di darsi da fare per cambiare il mondo, ed ho trovato veramente ingenerosi tanti commenti negativi e sprezzanti sulla loro esperienza), che però indubbiamente si sono avventurate in un terreno complesso senza una seria ed adeguata organizzazione alle spalle; Si può immaginare che l’esperienza dei Corpi Civili di Pace possa incanalare, in strutture organizzate e riconosciute dalla Farnesina, tante energie positive giovanili che spesso si disperdono in assenza di un reale coordinamento.

Allora,,,auguri ai futuri operatori di Pace!


Mario Scelzo.

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