martedì 17 febbraio 2015

Michele Ferrero, il volto umano del Capitalismo.

Come sapete, questo Blog parla di Buone Notizie, e basterebbe l’invenzione della Nutella per fare di Michele Ferrero, scomparso in questi giorni, un membro ad honorem del nostro Sito. Oggi parliamo di lui su queste pagine perché ci sembra di cogliere nella storia della sua vita tratti di un Capitalismo Sociale, dal volto umano, che associano la sua storia professionale a quella di altri illustri imprenditori “anomali e visionari” come ad esempio Adriano Olivetti.
Andiamo con ordine. Sia Ferrero che Olivetti sono stati due imprenditori di successo, capaci di portare due aziende a gestione familiare ai vertici del Capitalismo Italiano, ma sono riusciti a coniugare il loro successo personale con una attenzione costante alla qualità della vita dei loro dipendenti, potremmo dire che hanno portato avanti una alleanza tra lavoratori ed azienda.



Grazie ad amici comuni, ho avuto accesso alla testimonianza diretta di una pensionata Ferrero, una donna che ha passato più di 30 anni in Azienda e che, già dalla voce emozionata, ricorda con grande affetto il Dottor Michele. Non mi soffermo sui risultati imprenditoriali, che tutti conosciamo, ma vorrei darvi conto di alcune delle cose che mi ha raccontato la Signora Ester.
Prima di tutto, Michele Ferrero viene descritto come un uomo distinto e cortese, molto presente in azienda, spesso anche in orari notturni per assaggiare di persona la qualità dei propri prodotti. Ma quello che colpisce è il legame quasi familiare che egli sente con i suoi dipendenti: la Ferrero, nel primo dopoguerra, è una delle prime aziende italiane a creare degli Asili Nido per i figli dei propri dipendenti, ed allo stesso tempo predispone un sistema di pulmini aziendali per prendere e riportare a casa le operaie che dai paesini delle Langhe si recavano al lavoro ad Alba.



C’è un aneddoto molto interessante che aiuta a capire la personalità di Michele Ferrero, e che Ester racconta con emozione: Ferrero è a Bruxelles ed incontra un suo amico, di Bergamo, e con naturalezza gli dice “ah, io ho una mia dipendente che è di Bergamo, la signora Ester, le porti i miei saluti”, saluti che vengono poi effettivamente riportati alla Signora Ester. Può sembrare un aneddoto privo di senso, ma al contrario mostra un enorme legame tra il Padrone ed i suoi dipendenti; la signora Ester non aveva un ruolo apicale nella Ferrero, è emblematico che il Capo di una Azienda così importante si ricordi e voglia salutare una sua dipendente.

Sempre Ester ci racconta altri episodi emblematici: in occasione del suo Matrimonio, Michele regala a tutti i suoi dipendenti un servizio di posate, per renderli partecipi della sua gioia. Quando Ester raggiunge la meritata pensione, riceve una lettera scritta a mano dal Dottor Michele, che la ringrazia del lavoro e della dedizione prestati in tanti anni di lavoro. Ester ci racconta pure la nascita della Fondazione Ferrero, ricca di attività a supporto dei pensionati della sua azienda; Si racconta di una passeggiata ad Alba e di Michele che vede tanti anziani tristi e soli ai giardinetti, e pensa “non voglio che i miei ex dipendenti siano soli e tristi da vecchi”, e da questo pensiero nascono numerose iniziative di aggregazione sociale veicolate tramite la Fondazione Ferrero. Si racconta anche di iniziative di solidarietà  e sviluppo in paesi africani.
Facendo un rapido giro in rete, scopriamo che sono in tanti ad avere del Dottor Michele un ricordo vivo ed affettuoso come quello di Ester, qualcuno arriva a dire che nei dipendenti Ferrero scorre il cioccolato nelle vene.



Concludo con una riflessione, sociale ed economica. A livello sociale, indubbiamente Ferrero ha avuto a cuore la vita dei suoi dipendenti ed ha certamente contribuito alla sviluppo del suo territorio. A livello economico, mi permetto di dire che la sua è una strategia vincente, probabilmente non è un caso che la sua sia stata una Azienda di successo forte del “Patto Sociale” tra Padrone e Lavoratori. A mio parere, in una Azienda dove ci si sente tutelati e coccolati, aumenta la produttività media, un dipendente che si identifica con la sua azienda è più sereno, motivato, coinvolto, e lavora meglio.

Se pensiamo alla realtà odierna, vediamo tante aziende di cui non si conoscono i proprietari, magari la ditta tal de tali è gestita da un fondo sovrano del Qatar che non ha mai messo piede in azienda e non ne conosce neppure la sua collocazione geografica. Rimanendo in Italia, penso ad una famosissima azienda di automobili che recentemente ha spostato la sede fiscale in Olanda per pagare meno tasse. Si viene a creare un Capitalismo Feroce, distante, dove il lavoratore è un numero, un peso, un costo, e ragionando così è molto più semplice pensare di sostituire il lavoratore italiano con un omologo in Romania o in Vietnam.
Ben vengano allora esempi positivi come Michele Ferrero, manager capace, uomo perbene, imprenditore dal volto umano.


Mario Scelzo.

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