domenica 22 maggio 2016

Da Sassuolo a Frosinone, il Calcio Sano di Provincia.

Il Calcio è lo sport più amato dagli italiani. Milioni di bambini sognano o hanno sognato negli anni di diventare i nuovi Baggio, Totti, Rivera o Del Piero. Eppure quello che in passato era un gioco oggi appare sempre più come un ricco prodotto di marketing, condizionato sempre più da lobby ed interessi commerciali, e troppe volte il mondo degli ultras e delle curve sale agli “onori” della cronaca “grazie” a risse, scontri, bande di “tifosi” che prendono in ostaggio intere città.

Sono un tifoso abbastanza accanito della Maggica Roma, ma confesso che a volte mi passa la voglia di seguire il Calcio, dovendo inseguire le partite tra l’anticipo del Venerdì ed il posticipo del Lunedì ed ascoltando le notizie dell’ennesimo episodio di violenza; Credo sia un sentimento comune a molti tifosi, costretti ad interessarsi di ordine pubblico e fatturato, calendari e bilanci aziendali. Proprietari arabi che comprano squadre in Inghilterra come se fossero una scatola di cioccolatini, giocatori srtapagati, risultati sportivi quasi del tutto condizionati dai bilanci: vince chi ha il fatturato migliore e/o alle spalle lo sceicco più spendaccione.



Eppure ogni tanto ci sono alcuni episodi che ci ricordano la bellezza di questo sport (penso alla favola del Leicester o a Florenzi che segna e corre ad abbracciare la nonna in Tribuna) e che ci aiutano a ricordare come l’importante non sia vincere o perdere, ma fare bella figura di fronte al proprio pubblico e saper trasmettere esempi positivi specialmente per i più giovani. Oggi vorrei parlarvi del Sassuolo e del Frosinone, in maniera diversa due squadre esemplari, che in questo campionato hanno stupito il pubblico, sia in campo che fuori.

“... Se mi porti squadre che non valgono un c... Non fra due o tre anni non c'abbiamo più una lira… se.. fra tre anni se c'abbiamo Carpi… Frosinone, chi c... li compra i diritti”. Queste parole del Vicepresidente di Lega Claudio Lotito sono state il “benvenuto” per la storica promozione del  Frosinone in Serie A: una piccola squadra non porta tanti tifosi e “deprezza” il prodotto televisivo. In tanti (me compreso) avevamo previsto la retrocessione, poi avvenuta, dei canarini ciociari, ma quasi nessuno si sarebbe immaginato una retrocessione avvenuta a testa alta. Il Frosinone è stato in piena corsa per la salvezza fino a pochissime giornate dalla fine, e pur con una rosa indubbiamente poco competitiva per la massima serie, si è spesso distinto con ottime prestazioni corali. 
Basti solo ricordare  che la compagine ciociara ha fatto punti sia allo Juventus Stadium sia contro il Milan a San Siro, e qui i leoni giallazzurri sono stati fermati solo da un rigore “controverso” a favore del Milan. Basti segnalare che il bomber Daniel Ciofani, dopo una vita passata nelle serie minori, ha segnato 9 goal in questo campionato, uno in più ad esempio di Edin Dzeko, quello che doveva essere l’Attaccante Scudetto per la Roma e che si è rivelato, ahimè, un discreto bidone. (ricordo che Ciofani guadagna 200.000 euro l’anno, Dzeko 4.5 milioni di euro l’anno).



Lo scorso 8 Maggio proprio una sconfitta interna col Sassuolo ha condannato i ciociari alla retrocessione, ma ha suscitato ampia sorpresa la reazione dei tifosi, che hanno applaudito i loro beniamini, retrocessi ma a testa alta dopo aver disputato un gran bel campionato. Una nota di merito per il pubblico ciociaro; i tifosi del Frosinone si sono distinti sia per aver riempito sempre il Matusa (da notare che il Frosinone ha ottenuto la maggior parte dei suoi punti davanti al pubblico di casa), sia perché non si hanno notizie di scontri che li hanno visti coinvolti durante la stagione.
Da sottolineare il comportamento del Presidente Stirpe, sempre vicino alla squadra, che ha resistito alla tentazione di esonerare l’allenatore Stellone, “eroe” che ha guidato la squadra ciociara dalla Serie C alla Serie A. Dopo 7 anni le strade sembrano ora dividersi tra il Frosinone e Stellone, ma i ciociari retrocedono a testa alta, forti dei loro tifosi, di una proprietà solida e stimata, del progetto di un nuovo stadio e della simpatia conquistata negli stadi di tutta Italia.

Dal Frosinone ci spostiamo al Sassuolo (ps. Ringrazio Valentina Spezzani – Vally Spezzani su Twitter per le numerose informazioni che mi ha fornito), ormai non più una sorpresa nella massima serie, eppure sorprendente, scusate il gioco di parole, è stato il risultato ottenuto. Grazie ad un meritatissimo sesto posto, il Sassuolo accede ai Preliminari di Europa League. La squadra allenata da Eusebio di Francesco ha preceduto in classifica rivali come il Milan e la Lazio, solo per citarne alcune, squadre con una storia di successi internazionali (beh…più la prima della seconda!), con una maggiore disponibilità economica derivante sia dalla consistenza delle tifoserie sia dalla ripartizione dei diritti televisivi, che appunto “premiano” le squadre più seguite dal pubblico.


Il Sassuolo del Patron Squinzi è alla terza stagione nella massima serie, e tranne una rapida parentesi, è guidato da anni dal mister Eusebio di Francesco, ex ala della Roma di Zeman che dal “maestro” boemo ha appreso gli schemi offensivi coniugandoli con una notevole solidità difensiva. A detta di molti osservatori il Sassuolo gioca il più bel calcio del Campionato, fatto di scambi in velocità, tagli degli attaccanti, centrocampisti abili sia nell’inserimento sia nelle coperture difensive, una notevole capacità di cambiare gli interpreti senza perdere l’identità di gioco. 
In questa stagione il Sassuolo ha sconfitto la Juventus, il Napoli, l’Inter, la mia Roma ha faticosamente ottenuto un pareggio all’Olimpico grazie ad una prodezza di Totti “aiutato” da una svista arbitrale.
Una società seria, un progetto di gioco, investimenti oculati, una società capace di valorizzare i giovani, da Zaza a Berardi, da Politano a Pellegrini solo per citarne alcuni. Cito Politano come esempio: la Roma lo ha ceduto in prestito al Sassuolo, con diritto di riscatto (poi esercitato) a favore dei neroverdi prefissato a 3.5 milioni di euro; La stessa squadra che negli ultimi anni ha speso 4.5 milioni per il prestido di Ucan, 8 milioni per Iago Falque, 25 per Iturbe, ne spenderà 13 per El Shaarawy, si lascia scappare per due lire (in relazione ai budget sportivi) magari non un fuoriclasse ma certamente un giocatore di valore che a mio parere non avrebbe affatto sfigurato nella rosa giallorossa. La differenza è che Politano a Sassuolo ha trovato un ambiente ottimale per la crescita dei giovani, magari a Roma alla prima partita sbagliata lo avrebbero rispedito in tribuna.



Da sottolineare il discorso relativo alla tifoseria; i supporter neroverdi si sono distinti per correttezza e passione, non si ricordano scontri o contestazioni che li vedono coinvolti. In modo particolare, Il Sassuolo Calcio  è partner di “Stadio aperto senza barriere”, un progetto promosso e finanziato dalla società Mapei Stadium Srl, in accordo con Lega Serie A, Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, Prefettura e Questura di Reggio Emilia, Comune di Reggio Emilia e Commissione Provinciale di Vigilanza, con lo scopo di rendere sempre più vivibile e sicuro l’impianto, trasformandolo in luogo di aggregazione e di tifo sano e sportivo basato su educazione e rispetto delle regole.
Il progetto ha previsto una serie di interventi a partire dalla rimozione delle reti e delle strutture di protezione e separazione del terreno di gioco dalle gradinate retro porta dove sono normalmente presenti le tifoserie delle squadre. Non a caso al Mapei Stadium è facile vedere tra il pubblico bambini e famiglie intere, lo Stadio viene percepito come un luogo di aggregazione e passione “sana”, non si corrono rischi nel portare allo Stadio i propri figli; dovrebbe essere la normalità, purtroppo in molti stadi d’Italia la sicurezza di grandi e piccini non appare molto garantita.

Una menzione finale anche per il Carpi, il Chievo Verona, l’Empoli, in misura diversa protagonisti di una ottima stagione. Un ringraziamento al calcio sano di provincia che ci ricorda la bellezza di questo gioco. L’augurio che faccio da tifoso ed appassionato è che in futuro potremmo parlare sempre più di colpi di tacco e coreografie e sempre meno di bilanci aziendali e scontri tra tifoserie.


Mario Scelzo

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