lunedì 30 maggio 2016

La Marina Militare Italiana

Enorme impatto mediatico ha avuto il ritorno in Italia del Marò Salvatore Girone, il quale potrà aspettare in Italia l’esito dell’arbitrato internazionale in merito alla controversa vicenda che lo vede indagato. Pur rallegrandomi per il suo rientro, sinceramente poco condivido i toni apocalittici di certa stampa e di certa politica che parla dei due Marò come se fossero degli eroi nazionali. 
Ripeto, mi auguro abbiano un equo processo con la possibilità di vedere riconosciute le proprie ragioni, a nessuno auguro di trovarsi coinvolto in una situazione diplomatica così complessa ed intricata, ma ritengo altre siano le persone da indicare come eroi. I miei eroi sono i membri della Marina Militare Italiana che ogni giorno salvano le vite dei migranti nel Mediterraneo.



Quando si parla di un fenomeno complesso come quello della immigrazione nessuno può pretendere di avere una risposta definitiva o “esatta”. Entrano in ballo tematiche complesse, intrecci geopolitici internazionali, drammi, guerre, egoismi nazionali. Personalmente sono convinto che, attraverso politiche adeguate, una robusta cooperazione internazionale e progetti innovativi come ad esempio i Corridoi Umanitari (ne abbiamo parlato su queste pagine, raccontando sia la nascita del progetto sia degli esempi pratici di accoglienzasarebbe possibile garantire accoglienza e sostegno a chi scappa da guerre e carestie, ma comprendo che nella pubblica opinione ci sia un ampio dibattito sulle problematiche connesse al fenomeno migratorio. Provo molta rabbia nel vedere i viaggi della speranza e le morti in mare quando esisterebbero soluzioni sicure, mi auguro le istituzioni europee si decidano ad estendere il progetto dei Corridoi Umanitari.
Vorrei però mettere un punto fermo: si può discutere prima e dopo gli sbarchi, non durante. E’ legittimo discutere di quote piani e strategie, ma i valori fondanti dell’Europa (dall’Umanesimo all’Illuminismo passando per le radici cristiane) ci impongono di salvare chi rischia la vita in mare.

Se esistono e vanno rispettate le Leggi degli Stati, esiste la cosiddetta “Legge del Mare”, quella che ogni giorno rispettano marinai (civili e non), pescatori, operatori portuali. In mezzo al mare siamo tutti membri dello stesso popolo, in qualche modo il mare “annulla” lo status sociale che ci portiamo dietro ogni giorno. Son convinto che la legge del mare sia vissuta dai pescatori non come un obbligo, ma come una sorta di imperativo morale: l’acqua ci rende fratelli, non è possibile negare il soccorso a chi sta annegando davanti ai nostri occhi.
Se pensate che sia giusto cannoneggiare le barche dei migranti, se ritenete che dobbiamo “blindare” le nostre frontiere marine, vi consiglio di smettere di leggere questo articolo ma sinceramente non capisco come poi riusciate la notte a prender sonno.



Fatta questa lunga premessa, vorrei su queste pagine elogiare il lavoro prodigioso della Marina Militare Italiana, che da alcuni anni è attiva con impegno e dedizione nel salvataggio dei migranti. In tanti abbiamo visto nei giorni scorsi le immagini dei nostri marinai italiani mentre si prodigavano nel tentativo (in gran parte riuscito) di soccorrere una barca con centinaia di migranti. Ogni migrante ha un volto ed una storia, come quella della piccola Favour, la bambina di 9 mesi che nel drammatico naufragio dei giorni scorsi ha perso entrambi i genitori. Favour potrebbe essere nostra figlia, nostra nipote, e come i nostri figli ha diritto ad un futuro.

In seguito al terribile naufragio del 3 Ottobre 2013 che ha causato la morte di almeno 366 persone a poche miglia dalle coste di Lampedusa, il Governo Letta mise in campo la missione di salvataggio “Mare Nostrum”. Secondo alcune stime, Mare Nostrum ha salvato la vita o comunque garantito un aiuto in caso di necessità a circa 140.000 migranti. Ritengo Mare Nostrum sia stata una pagina gloriosa della nostra Storia Nazionale, credo di non essere il solo ad avere questo pensiero.
In seguito a divergenze politiche, sia interne che riguardanti il rapporto con gli altri paesi europei, Mare Nostrum è stato sostituito dalla Operazione Triton, di fatto una iniziativa europea ma a guida italiana. Ci sono alcune differenze tra Mare Nostrum e Triton, ma di fatto è come se negli ultimi anni la Marina Italiana avesse assunto come suo “carisma” quello del salvataggio dei migranti.



'Ho visto molti bambini, accuditi dal nostro personale, disegnare nel ponte garage -racconta l'ammiraglio Vianello- e mi porto dentro tante storie''. Una su tutte resta impressa nel profondo, perché è la cifra di tutta una notte di lavoro per strappare uomini e donne dalla morte: ''Mi rimarrà impresso il recupero di un barcone di eritrei che abbiamo rimorchiato nel bacino di nave San Giorgio. Quando sono entrati, hanno cominciato ad applaudire tutti. Era il loro 'grazie' per chi aveva sfidato tutto per salvarli dalla morte negli abissi''.

Tante storie si potrebbero raccontare. Da contribuente vorrei dire che sono felice che parte tasse che pago sia destinato ad attività di salvataggio in mare. Da cittadino vorrei solo dire grazie agli uomini della Marina, ai nostri eroi che ogni giorno salvando delle vite salvano il mondo intero.


Mario Scelzo

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