lunedì 17 ottobre 2016

Basilicata, Terra dell'Accoglienza

“Non abbiamo spazio neppure per un immigrato”. “Non siamo razzisti ma prima gli italiani”. “Aiutiamoli a casa loro”. “Noi vorremmo aiutarli ma lo Stato non riesce a pensare agli italiani”… quante volte abbiamo sentito frasi del genere pronunciate da importanti esponenti delle Istituzioni?
Il più delle volte, a lamentarsi e ad “alzare la voce” sono i Presidenti delle Regioni oppure i Sindaci delle grandi Città che si trovano a dover affrontare una tematica obiettivamente complessa come quella migratoria. “Li accogliessero a Bruxelles”, è il sentire comune di tanti amministratori locali che in soldoni dicono: “L’Unione Europea decide ma poi l’accoglienza con tutto ciò che questo comporta ce la gestiamo noi”.





Ovviamente c’è modo e modo di porre il “problema” di milioni di persone che fuggono da guerre e carestie; chi scrive inorridisce di fronte alle provocazioni di Salvini e Company (bombardare i barconi), mentre ritiene più comprensibile il voler affrontare seriamente un fenomeno epocale come quello attuale attraverso una collaborazione ed un coordinamento con l’Europa.
Eppure c’è una Regione Italiana che, in totale controtendenza, ha scelto di investire sulla Accoglienza. Parliamo della Basilicata che, notizia rilanciata nei giorni scorsi, ha ufficialmente chiesto al Governo di accogliere il doppio dei migranti previsti dalla divisione nazionale per quote.

Queste le parole di Marcello Pittella, Presidente della Regione Basilicata: “Nel 2015 ho manifestato personalmente la volontà del governo regionale di andare anche oltre la quota di riparto nazionale dei flussi migratori, offrendo di accogliere fino a 2000 migranti. Questo perché la giunta regionale che ho l’onore di presiedere considera l’accoglienza un’opportunità che, se ben strutturata, può essere un’occasione di sviluppo per il territorio. Soprattutto per le aree interne”.

Secondo molti indicatori economici, la Basilicata resta una delle aree più arretrate del nostro paese, eppure nella regione oltre 44mila migranti hanno un lavoro (molti nel settore agricolo) e la popolazione straniera rappresenta il 13% della forza lavoro regionale. Nello specifico, sono funzionanti centri di accoglienza in 40 dei 131 comuni della Lucania.




Probabilmente la Giunta Regionale Lucana avrà tratto ispirazione dal "Modello Riace", il paese della Calabria letteralmente rinato grazie all’apporto di immigrati regolari e di rifugiati. Ricorderete che il Sindaco di Riace, Mimmo Lucano, è stato nei mesi scorsi inserito dalla rivista americana “Fortune” nella lista dei 50 uomini politici più influenti del mondo.

E’ una realtà abbastanza diffusa nel Meridione quella di paesi che lentamente ma inesorabilmente si spopolano, perdendo popolazione e con essa il tessuto economico/sociale. Piazze vuote, desolate, senza bambini, coi giovani che si spostano nelle grandi città, paesi dove a nessuno verrebbe in mente di investire. Inserire i migranti in questi paesi “fantasma” ha una doppia utilità: accogliere chi ne ha bisogno, ripopolare e far ripartire l’economia del territorio. Questo in sintesi estrema è quanto accaduto a Riace, questa l’idea che ispira le politiche della Regione Basilicata. Aggiungiamo che mediamente la “popolazione migrante” è giovane, mentre i sempre meno residenti nei paesini isolati della Basilicata e della Calabria sono perlopiù anziani, questo “mix” contribuisce anche a mantenere un corretto equilibrio demografico.




Il “Modello Basilicata” funziona ed attrae. E’ recente la notizia che il magnate egiziano Sawiris (uno degli uomini più ricchi d’Egitto, imprenditore molto stimato a capo tra l’altro della Wind, e qualche tifoso della Roma lo ricorderà in passato interessato all’acquisto della società calcistica) stia seriamente pensando di investire nella regione coniugando Lavoro ed Integrazione.
Sawiris non è un benefattore, ma potremmo definirlo un “imprenditore illuminato”, alla Olivetti per capirci, una persona che ha a cuore il proprio profitto ma anche la sorte di milioni di rifugiati, e cerca di fare quanto a lui possibile per aiutarli.

“L’obiettivo è creare posti di lavoro per i migranti e per gli italiani, perché solo se crei occupazione per tutti eviti le guerre tra poveri. La condizione, a cui tengo molto, è che, collaborando con la sicurezza, sia escluso chi ha ideologie radicali”, queste alcune delle parole di Sawiris, che, sottolineo, in Egitto è noto per il suo pragmatismo, le sue parole potrebbero quindi presto diventare realtà e quindi lavoro, ricerca, sviluppo.

L’accoglienza è una ricchezza ed una risorsa.


Mario Scelzo

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