martedì 25 ottobre 2016

Da Rosa Parks ai Corridoi Umanitari

Da Rosa Parks ai Corridoi Umanitari ci sono dei No che possono cambiare la Storia. No al Razzismo, No alla logica dei Muri e della Inaccoglienza. Cosa unisce queste due Storie? Proverò a spiegarlo in questo articolo.
Solitamente la mattina apro contemporaneamente i principali siti di informazione  online ed i miei profili social. Sempre più spesso, trovo ispirazione per aggiornare questo Blog dedicato alle Buone Notizie non da Repubblica.it o dal Corriere, ma partendo dalla lettura delle vostre bacheche e scorrendo le vostre condivisioni.




Stamattina, guardando il profilo del mio amico Andrea Rainone, dopo aver saltato quei 15-20 video  pentastellati contro il Governo e la Bildemberg e aver opportunamente schivato le dotte riflessioni del motociclista terzomondista antireferendario (tanto ormai i miei lettori avranno capito che non ho molta simpatia verso il Movimento), mi colpisce un Video di Fanpage dal seguente titolo: “11 anni fa ci lasciava Rosa Parks, la donna che con un "no" ha cambiato la storia di ognuno di noi.”

Come certamente saprete Rosa Parks, il 1 Dicembre 1955, a Montgomery Capitale della Alabama, stava rientrando a casa a bordo di un autobus dopo una giornata di lavoro, e non trovando altri posti liberi si sedette nella zona comune a neri e bianchi. Dopo alcune fermate, il guidatore del veicolo le chiese di alzarsi per far accomodare un passeggero bianco salito dopo di lei. Le norme segregazioniste in vigore obbligavano infatti i neri a cedere quei posti ai bianchi, qualora quelli a loro riservati fossero occupati. Al suo fermo e pacato rifiuto il conducente chiese l'intervento della polizia, che la arrestò  per condotta impropria e la condusse in carcere.




Quel No ha “guidato” un percorso ed una mobilitazione. Dal boicottaggio dei mezzi pubblici a Montgomery alle lotta non violenta di Martin Luther King,  dalla Marcia su Washington alla fine delle Leggi Razziali… per  arrivare idealmente alla Presidenza di Obama. Un semplice No, il rifiuto di una legge/consuetudine razzista, ha cambiato il corso della storia. Potremmo dire che le leggi razziali sarebbero finite comunque, potremmo sottolineare – ed è vero – che la questione razziale in America non è totalmente risolta, basti pensare agli eventi dell’ultimo anno,  ma certamente quel No di Rosa Parks ha innescato un cambiamento, sia di mentalità, sia legislativo.

E’ lo stesso che mi auguro possa accadere, e che in parte sta già accadendo, con i Corridoi Umanitari, l’iniziativa ecumenica promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, dalle Chiese Valdesi e dalla Associazione Papa Giovanni XXIII, capace di portare in Italia fino ad oggi 400 profughi prevalentemente siriani (altri 600 ne sono previsti in tempi brevi) attraverso percorsi sicuri, protetti e legalmente garantiti.
Queste immagini – quelle della accoglienza all’aeroporto di Fiumicino del gruppo di 70 siriani arrivati ieri - ci mostrano plasticamente come ci "sia anche un modo alternativo di fuggire dalla guerra, ma soprattutto un modo diverso di essere europei, infatti "nel giorno in cui si sgombera Calais, noi accogliamo chi scappa dalla guerra", ha sottolineato Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio.




I Corridoi Umanitari (realizzati con la collaborazione fattiva del Governo Italiano) non si esauriscono in un “viaggio sicuro” verso la salvezza, ma  comprendono un vero e proprio iter d’integrazione sociale e lavorativo a 360 gradi. Su queste pagine abbiamo raccontato storie di integrazione concreta sul territorio, documentando come le varie associazioni e/o parrocchie accompagnano i profughi nell’inizio della “nuova vita”, e questo accade a Genova come a Brescello, a Frosinone come a Bari.
Aldilà degli aspetti tecnici, gli ideatori dei Corridoi Umanitari hanno detto di No. No alla logica dei muri e della inaccoglienza, No ai viaggi della morte nel Mediterraneo, No all’idea del… vorremmo aiutarli ma sono troppi…non ci sono le risorse…ci pensasse l’Europa….No alla rassegnazione.



L'Italia “dimostra che un altro modo di gestire l'immigrazione è possibile, e lo fa mentre lavora al soccorso in mare di migliaia di migranti che arrivano via mare”, ha affermato il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Con questo esempio, ha proseguito “dimostriamo che si può arrivare a gestire i flussi in modo rispettoso della vita umana”. L'Italia, dunque, “non rinuncia ai propri principi”. Tuttavia, “non si può essere civili in un paese solo”. Il messaggio di oggi “si rivolge a tute l'Europa, ne va della nostra civiltà”.

In tanti seguono con sempre maggiore interesse le iniziative legate ai Corridoi Umanitari, paesi come la Francia e la Polonia ne studiano la fattibilità concreta, anche il mondo del cinema e della informazione sembra interessarsi all’argomento (citiamo il documentario "Portami Via" della giornalista Marta Cosentino).
Rosa Parks con il suo No ha iniziato la battaglia, poi vinta, contro il Razzismo. I Corridoi Umanitari, dicendo No alla logica dei Muri e della Inaccoglienza, rappresentano l’avanguardia di un futuro migliore. Chissà che tra 20 anni non li ricorderemo come il primo passo concreto verso una Europa meno legata alle quote latte ed ai vincoli di bilancio e più capace di accogliere ed integrare. 

Mario Scelzo

Nessun commento:

Posta un commento