martedì 22 novembre 2016

La Mafia Uccide Solo d'Estate

Oltre 6 milioni di telespettatori hanno seguito ieri sera su RaiUno i primi due episodi della Fiction “La Mafia Uccide Solo d’Estate”, tratta dall’omonimo film di Pif che nel 2013 si rivelò uno dei maggiori successi di pubblico e di critica.
Ho deciso di annoverare la realizzazione di questa fiction tra le buone notizie, in quanto ritengo che l’opera di Pif possa considerarsi un validissimo e concreto strumento di lotta alla Mafia ed alla criminalità in generale, molto più utile di tanti seminari, convegni, dibattiti ed approfondimenti “istituzionali” sul contrasto alle criminalità, che seppure utili ed importanti, rischiano di rimanere appunto chiusi nei canali istituzionali.





In sintesi, quello che proverò a spiegare in queste righe è che ridere della Mafia, demitizzarla, dissacrarla, è il miglior modo per combatterla, e Pif ha avuto la capacità ed il merito di raccontare la Mafia senza fare sconti alla verità storica ma in maniera leggera ed efficace. La Mafia vive di "onore e rispetto", ridere dei mafiosi è il primo modo per togliere loro il Potere.
Prima di tutto (cosa non scontata ed affatto rara nel panorama televisivo italiano) la serie tv è ben fatta, gli attori sono bravi, le ricostruzioni storiche sono veritiere, aldilà dei contenuti è un prodotto che si lascia seguire, lo spettatore non ha voglia di cambiare canale (come provano anche gli alti dati di ascolto).

Vengo però al nodo della questione; la Mafia (o Camorra, o Mala in generale) viene quasi sempre raccontata dal Cinema o dalla Tv Italiana o in maniera didascalica ma poco efficace, oppure in maniera involontariamente “eroica”, si pensi a prodotti tv di indubbio valore come “Gomorra la Serie” o “Romanzo Criminale” i quali, volendo raccontare alla lettera e con efficacia le vicende in questione, hanno finito per ammantare di una patina di eroismo personaggi come Il Freddo ed il Dandi oppure i membri della Famiglia Savastano.
Non voglio criticare queste due serie tv (che personalmente ho seguito con molto interesse) e non voglio proporre nessuna “censura”, anzi penso sia giusto far conoscere al grande pubblico le modalità con cui opera, spesso sottotraccia e con le complicità del "Potere", la criminalità organizzata, vedo però il rischio che tanti bambini o adolescenti, senza una adeguata “formazione”, possano intravedere nei “cattivi” dei personaggi “veri”, “vincenti”, dei modelli da imitare.






Al contrario, e questo secondo me è il grande merito di Pif, i mafiosi e/o i loro “collaboratori” nelle istituzioni, ci vengono presentati in questa serie Tv come persone ignoranti, tristi, non particolarmente intelligenti, inadeguate al proprio “ruolo”. Emblematica è ad esempio la scena nella quale Totò Riina, “Il Capo dei Capi”, si presenta ad omaggiare l’ex Sindaco di Palermo Ciancimino e non riesce a pronunciare in italiano corretto la frase di augurio.

Pif, utilizzando la chiave della ironia, manda un messaggio fortissimo: i mafiosi sono delle persone grette, meschine, che spesso fanno una brutta vita “costretti” all’isolamento, non hanno il gusto del bello, devono costantemente nascondersi e di fatto non possono neppure godere dei soldi e del potere che accumulano. La Serie Tv inoltre ha un linguaggio giovane e dinamico, son convinto è stata e sarà vista da molti ragazzi, molti dei quali posso immaginare vivranno in quartieri disagiati, è importante mostrare loro quanto la Mafia sia un sistema “perdente”, debole, triste.

C’è poi un messaggio importante, direi un invito, che si intuisce sottotraccia in tutta la Fiction: la Mafia non devono “combatterla” solo le forze dell’ordine o i magistrati, ma il contrasto alla criminalità deve essere opera quotidiana di ogni cittadino, qualsiasi siano la sua professione o attività. Gli autori della fiction sono molto bravi a tratteggiare le tante piccole omertà quotidiane che di fatto sono la miglior protezione possibile per i “professionisti” del malaffare. Commercianti, impiegati, persone normalissime che, di fronte ai piccoli o grandi soprusi, si voltano dall’altra parte, fanno finta di nulla, riportano tutto alla “normalità”. Di fronte ad un omicidio chiaramente mafioso si dice “chesta roba di femmine è”. Quando poi le Ville Liberty saltano in aria per fare spazio ai palazzoni, nessuno sente o preferisce non sentire il boato delle cariche esplosive.






Ora, il mio intento non è condannare o giudicare nessuno, troppo facile parlare da fuori e prendersela con chi quotidianamente, suo malgrado e spesso per colpa della assenza delle istituzioni, è costretto a convivere in contesti altamente criminalizzati, ma pensate che rivoluzione se di fronte al mafioso di turno partisse una bella e sonora risata. Pensate che smacco per un Riina o Provenzano vedersi descritti come due stupidotti poco istruiti. (Ricordo nel Film un Provenzano incapace di utilizzare il telecomando del condizionatore, purtroppo qualcuno lo ha aiutato ad attivare il telecomando che ha avviato la Bomba della Strage di Capaci).

Ridere della Mafia non è mancanza di coraggio, al contrario è un atto liberante, a Pif va dato il merito di aver ideato uno schema di racconto efficace ed innovativo, capace di essere uno strumento di lotta alla criminalità.

La Mafia si sconfigge anche non prendendola sul serio.


Mario Scelzo

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