domenica 6 novembre 2016

L'Italia della Accoglienza, Cronache da Reggio Calabria

 "… Che cosa succede al mondo di oggi che, quando avviene la bancarotta di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla, ma quando avviene questa bancarotta dell'umanità non c'è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto? …”. Con queste parole nei giorni scorsi Papa Francesco, nel corso dell’incontro coi movimenti popolari internazionali, ha voluto richiamare per l’ennesima volta il Mondo Occidentale ai suoi valori di accoglienza, specialmente riguardo alle persone che muoiono in mare cercando di raggiungere l’Europa.




Premesso che l’integrazione va “gestita”, che non è sempre tutto facile, che indubbiamente l’Italia si trova ad affrontare un flusso probabilmente eccessivo di migranti – bene fa a mio parere il Premier Renzi a battersi per rendere il tema della immigrazione una questione europea – ritengo esista un vero spartiacque tra chi opera per l’accoglienza e chi invece alza le barricate di fronte a donne e bambini. Oserei dire che se destra e sinistra sono categorie forse superate, oggi almeno in Italia si è creata una divisione tra l’Italia che accoglie e l’Italia che alza i muri. Ripeto, l’accoglienza va “studiata”, gestita, ci vogliono leggi, sono benvenute iniziative meritorie come quella dei Corridoi Umanitari ma non ritengo degno dei Valori Europei lasciar morire in mare chi sogna un futuro migliore. In sintesi estrema, va bene discutere di immigrazione, ma solo DOPO aver salvato i migranti in mare.
In questi giorni abbiamo visto quella che mi permetto di chiamare l’Italia Peggiore, quella fomentata da certa classe politica che incita all’odio ed alla paura del diverso, alzare le barricate a Goro per difendersi dalla “invasione” di 12 donne e bambini. Questa “battaglia per  l’inaccoglienza” ha avuto un enorme impatto mediatico, ma l’Italia è piena di donne ed uomini che ogni giorno, silenziosamente, lavorano per costruire un paese solidale ed accogliente, e mi permetto di dire che i Media Nazionali dovrebbero dare maggiore risalto a queste realtà della Italia Migliore.
Spesso le storie che racconto su queste pagine “nascono” da incontri virtuali, mi permetto di dire che i social hanno il potere di creare una Rete tra chi lavora per l’accoglienza. Grazie ad amici comuni sono entrato in contatto con Maurizio Dei, un Missionario Laico Scalabriniano, e gli ho chiesto di raccontarci una giornata tipo di quelle che lui vive a Reggio Calabria, insieme al Coordinamento Diocesano Sbarchi. Lascio a lui la parola, vorrei che leggeste con entusiasmo ed ammirazione il suo racconto, quello di persone comuni che quotidianamente si mettono in rete per cercare di sopperire alle carenze delle Istituzioni, locali o mondiali che siano. Vorrei inoltre, in quanto cittadino italiano, ringraziare Maurizio e tutte le persone/associazioni da lui citate per il lavoro che compiono ogni giorno per costruire un mondo più umano ed accogliente.




Due notazioni prima di lasciare la parola al racconto di Maurizio. La prima, la Congregazione dei Missionari di San Carlo - gli Scalabriniani per capirci - nasce proprio dall’opera missionaria di accoglienza e soccorso ai migranti che all’epoca partivano per le Americhe, potremmo dire che l’accoglienza odierna “conferma” il carisma dei seguaci del Beato Giovanni Battista Scalambrini. La seconda, il racconto di Maurizio era ricco di nomi ed associazioni, per esigenze di sintesi ho dovuto operare alcuni tagli al testo. Rimando alla pagina Facebook del Coordinamento Ecclesiale Diocesano per ulteriori dettagli ed aggiornamenti (scrivete così su facebook e la trovate).
Da qui in poi Maurizio:
L'impegno per la giornata dell'accoglienza al porto inizia il giorno precedente quando la Prefettura convoca i tre componenti del consiglio direttivo del nostro "Coordinamento diocesano emergenza sbarchi" per comunicarne i dati: data e orario d'attracco previsti, il nome della nave, il numero complesssivo dei naufraghi suddivisi per sesso, numero di minori, eventuali criticità. Ai lavori, oltre alle forze dell'ordine e della sanità,  partecipano parallelamente a noi altre associazioni di volontariato riconosciute come la Protezione Civile che coordina per il Comune, l'UNHCR, Save the Children ed altre riconosciute dalla Prefettura e a livello internazionale ma, quelle su cui le autorità locali fanno perno sono il nostro Coordinamento e le associazioni legate alla Protezione Civile Nazionale.                                                                                                                   Il Coordinamento Diocesano per l’Emergenza Sbarchi nacque tre anni fa grazie alla sinergia tra alcune associazioni già operanti sul territorio di Reggio. Di fatto il Coordinamento è gestito da un "Triunvirato della Carità" nelle persone di Padre Bruno Mioli, "giovane" ottantenne direttore della Migrantes Diocesana Reggina (sempre presente agli sbarchi), Bruna Mangiola della Agesci e Giovanni Fortugno della Associazione Papa Giovanni XXIII.




Il nostro compito e le nostre incombenze sono sempre più andate intensificandosi e perfezionandosi nel tempo, non andando oltre alla semplice accoglienza che si limita nel donare un po' del nostro tempo, della nostra disponibilità, una merendina, un succo o un tè caldo, una bottiglietta d'acqua e un sorriso sempre, sempre ricambiato. Ognuno di noi al mattino, sceglie il proprio compito, se offrire la merendina e il succo oppure distribuire l'acqua, le ciabatte infradito o collaborare nell'angolo nursery della nostra tenda dove vengono lavati e assistiti i neonati e donne in stato interessante, li accompagniamo e seguiamo nei giorni successivi in cui restano a Reggio come seguiamo quasi tutti i minori non accompagnati o i ricoverati in ospedale.                                                                                          
Quando sbarcano salme, di qualsiasi fede religiosa siano, pure loro vengono accompagnate e tumulate nel camposanto di Armo qui a RC dove, tutte assieme trovano finalmente pace.  Il compito di verifica medica è affidato a quattro medici, i nostri Angeli del porto,  tre dottori e una giovane dottoressa che, seppur coadiuvati qua a Reggio da altri medici volontari magari ex ospedalieri, sono gli unici quattro titolari effettivi della Servizio Sanitario Nazionale e dalla nostra Capitaneria di Porto a RC devono presenziare tutti gli sbarchi su tutte le coste calabresi, tirreno -jonio, anche due in contemporanea, un lavoro massacrante. Il loro compito è visitare i profughi per avviarli subito ai pullman verso le rispettive destinazioni, oppure farli passare prima dalla tenda dei primi trattamenti anti-scabbia o anti-peducolosi, piuttosto che alle ambulanze per i ricoveri d'urgenza.                                                                                                



Intanto gli scafisti o presunti tali vengono trasferiti per primi verso la questura. Gli altri, dopo un primo riconoscimento vengono trasferiti tutti in questura, se necessario in più giornate, max.400 al giorno, per il riconoscimento vero e proprio e dove i non aventi diritto di asilo, ricevono il decreto di espulsione immediato. Coloro che restano al porto oltre i 400 visionati, dormiranno al porto nella nostra tenda e qualcuno di noi li veglierà.                                                
Il Coordinamento conta oltre sessanta volontari, attorno ad esso ruotano gruppi scout di altre città, anche del centro e nord Italia che specialmente in estate vengono per servizio volontario, giovani che arrivano spesso con perplessità fondate e spesso negative su questo aspetto migratorio ma che ripartono con convinzioni e sentimenti completamente diversi.
Personalmente, in questi tre anni e più ho vissuto momenti molto toccanti e difficili, sentito storie raccapriccianti, visto e toccato con mano ferite terribili su tanti corpi e anime martirizzati e violati.                                                                                      Tante famiglie ci hanno contattato dai posti di arrivo, ne ricordo una che ci chiamo’ dalla Svezia; Erano Siriani, ci informarono di essere riusciti a ricongiungersi con i parenti e conclusero con un “Grazie Chiesa”. Ci sono poi i ragazzi senegalesi rimasti a Reggio Calabria che la domenica aiutano a pulire le piazze, ma allo stesso tempo non posso dimenticare la disperazione di donne africane che raccontano di aver perso nel viaggio i figli piccoli o il marito, l’ultima che ho incontrato ha visto affogare i figli di 3 e 5 anni gettati in mare dallo scafista. 
Il racconto di Maurizio continua, ci saranno nuovi sbarchi, l'emergenza non finirà domattina, ci conforta sapere che al Porto di Reggio Calabria operano degli Angeli che alleviano le sofferenze dei Migranti.
MARIO SCELZO


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