mercoledì 31 dicembre 2014

Braccialetti Rossi, quando la Tv trasmette valori positivi.

In questi giorni Rai Uno sta trasmettendo le repliche di una delle Fiction di maggior successo della stagione televisiva, parlo di “Braccialetti Rossi”, le storie di sei piccoli malati che hanno conquistato l’affetto di tanti telespettatori.



A mio parere la serie di “Braccialetti Rossi ha un enorme merito”, parlare di malattia ed ospedali con dolcezza e tenerezza, senza però speculare sul dolore. Mi spiego, esiste un enorme filone di quella che viene chiamata “Tv del Dolore” che per me è quanto di peggio possa essere veicolato dal mezzo televisivo; Mi riferisco alla attenzione morbosa ed ossessiva riservata dai media ad alcuni casi di cronaca (penso al piccolo Loris, a Yara solo per fare degli esempi), ad intere trasmissioni dedicate a sviscerare il dolore in tutte le sue forme, con dettagli morbosi ed intimi della vita familiare degli indagati.

Penso al plastico di Cogne di Bruno Vespa, ad ore ed ore di dibattito sugli slip di Yara, a programmi come quelli di Barbara D’Urso che intervistano la nonna del vicino del cugino della vittima per farsi dire che era tanto una brava persona.
A mio parere spesso in Italia si scade da una doverosa cronaca informativa ad una ossessione morbosa per i delitti più efferati, per i pianti in diretta e per la tv delle lacrime.

Al contrario, Braccialetti Rossi ha la capacità ed il dono di raccontare vicende complesse (come la vita di sei piccoli pazienti gravemente ammalati) con tenerezza, ironia e leggerezza.
Seguendo le vicende di Leo, Vale, Cris e del resto della Banda, lo spettatore è attratto dalla loro carica vitale, dalla forza di volontà di ragazzi ammalati nel corpo ma forti nello spirito. La fiction trasmette un messaggio di speranza e di umanità che è una benedizione in questi tempi troppo spesso grigi e tristi.



Va sottolineato un altro aspetto; Vero che si tratta di una fiction, ma i piccoli ammalati si vengono a trovare in un Ospedale che funziona ed entrano in contatto con Medici ed Infermieri sia capaci ma soprattutto umani e comprensivi. Le storie di ognuno dei ragazzi ci mostrano come quanto un sorriso, una parola dolce, un gesto di incoraggiamento siano spesso più efficaci di una terapia accurata.

Chi frequenta gli Ospedali sa che purtroppo spesso la routine del lavoro e le difficoltà legate ai tagli alla spesa pubblica portano tali luoghi ad essere freddi ed in accoglienti, e spesso anche il personale medico o paramedico lavora senza un minimo di umanità e compassione.
Ben venga quindi una Fiction capace di trasmettere valori positivi e necessari come la tenerezza (di cui ha recentemente parlato Papa Francesco, dal Natale deriva la tenerezza verso i più piccoli), la solidarietà, la compassione.
Mi permetto di concludere con una notazione da addetto ai lavori. Si dice nell’ambiente tv che il buonismo non paga dal punto di vista degli ascolti, e spesso alcune idee brillanti vengono poi bocciate dagli autori con l’idea che “non farebbe audience”, mentre al contrario si dice che “tirano ascolti” programmi idioti come L’Isola dei Famosi, il Grande Fratello, oppure la cosiddetta Tv del Dolore.



Bene, Braccialetti Rossi ha avuto nelle 6 puntate uno Share medio del 22.5%, media tra un inizio al 20% ed un finale in crescendo col 25.5 e sette milioni di spettatori. Numeri importanti e sopra la media del Canale, che testimoniano la bontà di un prodotto di successo.
Braccialetti Rossi (ma penso anche ai Dieci Comandamenti di Benigni) ci mostra come sia possibile coniugare buoni ascolti, qualità alta e trasmissione di contenuti positivi. E’ una Buona Notizia, anche per questo aspettiamo fiduciosi la seconda serie.

Watanka!


Mario Scelzo

lunedì 29 dicembre 2014

Il pranzo di Natale con i poveri

Il Natale sembra sempre un momento particolare. Ma spesso ci si dimentica di chi il Natale lo vive da solo perché senza famiglia o senza casa.

Da anni passo, come volontario, il Natale con i poveri e ve lo vorrei raccontare.

Quest’anno ho passato il Natale al Centro di Formazione Professionale di Roma "Simonetta Tosi" a Testaccio. La scuola è stata aperta per accogliere alcuni poveri del quartiere ed anziani di un’RSA. Era uno dei tanti pranzi di Natale che la Comunità di Sant’Egidio ha fatto a Roma ed in tante città d’Europa e del mondo.

La cosa che mi colpisce ogni anno non è solo vedere i volontari della Comunità di Sant’Egidio, come me, che passano un giorno di festa con i più poveri, persone che per altro sono seguite nella quotidianità tanto da diventare parte della famiglia di ognuno, ma incontrare sempre più gente che decide di passare questo giorno non con la famiglia (o portare l’intera famiglia) ma di mettersi al servizio dei più bisognosi.

Il pranzo a Testaccio è stato preparato, per esempio, da alcuni studenti della scuola (tra i diversi corsi professionali attivi alla Simonetta Tosi anche uno di cucina) coordinati dai loro maestri (gli chef Severino Gaiezza, Angelo Marra e Renzo Montanari), ed è stato servito da alcuni insegnanti della scuola. Alcuni studenti si erano preoccupati di allestire la sala e creare le decorazioni mentre Babbo Natale è stato interpretato dal direttore della scuola stessa.

Altra cosa che colpisce ogni anno è il clima che si crea, chi serve e chi è servito sembra legato da un profondo affetto.

Il pranzo è curato in ogni minimo dettaglio, dal menù (pasta al forno, arrosto con tortino di patate, dolci natalizi) all’allestimento. Tavolate preparate ognuno con un posto assegnato e prima di andare via ad ogni ospite un regalo personalizzato.

I pranzi di Natale con i poveri della Comunità di Sant’Egidio nascono nel 1982 quando un piccolo gruppo di persone (giovani, anziani soli, persone senza dimora) si riuniscono intorno ad una tavola imbandita dentro Santa Maria in Trastevere. Una tradizione più che trentennale che oggi vede, solo a Roma 108 pranzi con oltre 15.000 ospiti in molti quartieri della città (da Centocelle all’Esquilino, e poi Garbatella, Laurentino, Nomentana, Ostia, Prima Porta, Primavalle, Serpentara, Monteverde, Testaccio, Tiburtino, Tor Bella Monaca, Tor de Cenci, Tor Marancia, Tor Pignattara, Torrenova, Torrino, Trullo, Tufello, Torre Angela, Alessandrino, Colli Aniene) ed in oltre 20 istituti per anziani.

Ma non solo Roma, 220 pranzi in più di 60 città italiane, da Genova, a Messina, da Milano a Firenze, Torino, Novara, Napoli, Catania, Palermo; ed in oltre 600 città del mondo In Europa (Spagna, Germania, Russia, Austria, Ungheria, Romania, Francia, Portogallo, Ucraina, Belgio) nelle Americhe (Salvador, Messico, Argentina, Guatemala, Cuba, USA, Canada) In Africa (Mozambico, Guinea Conakry, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Camerun, Madagascar, Tanzania, Uganda, Congo, Malawi, Nigeria) e in Asia (Indonesia, Filippine, Cambogia, Pakistan).

Questo è stato in mio Natale. Chi avesse voglia di raccontare un Natale particolare ci può scrivere a mario.scelzo@gmail.com

lunedì 22 dicembre 2014

Io, Killer Mancato. L'amore sconfigge la Mafia.


Oggi vi voglio raccontare una bella storia, quella che il giornalista di Repubblica Francesco Viviano ha raccontato in un libro autobiografico dal titolo “Io, killer mancato” edito da ChiareLettere . Come vedremo nel corso dell’articolo, la Buona Notizia è che la Mafia non è una “malattia” ereditaria che si trasmette di Padre in Figlio, e che l’educazione ed il rispetto possono liberare una vita dalla condanna del giogo mafioso.

Andiamo con ordine e proviamo a ripercorrere quanto lo stesso autore racconta nel suo libro. Il Padre di Viviano è un giovane nato in una Borgata di Palermo e cresciuto in un contesto “ad alta criminalità”. Tra i vicoli della Albergheria sono in molti a campare di espedienti e di piccoli furti, con tutti i rischi che ne conseguono, ed è in questo clima che in circostanze non del tutto chiare, muore assassinato nel corso di un tentativo di rapina il padre del futuro giornalista.



La madre di Viviano si trova così a 22 anni orfana e con un figlio da crescere. La figura della madre è centrale in questa storia, perché in un contesto criminale lei non piega mai la testa. La giovane donna si rimbocca le maniche ed inizia a lavorare come donna delle pulizie, spaccandosi la schiena dalla mattina alla sera per portare a casa i soldi per crescere il figlio. E’ sempre lei che rifiuta una sorta di “risarcimento” economico per l’assassinio del marito.
Nonostante la forza di volontà della madre, Francesco frequenta il sottomondo criminale delle borgate palermitane, e pian piano passa dalle bravate all’albergheria a qualche piccolo furtarello al Villaggio Ruffini. Come lui stesso ci racconta, molti dei suoi amici in futuro saranno “onorati” boss di Cosa Nostra.

Attorno ai 16 anni Viviano si divide tra la scuola, qualche lavoretto “pulito” procuratogli dalla madre ed alcune “bravate” giovanili in compagnia dei giovani “di famiglia”, dove mette in luce le sue capacità e la sua intelligenza e per questo riceve proposte di “promozione” ad incarichi maggiori da parte delle famiglie mafiose della zona.
Adolescenza inquieta, povertà, lavoretti legali o meno, ed un rancore verso il mondo che cresce quando Viviano viene a scoprire i dettagli della morte del Padre, di fatto ucciso nel corso di una rapina. Qui matura una tragica scelta, Francesco vuole vendicare il Padre ed uccidere il suo assassino.

Per fortuna (se volete sapere come, leggete il libro!) si ferma appena in tempo, e da li in poi pian piano la sua vita prende una strada positiva. La madre gli procura un impiego come fattorino all’Ansa, ed in breve passerà Telescrivente, Assistente e Giornalista.
Come ci dice Attilio Bolzoni nella postfazione, se Francesco non è rimasto sedotto dal fascino seducente della Mafia e dei Soldi Facili, è grazie all’insegnamento della Madre, una donna tenace ed umile, determinata e forte, che ha saputo trasmettere al figlio valori come la dignità ed il non cedere ai compromessi.
Attraverso la sua storia, capiamo come la Mafia non sia un carattere ereditario che si trasmette di generazione in generazione, e ci accorgiamo che anche in contesti violenti è possibile contrastare la logica mafiosa.



In conclusione, va sottolineato che il giornalista, pur vivendo libero dai condizionamenti mafiosi, allo stesso tempo non rinnega quelle che sono le sue amicizie o frequentazioni giovanili. Molti dei suoi scoop derivano proprio da questa capacità di “comprendere” la Mafia dall’interno, di conoscerne rituali e luoghi di ritrovo.
Sembra di percepire tra le sue pagine quasi una sorta di “perdono” per i suoi amici che sono stati attratti dalla logica mafiosa. Forse non tutti hanno avuto una madre coraggiosa come la sua.


Mario Scelzo.

venerdì 19 dicembre 2014

Il lavoro diplomatico, e silenzioso, di Papa Francesco.


Il 7 febbraio 1962, il presidente degli Stati Uniti, J.F. Kennedy ampliò le restrizioni commerciali varate da Eisenhower nell'ottobre 1960 e impose l'embargo su ogni tipo di scambio tra Stati Uniti e Cuba. L’anno prima la Germania Est, per impedire ogni tipo di contatto tra le due zone di Berlino, eresse il muro che divideva la città.

Da allora sono passati più di cinquant’anni, a Berlino il muro da 25 anni è caduto sotto i colpi della democrazia. Il regime che dalla seconda guerra mondiale fino alla fine degli anni 80 aveva contribuito a divide il mondo in due blocchi sotto la minaccia di una devastante guerra mondiale è finito. Si sono susseguiti 9 Presidenti negli Stati Uniti e Fidel ha abdicato nei confronti di Raul. Si sono susseguite guerre, firmato trattati di pace. Alcuni stati sono sorti e altri sono spariti cambiando la geografia del pianeta.





Mentre il mondo cambiava completamente Stati Uniti e Cuba continuavano a non avere nessun tipo di rapporto.

Tutto questo potrebbe finire a breve. Pochi giorni fa i due presidenti, Obama e Raul Castro, dai loro uffici, hanno pronunciato, in contemporanea, due storici discorsi alle loro nazioni con il chiaro intento di superare il blocco. “Todos somos americanos”, ha detto Obama (forse citando la famosa “Ich bin ein Berliner “ pronunciata, ironia della sorte, JFK davanti al muro di Berlino). L’intento del presidente Obama è quello di “normalizzare le relazioni con Cuba” dando mandato al “segretario di stato John Kerry di avviare negoziati immediati per ristabilire il dialogo fermo dal 1961“, sottolineando come “L'isolamento non ha funzionato. I 53 anni di embargo non sono serviti a nulla”

E mentre parlava dallo studio ovale, dal L’Avana gli face eco Raul che spiegava come “Il blocco economico che provoca tanti danni al nostro Paese deve necessariamente finire”.




Ma dietro a questo primo (l’embargo potrà essere tolto solo dal Congresso degli Stati Uniti davanti al quale il presidente Obama si è impegnato ad andare per perorare questa causa) importante passo c’è la diplomazia, alle volte silenziosa, di papa Francesco, ringraziato dai due presidneti.

L a Segreteria di Stato Vaticana, in una nota specifica come “Papa Francesco desidera esprimere vivo compiacimento per la storica decisione dei Governi degli Stati Uniti d’America e di Cuba di stabilire relazioni diplomatiche, al fine di superare, nell’interesse dei rispettivi cittadini, le difficoltà che hanno segnato la loro storia recente”.  Un lavoro diplomatico silenzioso ma efficace “il Santo Padre Francesco ha scritto al Presidente della Repubblica di Cuba, Raúl Castro, ed al Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per invitarli a risolvere questioni umanitarie d’interesse comune, tra le quali la situazione di alcuni detenuti, al fine di avviare una nuova fase nei rapporti tra le due parti”.



  “La sorpresa nella sorpresa” riflette Andrea Riccardi sul Corriere della Sera “è il ruolo di Francesco, ringraziato da entrambi i presidenti. E' un suo successo. Il Papa ha osato un appello personale ai due leader, andando al di là della tradizionale prudenza della diplomazia. Segno dell'importanza del ruolo del papa è l'incontro tra le delegazioni avvenuto in Vaticano (il comunicato della Segreteria di Stato usa il termine tecnico di «buoni offici»). L'intervento di Francesco ha avuto un aspetto umanitario con la liberazione dei detenuti a Cuba e negli Usa, ma è andato ben oltre. Il papa latinoamericano ha aiutato Obama a uscire dall'impasse in cui la politica americana  (soprattutto per motivi interni) era incagliata da decenni. Ha rappresentato anche una garanzia per Cuba, dove la Chiesa guidata dal cardinal Ortega ha condotto una politica di piccoli passi, guadagnando spazio sociale e interlocuzione civile.”

A venticinque anni dalla caduta del muro forse la guerra fredda sta per finire veramente.


Gavino Pala.

martedì 16 dicembre 2014

Papa Francesco a difesa di Roma.

La Buona Notizia di oggi si chiama Papa Francesco. Domani il Santo Padre compirà 78 anni, oltre a fargli dei calorosi auguri, vorrei sottolineare su queste pagine come il suo Pontificato sia da intendersi come una Buona Notizia, in generale per il mondo intero ma, particolarmente in questi giorni complessi, per la “sua” Roma.

Vi invito a ricordare la situazione della Chiesa Cattolica al momento delle dimissioni di Papa Benedetto XIV, da lui stesso annunciate l’11 Febbraio 2013. Tutti ricorderete il clima di fuga di notizie, il Corvo, gli scandali, le tensioni che viveva il mondo cattolico negli ultimi anni. A detta di molti osservatori, ed io condivido, Raztinger appariva come un insigne teologo ma forse una persona poco avvezza e con poche forze fisiche per affrontare con coraggio e ludicità i problemi emergenti.



Tralascio la Storia che tutti conosciamo, dal Conclave esce in maniera inaspettata il nome di Jorge Mario Bergoglio, Arcivescovo di Buenos Aires. Agli osservatori distratti sembrò una scelta strana, si dimette un Papa anziano ed i Cardinali ne eleggono pochi giorni dopo uno non molto più giovane, eppure …
Eppure Papa Francesco, con i suoi gesti, le sue parole ed il suo esempio, ha in breve tempo conquistato tutti, e vorrei sottolineare, ha riportato entusiasmo e vitalità nel gregge dei fedeli.

Potremmo sottolineare numerosi aspetti del suo Pontificato, vorrei soffermarmi in particolare sul legame tra Chiesa e Poveri e la volontà, più volte manifestata dal Santo Padre, di una Chiesa Aperta ai problemi ed alla vita della gente, penso alla famosa espressione della Chiesa come un Ospedale da Campo.

Penso alla mia città, Roma, in questi giorni scossa nelle fondamenta dalle inchieste su Mafia Capitale; Uno scenario inquietante di corruzione diffusa, con una politica nel migliore dei casi incapace di arginare il malaffare, nel peggiore collusa fino al midollo con le realtà criminali.
Dalle intercettazioni è emerso un quadro desolante e squallido, e soprattutto ci si è resi conto di come spesso il disagio sociale sia “conveniente” per le istituzioni. Abbiamo letto di come Buzzi e Soci guadagnassero sulle gestioni delle emergenze, abbiamo visto come certe situazioni di disagio estremo (tipo le condizioni pietose in cui versano i Campi Rom oppure i Centri di Accoglienza per Immigrati), fossero “utili” per generare ulteriori profitti.



Negli stessi giorni, il Papa ha portato il suo calore ed il suo entusiasmo in una Parrocchia Romana, dove insieme ai parrocchiani ha incontrato, e rivolto parole di affetto a numerose famiglie Rom.

Mentre Buzzi ed i suoi soci si arricchivano sul dolore di Rom ed immigrati, il Papa ha loro rivolto parole di affetto, ha ripetuto loro che “La Chiesa vi è Vicina, non disperate”.
Abbiamo già sottolineato su queste pagine, ma lo rifacciamo oggi alla luce di Mafia Capitale, che mentre la Politica non offre risposte, il Papa si “occupa” anche di inclusione e recupero sociale attraverso la costruzione di alcune docce per i barboni nel porticato di San Pietro, e l’invito alle Parrocchie Romane a fare altrettanto.

Santità, il suo Pontificato è una Buona Notizia per il Mondo, ma in questo periodo particolare lo è ancora di più per la Città di cui lei è Vescovo.


Mario Scelzo.

venerdì 12 dicembre 2014

L'Africa non è solo Ebola.

In questi giorni l’attenzione della opinione pubblica è, giustamente, concentrata sulle vicende relative al Virus Ebola. La prestigiosa rivista Time ha incoronato come personaggi dell’anno i cosiddetti “Ebola Fighter”, medici infermieri e volontari che hanno sacrificato tempo, risorse ed in alcuni casi la vita per contrastare la diffusione di questo terribile Virus.



Se la lotta ad Ebola è sacrosanta, ed auspico maggiori risorse e volontà da parte della Comunità Internazionale, quello che vorrei sottolineare oggi è che Africa non vuol dire solo Ebola, Guerre e Carestie.
Vi invito a leggere questo articolo che provo a sintetizzarvi:

  • ·  Secondo il Fondo Monetario Internazionale, tra i dieci Paesi che hanno registrato il maggiore sviluppo nel 2013, sette sono appunto africani: Congo, Etiopia, Ghana, Mozambico, Nigeria, Tanzania, Zambia. 
  • ·  Grazie agli investimenti pubblici in infrastrutture e alla forza del settore dei servizi e di quello agricolo, l’economia dovrebbe far registrare un aumento di circa il 5% nel 2014 e del 5,7% nel 2015.
  • ·     La Banca Mondiale, ritiene che "l’Africa potrebbe essere sulla soglia di un decollo economico molto simile alla Cina di 30 anni fa.
  • ·      La Power Africa Initiative, (iniziativa promossa e finanziata dagli Stati Uniti) in particolare, prevede di raddoppiare l’accesso all’elettricità entro il 2018, con la realizzazione di 30,000 MW di capacità aggiuntiva e la fornitura a 60 milioni tra persone e aziende …. E potrei continuare.

In sintesi, c’è un Continente Africano in rampa di lancio, con economie solide ed in crescita, spesso sostenute da Governi legittimi e democraticamente saldi. Ci sono enormi progresso nel campo della lotta al Virus dell’Hiv ed in molti paesi cresce la speranza di vita. Ho in mente l’esempio del Mozambico (dove si sono tenute ad Ottobre regolari elezioni) che ho visto personalmente svilupparsi a grandi passi negli ultimi 10 anni, ho visto coi miei occhi giovani e rampanti manager del Malawi muoversi con disinvoltura tra smartphone, aereoporti e conoscenza delle nuove tecnologie.



Ho visto coi miei occhi, ma è un dato che appare lampante a chiunque si affacci nel Continente Africano, una presenza forte della Cina nei settori trainanti delle economie nazionali. La Cina ha compreso le potenzialità di sviluppo ancora inespresse nel Continente e, nel bene o nel male, sta imponendo un suo modello di sviluppo africano.

Con il Power Africa Initiative anche l’America di Obama sembra aver compreso le potenzialità dell’Africa; Chi sembra non accorgersene è la stanca ed invecchiata Europa, più preoccupata a difendere da una ipotetica invasione i suoi confini che ad allargare il suo raggio di interesse. Trovo in questo senso molto valida la scelta del Premier Italiano Matteo Renzi che recentemente ha visitato il Mozambico (paese con cui l’Italia aveva una solida tradizione di cooperazione), l’Angola ed il Congo, tre dei paesi “rampanti” del continente, ed ha stretto in tali paesi importanti contratti commerciali.

In conclusione, la Buona Notizia è che Africa non vuol dire solo Ebola, ma inizia a voler dire sviluppo, crescita, voglia di emergere e vitalità.

Mario Scelzo.

venerdì 5 dicembre 2014

Terni e Piombino, Vince il Lavoro.

In questi giorni si sono chiuse positivamente (o almeno si sono iniziati percorsi che fanno immaginare sviluppi positivi) delle vertenze riguardanti due grandi gruppi industriali italiani.
Parliamo esattamente delle Acciaierie di Piombino e della Ast di Terni, entrambe capisaldi della industria siderurgica italiana. Come saprete, da mesi sia a Terni che a Piombino tirava una pessima aria, e per vicende seppur simili anche se con intrecci locali diversi, esisteva il rischio concreto di chiusura di entrambi gli stabilimenti; Parliamo di realtà storiche che costituiscono per le relative città gran parte del Bacino Lavorativo, se consideriamo anche i relativi indotti.



Le proteste e le lotte degli operai dei due stabilimenti hanno fatto rumore ed hanno avuto oggettivamente il merito di tenere viva l’attenzione della opinione pubblica sul dramma di chi perde il lavoro.
Non ritengo di avere le competenze necessarie per analizzare nel dettaglio gli accordi raggiunti, quello che vorrei sottolineare e che ritengo una buona notizia è il metodo di lavoro.

Provo a sintetizzare. Le prove muscolari non servono a nulla, gli Accordi si ottengono quando le parti sociali (Governo, Regioni, Imprenditori, Sindacati etc…) si siedono al Tavolo e discutono di Contenuti e di Piani Industriali.
Da mesi assistiamo ad un dibattito per me stucchevole, in particolare tra il Premier Renzi e la leader Cgil Camusso, basato più su reciproche offese che sui contenuti. La mia sensazione è che da entrambe le parti prevalga l’ideologia rispetto ai contenuti, prevalga il tifo e non la difesa del lavoro.



Sono sotto gli occhi di tutti gli attacchi continui di Renzi al Sindacato, ma come dar torto ad un Premier che vede il Sindacato ancorato a difesa di un Sistema del Lavoro nel frattempo superato dalla Storia?
E’ d’altronde evidente un risentimento, specie della Cgil, per non vedere riconosciuto da un premier proveniente (almeno a parole) dal mondo della sinistra, il ruolo fondamentale che i Sindacati hanno avuto per garantire diritti e tutele a milioni di lavoratori.

Per me sbagliano tutti e due; Renzi non può liquidare con dei sorrisetti l’enorme ruolo delle lotte sindacali, non deve svilire il ruolo che dal dopoguerra ad oggi hanno avuto le lotte dei lavoratori, allo stesso tempo sarebbe anche opportuno che il mondo sindacale aprisse una seria discussione al suo interno per non vivere ancorato al passato ma per affrontare con efficacia le sfide del futuro.
La proposta che mi sento di fare è quella di abbassare tutti i toni, di lasciare il rancore e di prendere ad esempio trattative come quelle di Terni e di Piombino che si avviano a conclusioni positive. Meno parole e più fatti.

Permettetemi una conclusione politica. Si è già detto di Renzi e dei Sindacati, non mi sembra di aver sentito parlare nel merito delle questioni del lavoro partiti come la Lega, troppo impegnata ad urlare contro gli immigrati, Forza Italia preoccupata delle vicende giudiziarie del suo leader. Ricordo invece una pessima performance di Beppe Grillo che sbarcò a Piombino ovviamente senza proporre nessuna soluzione ma solamente per urlare le solite offese, proprio a Piombino se ne uscì con la bruttissima espressione del Partito Democratico come la “Peste Rossa”, locuzione usata dalle SS naziste come loro canto di battaglia.

L’Italia per uscire dalla crisi non ha bisogno di urlatori senza proposte ma neppure di lotte muscolari tra Governo e Sindacati, le vicende di Terni e Piombino ci mostrano che lavorare insieme è possibile e porta frutto, quindi chiedo a tutti di abbassare i toni e di rimboccarsi le maniche per il bene del paese.


Mario Scelzo.

mercoledì 3 dicembre 2014

Un Calcio Alle Sbarre

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una bella storia proveniente dal Carcere di Avezzano. Un Sabato di Sport ed Amicizia tra reclusi e volontari, idealmente un calcio alle sbarre che separano il recluso dalla società.
Prima di lasciare spazio alle parole di Fabio Gui, volontario di Sant’Egidio, due brevissime riflessioni:



1.    Dal racconto di Fabio emerge la forza di un lavoro comune, una rete tra varie associazioni, una realtà dove ognuno mette un tassello di bene in un Mosaico.

2.    Ricordiamo l’articolo 27 della Costituzione Italiana che recita “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Ben conosciamo il quadro drammatico di suicidi, spazi carcerari al limite della vivibilità, di tensioni estreme che si vive nelle Carceri Italiane, tanto più giornate di amicizia hanno un valore enorme di pacificazione e rieducazione.



Da qui in poi, il racconto di Fabio Gui:

“Mettete un Sabato di Novembre ad Avezzano, un "mix" di amicizia, impegno, sport, voglia di stare insieme, simpatia,  professionalità, mettersi in gioco...

Una palestra che regala 2 ore di attività,  la Misericordia che assicura la "rianimazione"...,due associazioni di volontari come Sant'Egidio e l'Azione Cattolica, un cappellano e suora tosta,la polizia penitenziaria e la Direzione del carcere che lavorano per portare fuori 12 ragazzi - detenuti, qualche avvocato,  magistrato e il presidente del tribunale di Avezzano...Agitate ed ecco a a voi un quadrangolare eccezionale!"Una giornata oltre le barriere"...del Carcere.



Sport, divertimento e serenità... non è poco di questi tempi. Le foto sono alcuni momenti di una mattinata diversa. Nel pomeriggio invece la Direzione ha organizzato un concerto con una numerosa rappresentanza della banda musicale i leoncini d'Abruzzo di  Pescina.

Oltre 30 musicisti hanno suonato per oltre 1 ora.Generi pop, popolari, classici che hanno riscosso un grande successo tra i detenuti e gli invitati.
Le nuvole hanno fatto posto ad un cielo limpido. Alcuni brani musicali hanno commosso tutti. Il ritmo,gli applausi, qualche coro, hanno fatto da cornice ad uno spettacolo semplice ma coinvolgente.
Nella banda musicale il maestro alla fine ha presentato dei musicisti "giovanissimi" strappando applausi e "bis"

La Comunità di Sant’Egidio ha una storia di amicizia antica con la terra e gli abitanti  d'Abruzzo.Con gli anziani di Fontecchio e dell'Aquila.
Con le famiglie conosciute  dopo il terremoto..Ma anche con le tante iniziative di amicizia e solidarietà realizzate nelle carceri di Sulmona, Vasto e Avezzano...Insomma andiamo avanti...  Alla prossima iniziativa.

Insieme si può !Questa giornata è l'esempio che se ci sono proposte, iniziative semplici ma belle, se si "lavora in rete", le energie si moltiplicano e i risultati si ottengono.

Mario Scelzo.

Ps. Per chi volesse approfondire, sul nostro Blog è presente una sezione dedicata al Carcere, dove vengono raccontate (e speriamo continuare a farlo un futuro), altre storie simili.

martedì 2 dicembre 2014

Refugee ScART, L'ARTE DEI RIFUGIATI



Un’esplosione di colori che si genera dall’immondizia, così si potrebbe sintetizzare il lavoro dei rifugiati artigiani del laboratorio di RefugeeScart. Bracciali, segnalibri, bicchieri, piatti, sottopiatti, cinture, borse e tanto altro i pezzi unici della collezione realizzata dai rifugiati del laboratorio situato alla Montagnola, tutto rigorosamente fatto a partire da materiale di scarto.  
““il mio intento insieme a quelli degl’altri volontari, che seguono e sostengono i ragazzi rifugiati, è di dare un lavoro, un’indipendenza,.a persone, gl’ospiti dei centri d’accoglienza che troppo spesso vengono tenute ai margini della società” ci spiega Marichia Simcik Arese, fondatrice del progetto. “Vista la difficoltà della crisi, abbiamo deciso che bisognava inventarselo il lavoro”.

I ragazzi rifugiati, che attualmente lavorano, al laboratorio sono circa una decina, quasi tutti provenienti dall’Africa subsahariana. Ogni giorno, prima di andare a lavorare, fanno il giro dei supermercati e raccolgono plastica e carta, che, poi grazie alla loro abilità rigenerano in ”ecotessuti”.

 “In tre anni abbiamo riciclato circa 10 tonnellate di plastica e prodotto un incasso di 250.000 euro” dice Marichia. “ogni euro ricavato, va a finire ai ragazzi, in quanto il materiale essendo “mondezza” non ha costo e la sede ci è stata donato in comodato d’uso gratuito dall’Ama”.
Il laboratorio è anche un laboratorio “solidale”, in questi anni, infatti, con una parte degl’incassi sono stati aiutati altri più bisognosi, circa 4000 euro infatti sono stati donati alle attività d’Emergency.



RefugeeScart,  dove Scart sta per Spostamenti Coraggiosi Aiutando Riciclo Terra, negl’anni ha avuto testimonial di prim’ordine da Erri De Luca alla presidente della camera Laura Boldrini sino ad alcuni artisti di Hollywood.
“Cerchiamo così di dare luce al laboratorio, per poter far lavorare più persone possibili, nella speranza anche che altri riproducano l’esperienza”.

Si, c’è bisogno, di replicare e sostenere progetti, come questo, perché come ha ben detto Erri De Luca, “progetti come REFUGEE scART sono atti di fraternità che suscitano imitazione ed entusiasmo e realmente trasformano la società."

Segnaliamo, per chi volesse, due appuntamenti molto interessanti:
il primo la vendita di Natale, che si terrà sabato 6 e Domenica 7 presso via Paolo Mercuri, 8 dalle ore 10.00 alle ore 20.00;
il secondo, la mostra espositiva, che si terrà il 17 dicembre, presso il museo Biliotti, dove verranno esposte opere fatte con materiale di riciclo.

Adriano Sias.

Per maggiori informazioni:

 http://www.refugeescart.org/

venerdì 28 novembre 2014

Città per la vita, città contro la pena di morte

Per la quinta volta consecutiva cresce il no alla pena di morte all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il 22 novembre 114 stati su 193 hanno votato in Terza Commissione al Palazzo di Vetro a favore della nuova Risoluzione, che è stata co-sponsorizzata da 94 stati membri, il più alto numero mai registrato nella storia dell’ONU. Le astensioni sono state 36 e 34 i voti contrari. 9 gli assenti. Due anni fa 111 erano stati i voti a favore e 41 i contrari, 34 le astensioni.

“Il mondo conferma che la pena di morte, se lo è mai stato,” ha dichiarato Mario Marazziti, presidente del Comitato per i diritti umani della Camera dei deputati e membro della task force della Farnesina per promuovere la campagna mondiale contro la pena capitale creata da Federica Mogherini “è uno strumento di giustizia del passato. E che non c’è giustizia senza vita. Perché la giustizia che uccide smette di essere giustizia. E’ un passo avanti importante sulla via del rispetto di una soglia più alta dei diritti umani” prosegue Marazziti “perché la grande parte dei paesi del mondo affermano che la pena di morte non è solo un affare interno ai singoli paesi, ma tocca il rispetto dei diritti umani”

Ma nonostante i paesi che aderiscono alla moratoria internazionale contro la pena di morte aumentano, nel mondo continuano le esecuzioni. La Dui Hua Foundation, una ONG statunitense che si occupa di diritti umani, ha provato a fare una stima sulle esecuzioni in Cina, i cui dati ufficiali sul tema mancano almeno dal 2009. Secondo la ONG sarebbero 2.400 le persone eseguite nella Repubblica Popolare Cinese nel 2013.

Nell’atroce classifica, anche se con numeri ben minori ma non per questo preoccupati, troviamo tre paesi dell’area asiatica: Iran (967 condanne eseguite), Iraq (169) e Arabia Saudita (79). Al quinto posto il primo paese occidentale: gli Stati Uniti d’America che hanno eseguito nel 2013 39 condannati, con ancora 3.108 persone nel braccio della morte.

Per questo continua a crescere, nell’opinione pubblica mondiale, il fronte del no alla pena di morte. Nei prossimi giorni 1900 città aderiranno all’iniziativa della Comunità di Sant’Egidio “Città per la vita, città contro la pena di morte.”

Il 30 novembre 1786 per la prima volta nella storia la pena di morte è stata abolita, il gran ducato di Toscana.  Nel 2002, la Comunità di Sant’Egidio ha lanciato la prima Giornata Mondiale delle “Città per la vita-Città contro la Pena di morte”

Questo 30 novembre 2014 sono 78 le capitali del mondo che hanno aderito all'iniziativa e 1906 le città di 87 paesi del mondo che stanno dando vita, con l'illuminazione speciale dei loro monumenti, mobilitazioni, fiaccolate, sit in, spettacoli, assemblee pubbliche in scuole e università, delibere ufficiali dei Municipi e dei Consigli cittadini, alla tredicesima edizione della Giornata Mondiale Città per la Vita.

A Roma l’appuntamento è sotto il Colosseo alle 17. Per altre informazioni si può visitare il sitodella manifestazione.

mercoledì 26 novembre 2014

METTICI UN PIATTO …. CON LO ZECCHINO D’ORO!

Alzi la mano chi, grande o piccolo che sia, non ha guardato almeno una volta con interesse e con simpatia Lo Zecchino d’Oro, il Festival Internazionale della Canzone dei Bambini organizzato dall’Antoniano di Bologna, giunto quest’anno alla 57° edizione.
Il Mago Zurlì, il Piccolo Coro dell’Antoniano diretto da Mariele Ventre, Topo Gigio, canzoni come Popoff, Quarantaquattro Gatti, il Caffè della Peppina, oserei dire fanno parte della nostra Storia ed Identità Culturale, in fondo l’Italia del dopoguerra, del boom economico, ma anche degli anni di piombo e della contestazione è stata, nel bene o nel male, l’Italia di Mamma Rai e “Lo Zecchino d’Oro” ha accompagnato la nostra crescita.

I miei lettori sapranno che lavoro alla Rai, attualmente al Tg3, ma ho iniziato la mia attività lavorativa con Rai Gulp, e per motivi lavorativi ho avuto modo di mettere piede nel mitico Teatro Antoniano, e non vi nascondo l’emozione di metter piede in uno dei luoghi su cui fantasticavo da bambino, tra una canzone ed una Gag di Topo Gigio.



Ma quest’anno “Lo Zecchino d’Oro” si caratterizza per un'altra splendida iniziativa, infatti tramite la campagna “Mettici Un Piatto” è possibile sostenere il lavoro del Centro di Ascolto e della Mensa dell’Antoniano, aperta 365 giorni e che garantisce a chi ne ha bisogno più di 36.000 pasti caldi l’anno.
Purtroppo la crisi economica che sta colpendo da anni l’Italia porta sempre più persone ad avere bisogno del sostegno alimentare garantito dalla Mensa dell’Antoniano, ma tutti noi possiamo aiutare il loro lavoro tramite “Mettici un Piatto”, inviando un Sms del costo di 2 euro al numero 45507.



L’obiettivo che si pone l’Antoniano, anche grazie al sostegno del Segretariato Sociale della Rai, è di arrivare a donare 210.000 pasti alle mense dei poveri per tutto il 2015; Per ora, grazie alle donazioni già ricevute, è stata raggiunta la quota di 30.000 pasti.
Come Redazione di Buone Notizie, non possiamo non diffondere una così valida iniziativa, e siamo certi che anche i nostri lettori non faranno mancare il loro sostegno ai Frati dell’Antoniano.



In tempi di crisi economica è facile pensare solo a se stessi, ai nostri problemi, anzi spesso la crisi (pensiamo ai fatti di Tor Sapienza) porta con sé un clima teso, aggressivo verso chi sta peggio di noi.
Chi scrive, ed è in fondo lo spirito con cui nasce questo piccolo blog, ritiene che la solidarietà sia contagiosa, che il bene produce altro bene, e pensa ci sia più gioia nel dare che nel ricevere.

Una mensa, oltre che garantire un pasto caldo, è anche un punto di ritrovo, un luogo di incontro e di amicizia, un pasto dona forza ma anche serenità, una mensa per i poveri è anche il segno di una città pacificata dove si stemperano le tensioni sociali.

Il mio in bocca al lupo ai Frati dell’Antoniano, la loro presenza è una Buona Notizia!

Mario Scelzo

lunedì 24 novembre 2014

“noidiamo [+] senso” al Santa Maria della Pietà la mostra dei laboratori d’arte della Comunità di Sant’Egidio


Inaugurazione di una mostra "speciale" domani martedì 25 novembre alle ore 11:00 al Comprensorio di Santa Maria della Pietà, Padiglione 28 a Roma, promossa e realizzata dalla Comunità di Sant'Egidio.
L'esposizione, dal titolo "Noi diamo [+] senso" vede protagonisti tre artisti, Annamaria Colapietro, Giovanni Fenu, Roberto Mizzon, che con le loro opere raccontano le loro storie personali, le loro memorie, i loro sogni: attraverso metafore pittoriche e sintesi artistiche allo stesso tempo esprimono la loro liberazione. 
L’artista César Meneghetti, co-curatore insieme a Simonetta Lux della mostra, tramite la sua opera esplora i confini della cosiddetta normalità e ci dà una lettura critica delle narrazioni di Fenu, Colapietro e Mizzon del riscatto dall’istituzione manicomiale, in un gioco d’incroci e dialogo inter semiotico.
noidiamopiu
La mostra, che resterà aperta fino al 14 dicembre, è promossa e realizzata dalla Comunità di Sant’Egidio nell’ambito del centenario dell’apertura del più grande manicomio d’Europa, ora parte della ASL Roma E, che ha sostenuto nel tempo il processo di de-istituzionalizzazione del disagio mentale. Attraverso i suoi laboratori d’arte, la Comunità di Sant’Egidio da oltre 20 anni segue i percorsi di riscatto e di recupero sociale delle persone con disabilità mentale, secondo un’intuizione del prof. Alessandro Zuccari, che fa parte del comitato scientifico della mostra insieme a Simonetta Lux, già direttrice del Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza Università di Roma.
La mostra segue il progetto di César Meneghetti “I/O_IO E’ UN ALTRO” premiato alla Fondazione Biennale di San Paolo ed esposto nel 2013 alla 55° Biennale di Venezia, con la quale l’artista ha indagato sulla labilità della frontiera della disabilità mentale e della normalità.
Il progetto, iniziato nel 2010 coinvolge un gruppo di circa 200 disabili dei laboratori d’arte della Comunità di Sant’Egidio. 
Per saperne di più:

venerdì 21 novembre 2014

Obama: l'accoglienza agli immigrati ci ha reso grandi.

SVOLTA DI OBAMA SULLA IMMIGRAZIONE, TITOLANO OGGI NUMEROSI QUOTIDIANI. IN SINTESI, IL PRESIDENTE AMERICANO HA PRESENTATO IL DECRETO CHE REGOLARIZZA 5 MILIONI DI IMMIGRATI ILLEGALI, PROTEGGENDOLI DAI RIMPATRI FORZATI E GARANTENDO LORO UN PERMESSO DI SOGGIORNO E DI LAVORO.

"NON E' UN'AMNISTIA DI MASSA. SI TRATTA DI RESPONSABILITA' E DI MISURE DI BUON SENSO - HA DETTO BARACK- SIAMO SEMPRE STATI E SAREMO SEMPRE UN PAESE DI IMMIGRATI".



IN PRATICA, GLI IRREGOLARI CHE VIVONO DA PIU' DI CINQUE ANNI NEGLI STATI UNITI O HANNO UN FIGLIO NATO NEGLI USA O CHE SONO TITOLARI DI UN PERMESSO DI SOGGIORNO PERMANENTE, POTRANNO OTTENERE UN PERMESSO DI LAVORO DI TRE ANNI, SEMPRE CHE NON SI SIANO MACCHIATI DI REATI.
MI SEMBRA UNA PROPOSTA VALIDA E MERITEVOLE, MA NON E’ SU QUESTO ASPETTO CHE CONCENTRO LA MIA RIFLESSIONE. TRA LE ALTRE COSE, OBAMA HA TESTUALMENTE DICHIARATO:

“La nostra tradizione di accoglienza degli immigrati ci ha dato enormi vantaggi, ha fatto di noi una nazione dinamica, giovane, imprenditoriale".

ABBIAMO QUINDI IL PRESIDENTE DELLA MAGGIOR POTENZA ECONOMICA MONDIALE CHE PARLA DI IMMIGRAZIONE IN CHIAVE POSITIVA, POTREMMO DIRE CHE SECONDO OBAMA LA SUPREMAZIA STATUNITENSE DERIVA DALLA TRADIZIONE DI ACCOGLIENZA AGLI IMMIGRATI. COME BEN SAPETE, GLI STATI UNITI SONO UNA MISCELA DI RAZZE E CULTURE, NON ESISTE UN CITTADINO AMERICANO “MEDIO” IN QUANTO IL POPOLO USA E’ L’INSIEME E LA MESCOLANZA DI IRLANDESI, ITALIANI, SUDAMERICANI, AFROAMERICANI, ASIATICI, E QUESTA MESCOLANZA E’ VISIBILE IN TUTTI GLI ASPETTI DELLA VITA QUOTIDIANA.

PENSIAMO ALLO SPORT, AD ESEMPIO AL CAMPIONE DELLA VELOCITA’ CARL LEWIS (NERO), AL CESTISTA LARRY BIRD (IRLANDESE), SPOSTIAMOCI AL CINEMA, DOVE IL BIANCO JOHN WAYNE PUO’ ESSERE CONTRAPPOSTO AD UN DENZEL WASHINGTON AFROAMERICANO OPPURE AD UNO STALLONE ITALIANO, E POTREMMO CONTINUARE A LUNGO ANCHE IN ALTRI SETTORI: LA FORZA DEGLI STATI UNITI VIENE DAL MELTING POT DI RAZZE E CULTURE, IL DOVERSI FONDERE IN UNA IDENTITA’ MISTA HA FATTO DEGLI STATI UNITI LA GRANDE POTENZA CHE OGGI CONOSCIAMO.

TORNIAMO A CASA NOSTRA, PENSIAMO AD ESEMPIO AI FATTI DI TOR SAPIENZA, PERIFERIA ROMANA, DOVE LA POPOLAZIONE RESIDENTE SI E’ SCAGLIATA CONTRO UN CENTRO DI RIFUGIATI EXTRACOMUNITARI. VORREI CONCENTRARMI SULLA REAZIONE DELLA POLITICA; SE LA DESTRA HA CAVALCATO POLITICAMENTE LA PROTESTA ED ALCUNI PARTITI COME LA LEGA SOFFIANO SUL FUOCO DELLE TENSIONI, NON POSSIAMO DIRE CHE LA SINISTRA SI SIA SCHIERATA IN DIFESA DEGLI IMMIGRATI, ANZI AL CONTRARIO HA APPOGGIATO L’EQUAZIONE IMMIGRAZIONE = DEGRADO.



QUELLO CHE VORREI SOTTOLINEARE E’ CHE OGGI IN ITALIA, A DESTRA COME A SINISTRA, L’IMMIGRAZIONE VIENE PERCEPITA COME UN PROBLEMA DA RISOLVERE E NON COME UNA RISORSA. CI SONO DIFFERENZE IN MERITO, PERCHE’ NON POSSIAMO NASCONDERE CHE MENTRE LA LEGA INCITA ALL’ODIO, IL PARTITO DEMOCRATICO COL GOVERNO LETTA HA COMUNQUE LANCIATO L’OPERAZIONE MARE NOSTRUM A DIFESA DELLA VITA DI TANTI IMMIGRATI, MA LO STESSO PARTITO CON RENZI PREMIER PUR PARLANDO SPESSO DI IMMIGRAZIONE HA ACCONSENTITO ALLO SMANTELLAMENTO DI MARE NOSTRUM.

SONO PERSONALMENTE CONVINTO CHE FIN QUANDO PENSEREMO ALLA IMMIGRAZIONE COME UNA EMERGENZA, UN PROBLEMA, UN FASTIDIO, NON USCIREMO DALLA CRISI ECONOMICA CHE DA ANNI AFFLIGGE LA NOSTRA ECONOMIA. SONO ANCHE CONVINTO CHE SENZA L’APPORTO SIA ECONOMICO CHE SOCIALE DEGLI IMMIGRATI L’ITALIA SAREBBE UN PAESE PIU’ TRISTE E VECCHIO, CON ENORMI PROBLEMI NEL CAMPO DELLA ASSISTENZA SANITARIA E DELLA AGRICOLTURA.

SAREBBE AUSPICABILE SE LA NOSTRA CLASSE POLITICA, TUTTA INTERA, COMPISSE UN CAMBIO DI MENTALITA’ E COMINCIASSE UNA SERIA RIFLESSIONE SULLE PAROLE DI BARACK OBAMA.

VORREI CONCLUDERE FACENDO MIE LE PAROLE DEL PRESIDENTE AMERICANO CHE RICHIAMA IL SUO POPOLO AI VALORI DELLA ACCOGLIENZA E DELLA MEMORIA:

"Il nostro paese ha bisogno di uno scopo comune, di un fine elevato. Gli immigrati sono un arricchimento della nostra società. Questo è un dibattito sulla nostra identità, su chi siamo noi. Non possiamo essere un paese dove i figli 
vivono nell'angoscia che le madri possano essere deportate. Questo dibattito deve concentrarsi sulle nostre speranze, non sulle nostre paure".E Finisce con una citazione della Bibbia: "Una volta eravamo stranieri anche noi".


Mario Scelzo.