lunedì 29 settembre 2014

Passeggiata ecologica con i detenuti di Avezzano


Riceviamo da Fabio Gui, Volontario della Comunità di Sant’Egidio da anni impegnato nel lavoro di umanizzazione delle Carceri, questa storia di una “passeggiata ecologica” con 5 detenuti del Carcere di Avezzano.

Prima di lasciare spazio alle parole di Fabio, un velocissimo commento. Saprete benissimo la drammatica situazione in cui versano le carceri italiane. Si stima che nelle nostre carceri sono presenti 64.623 detenuti, in strutture che, a norma di legge, potrebbero accoglierne 47.668; Carceri sovraffollate, servizi sociali ridotti all’osso, una situazione di estremo disagio sia per i detenuti sia per il personale addetto alla sorveglianza, non a caso l’Italia è stata più volte sanzionata dall’Unione Europea per l’inefficienza del suo sistema carcerario. In queste condizioni è quasi impossibile attuare la funzione rieducativa della pena ed il carcere diventa veramente un luogo inumano e crudele, prova ne sono i numerosi casi di suicidio avvenuti negli ultimi anni.

Eppure, c’è chi non ha smesso di sperare: associazioni, sacerdoti, singoli cittadini, in qualche caso anche istituzioni, che riescono a riportare speranza e dignità in un luogo spesso infernale. Questo è il senso della storia che abbiamo scelto di pubblicare: testimoniare che anche dietro le sbarre è possibile sperare, soprattutto se si hanno amici come Fabio. Buona Lettura!

 
Dal carcere di Avezzano a Monte Salviano. Una "passeggiata ecologica" e "di libertà" con 5 detenuti.

"Oggi non mi sento un carcerato..Ma uno come voi..Non pensavo di stare così.. bene!"

Questo è stato il "commento" di un ragazzo che descrive bene l'esperienza che abbiamo vissuto e che proverò a riassumere.

Una premessa: La giornata di oggi è stata possibile, grazie al lavoro congiunto che in questi mesi è stato portato avanti dalla Direzione del Carcere (operatori del trattamento e della Polizia Penitenziaria), dalla Magistratura di Sorveglianza, dai volontari del Carcere, dell'Azione Cattolica della Diocesi di Avezzano e dai volontari della Comunità di Sant'Egidio di Roma.

I fatti:
Dalle ore 9.00 di buon passo ci siamo avviati verso Monte Salviano e il Santuario della Madonna di Piertraquaria ( circa 1000 slm).

Per Google quasi 7 km A/R....

La "camminata" è stata l'occasione di parlarsi, conoscersi meglio. Speranze per il futuro, incertezza e paure, progetti, esperienze di vita...

Insieme siamo arrivati al Santuario.

La bellezza del paesaggio, i profumi della montagna,i colori del cielo ci hanno costretto ad alzare la testa e rivolgere gli occhi al cielo.

L'ospitalità e l'accoglienza hanno fatto il resto.

Il pranzo, il pallone, le foto, la simpatia hanno fatto passare in fretta le ore del permesso.

Un buon caffè, sulla via del ritorno, ha messo tutti d'accordo: bisogna ripetere esperienze belle come oggi.

"Non so come raccontare ai compagni di cella, la giornata di oggi.. non me lo aspettavo.. davvero..." uno dei tanti commenti ascoltati.

Infatti nelle dinamiche del gruppo,nelle modalità delle comunicazioni, non si riconosceva chi aiutava e chi era aiutato.
Bello!

Il rientro, anzi il ritorno in carcere, è l'occasione di altre foto, ma anche di nuovi appuntamenti.

Perché potete stare sicuri che con gli amici di Avezzano, altre iniziative di amicizia e solidarietà in carcere ci saranno!!

Per finire, in questo anno di collaborazione con "il sistema carcere" di Avezzano abbiamo sperimentato che... "Si può fare... Insieme!"

Ps. eravamo tutti sereni e sorridenti della giornata, questo qualcosa vorrà pur dire.

Saluti.

Fabio Gui

venerdì 26 settembre 2014

#NotInMyName

Sta diventando virale l’iniziativa lanciata solo pochi giorni fa dall’associazione britannica Active Change Foundation. #NotInMyName, non nel mio nome. L’iniziativa parte dal un gruppo di musulmani inglesi e sta facendo il giro del mondo è quella di dice che “l’Isis non rappresenta l’Islam e non deve essere identificato con i musulmani.” E già centinaia di persone si postando la propria fotografia con un cartello con la scritta #NotInMyName per condannare lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante È un modo concreto, mentre i giornali raccontano di tanti europei che partono per prendere parte a questa guerra accanto al Califfato nero, che ci sono molti musulmani che non si riconoscono nell’assurda violenza dell’Isis.

 

lunedì 22 settembre 2014

Oggi l'AIDS non fà più paura

Pochi giorni fa ho rivisto su La7 il film Philadelphia, un gran bel film ambientato nel 1993 negli States che racconta le vicende di un giovane e brillante avvocato (Tom Hanks), licenziato dai suoi datori di lavoro in quanto affetto dal Virus dell’Hiv.
Se non lo avete già visto ve lo consiglio, è un gran bel film, ben girato e con attori sopra la media, ed ha avuto il merito di parlare di Aids in tempi in cui quasi solo nominarlo era tabù. Visto oggi, il film ha anche il merito di mostrarci lo spirito di quell’epoca. Potrei riassumere che, nel 1993 nei prosperi e liberali Stati Uniti, la persona affetta dal Virus Hiv era uno scarto della società, viveva una doppia condanna, sia medica (non esistevano ancora cure adeguate), sia sociale, in quanto l’opinione pubblica riteneva il malato “colpevole” di essersela cercata in quanto omosessuale e promiscuo.

Insomma nel 1993 una persona affetta dal Virus Hiv sapeva di essere destinata ad una morte rapida, e sapeva di essere visto con sospetto e/o paura in quanto persona giudicata moralmente indegna e potenzialmente pericolosa. Ricordo (sono del 1980) che effettivamente quand’ero bambino c’era molta paura nell’opinione pubblica, non erano ben chiare le cause del contagio, le leggende narravano che il virus poteva essere trasmesso per via aerea, con un semplice abbraccio o condividendo gli stessi spazi.

In 20 anni la realtà, ed è questa la buona notizia, è radicalmente cambiata. Prima di tutto, circa dal 1996, esiste la cosiddetta Terapia Antiretrovirale, una combinazione di tre farmaci che, pur non garantendo una guarigione dal Virus, ne riesce comunque a depotenziare l’effetto. I progressi della Ricerca Medica, ad oggi, garantiscono molti anni di vita in condizioni tutto sommato più che dignitose a chi è affetto dal Virus, specialmente se questo viene diagnosticato rapidamente.

Oltre ai progressi scientifici, direi che una volta tanto c’è stato un progresso culturale. Educazione sanitaria, educazione culturale, esistenza di protocolli medici ma soprattutto di una coscienza sociale, fanno si che oggi siano chiare le cause di trasmissione. Si sono sfatate alcune leggende, per cui oggi è chiaro che l’Aids NON si trasmette con un abbraccio, bevendo nello stesso bicchiere, utilizzando lo stesso rasoio, le stesse lenzuola etc…. Si è anche sfatato lo stigma negativo di una sorta di punizione divina per gli omosessuali.

Potremmo dire che, specialmente in un Paese Sviluppato, oggi con il Virus dell’Hiv è possibile convivere, quasi come fosse un Diabete o un’altra patologia, certamente fastidiosa, ma che allo stesso tempo si può tenere sotto controllo.

Bene, direte voi. Forse sarà vero per i Paesi Occidentali, ma l’Aids ha un impatto terrificante in Africa. Vero. Ma anche qui, le cose per fortuna stanno cambiando. A mio parere personale (e qui parlo un minimo per esperienza vissuta), il Virus dell’Aids ha ritardato la crescita economica di un Continente che è comunque destinato ad emergere, e sono personalmente convinto che, se andranno avanti i progressi nella cura e prevenzione del Virus, tra qualche anno oltre a parlare delle Tigri Asiatiche, l’attenzione anche del Mondo Economico si sposterà verso il Ghana, la Nigeria, il Mozambico, l’Angola … ed in parte quello che dico si sta già realizzando, se è vero, come indicano numerose fonti, che dei 20 paesi con la maggiore crescita del Pil, 10 si trovano in Africa ( mentre noi in Italia faremmo carte false per la crescita di mezzo punto di Pil, paesi come il Mozambico e la Nigeria crescono a botte di 8/9% l’anno, mi riprometto di riparlarne su queste pagine).

Torniamo a noi, anche in Africa la realtà sta cambiando, in meglio, per vari motivi che proverò a sintetizzare.  Programmi pionieri ed innovativi allo stesso tempo come il Programma Dream della Comunità di Sant’Egidio hanno mostrato che curare l’Aids in Africa è possibile, una pioggia di fondi provenienti dal Global Fund, da singole fondazioni come la Bill Clinton Foundation e la Bill and Melissa Gates Foundation, una presa di coscienza da parte dei Governi Africani, che per anni hanno negato o nascosto il problema e che oggi invece lo affrontano con decisione ( mi permetto di sottolineare il ruolo fondamentale che ha avuto un leader come Mandela, il quale mentre altri leader sudafricani negavano l’esistenza del dramma Aids, parlò pubblicamente della morte del figlio proprio a causa di questo Virus, dando così impulso ad una presa di coscienza del problema).


Qualche dato. Secondo gli ultimi rilevamenti, sono in calo i malati di Aids nell’ultimo decennio: dal 2001 al 2012, il numero di persone che hanno contratto l’Hiv e’ sceso di un terzo del totale, dimezzandosi anche nel caso dei bambini. Anche le morti per Aids, dopo il massimo di 2,3 milioni toccato qualche anno fa, precisamente nel 2005, sono scese a 1,6 milioni l’anno scorso, dunque di 700mila unità. I dati sono stati pubblicati dall Programma delle Nazioni Unite per l’Hiv e l’Aids (Unaids), secondo il quale il mondo si sta avvicinando al ‘Millennium Development Goal’ che prevede di fermare l’epidemia di Aids entro il 2015. Gli autori del report segnalano che il calo di decessi e di nuove infezioni e’ dovuto al miglioramento dell’accesso ai farmaci. Senza trattamento, le persone con virus Hiv possono sviluppare l’Aids, una malattia che rende mortali le piu’ banali infezioni. E’ tra i bambini che i progressi sono piu’ evidenti: se nel 2001 sono state registrate quasi mezzo milione di nuove infezioni, nel 2012 sono state poco piu’ di 250.000. In totale le nuove infezioni del 2012 sono 2,3 milioni.



Nel 2012 quasi 10 milioni di persone nei Paesi a medio e basso reddito come il Sudafrica, l’Uganda e l’India, hanno avuto accesso alla terapia antivirale grazie all’abbassamento dei prezzi e alla maggiore disponibilita’ del farmaco.


In conclusione, guardando Philadelphia sappiamo che Tom Hanks è destinato a non farcela, e sentiamo sulla sua pelle lo stigma di pregiudizi e paure. Oggi possiamo guardare al Virus dell’Hiv con meno paura, soprattutto può vivere una vita più serena chi è affetto dal Virus, e possiamo sperare in una riduzione e perché no, eliminazione del Virus.

Mario Scelzo.

Ps. Per chi mi segue su Twitter, nella mia foto Profilo ho in braccio un bambino. La Foto è stata fatta a Balaka, Malawi, in uno dei Centri Dream della Comunità di Sant’Egidio, e quel bambino grazie al Programma Dream è nato libero dal Virus Hiv pur essendo figlio di una persona affetta dal Virus. Medicine, educazione sanitaria, attenzione nei primi mesi di vita, alcune precauzioni come evitare l’allattamento al seno, stanno facendo nascere una generazione libera dal Virus dell’Hiv.

giovedì 18 settembre 2014

Lava Mae. Doccia e Fantasia.

Oggi Buone Notizie vuole raccontarvi una storia che viene dagli Stati Uniti. Nella città Californiana di San Francisco, patria della Beat Generation nonché una delle città più belle e sviluppate degli States, su iniziativa della esperta di marketing Doniece Sandoval, nasce il progetto Lava Mae, Doccia-Bus per i senza tetto di San Francisco.

L’ideatrice ha avuto l’idea di riadattare 8 autobus abbandonati in strutture mobili dotate di 3 docce e due bagni ciascuna, per raggiungere i senzatetto della città e garantire loro una doccia ed una possibilità di sistemarsi in maniera dignitosa.

Per chi volesse approfondire, rimando a questo link e ad alcune foto pubblicate da “La Repubblica”

Volevo aggiungere alcune considerazioni. Prima di tutto, lodare lo spirito di iniziativa e la fantasia dei promotori di Lava Mae, che hanno avuto una bella idea ed hanno trovato le risorse per realizzarla. L’articolo di Today non specifica nel dettaglio, ma parla di una donazione proveniente da Google. Ciò non toglie che chi ha pensato e messo in piedi questa iniziativa, ha avuto una idea, una intuizione, e la volontà/capacità/fantasia di trovare dei finanziamenti.

Mi permetto di aggiungere che la realtà americana è forse ancor più complessa per chi vive in situazioni di difficoltà. La tanto criticata Europa, anche se è un settore sempre vittima di tagli, ha il sistema del Welfare State che comunque spesso garantisce una sorta di paracadute in situazioni di disagio socio-economico, mentre la mentalità americana del self-made-man, del successo personale, non ha sviluppato un modello di assistenza e di sicurezza sociale come quello europeo. Pensiamo solo alle difficoltà che ha avuto Barack Obama per far approvare una legge che garantisce un minimo di assistenza sanitaria gratuita, e direi di tener presente che, pur tra mille sprechi e mala gestione, in Italia l’assistenza sanitaria è gratuita e libera per tutti. Quindi tanto più negli States è fondamentale un sostegno per chi si trova ad affrontare periodi di difficoltà.

Seconda considerazione. Una doccia può sembrare un aiuto modesto per chi vive le difficoltà di una vita per strada. Può sembrare una goccia. Vi posso garantire, per esperienza personale, che una semplice doccia aiuta a restituire la dignità ad una persona. Può essere solo una operazione rapida (e comunque utile per chi vive per strada), può essere e vi garantisco che non mi invento nulla, la molla per ridare fiducia ad una vita che in quel momento sta incontrando delle difficoltà.

Pensiamo ad una persona che ha perso il lavoro (cosa che purtroppo accade spesso in questo periodo, in Italia come anche negli Usa), e si ritrova per strada in mancanza di una rete familiare o amicale. Pensiamo al presentarsi ad un colloquio di lavoro vestiti “da strada”, oppure puliti, profumati, rinfrancati nel corpo e nello spirito da una bella doccia e da parole amiche.

Terza considerazione. Oltre al valore umano e sociale della iniziativa, mi permetto di sottolineare un ulteriore beneficio ecologico. Quasi certamente quegli autobus sarebbero finiti allo scasso, sarebbero stati rottamati in quanto ormai inutilizzabili per gli standard moderni. La fantasia di chi ha avuto l’idea di riciclarli per questa iniziativa ha anche ottenuto lo scopo di riutilizzare un bene esistente. Pensiamo a quante volte si buttano via cose vecchie, che crediamo inutili, che contribuiscono a rendere sature le nostre discariche, e che invece con un surplus di fantasia potrebbero essere rivitalizzate.

In conclusione, buon lavoro agli amici di Lava Mae ….e chissà che qualche associazione italiana non abbia la voglia di sviluppare in Italia una iniziativa simile.

Mario Scelzo.
Ps. Per chi volesse approfondire, il link della associazione Lava Mae (in inglese):

lunedì 15 settembre 2014

Islam e Isis non sono la stessa cosa

Il mondo intero inorridisce di fronte alle terribili immagini provenienti dall’Iraq, dove il sanguinoso regime dell’Isis (il cosiddetto Califfato Islamico) ha per la terza volta sgozzato un Occidentale. Ieri, purtroppo, la violenza feroce dell’Isis ha ucciso David Haines, un cooperante scozzese rapito durante una missione umanitaria in Siria, ed il coinvolgimento di un cittadino britannico è un ulteriore segnale di un potenziale allargamento del conflitto tra l’Isis e l’Occidente.

La situazione è complessa e non voglio su queste pagine negare il pericolo di un regime sanguinoso come l’Isis. Vorrei però fare una importante e necessaria distinzione: L’Islam è una cosa e l’Isis un’altra. Può sembrarvi una banalità ma non è affatto così, ed è fondamentale distinguere visto che una certa stampa (con una enfasi sensazionalista che non piace affatto agli autori di questo blog) di fatto identifica l’Isis con l’Islam.

“La Minaccia dei Barbari”, “Invasione Islamica”, “L’esercito dei Tagliagole”, sono solo alcuni dei titoli apocalittici che alcuni quotidiani hanno coniato per definire il Califfato dell’Isis.

Quando parliamo di Islam, parliamo di una religione monoteista che ha circa un miliardo e mezzo di aderenti nel Mondo, presenti prevalentemente in Asia, Medio Oriente ed Africa ma di fatto con una presenza in tutto il Globo. Quello che voglio dire è che non possiamo associare una religione di un Miliardo e mezzo di persone, con un esercito, quello dell’Isis, che la Cia stima tra i 20 ed i 30 mila aderenti.

Personalmente ho molto apprezzato le dichiarazioni del Premier Britannico David Cameron che, commentando la barbara esecuzione del suo connazionale con parole di fuoco e con minacce di ritorsione verso l’Isis, ha dichiarato che  «L'Islam è una religione di pace» e i jihadisti dello stato islamico «non sono musulmani ma mostri».

Sono personalmente convinto che l’identificazione tra l’Islam ed il Califfato dell’Isis sia uno degli obiettivi dei terroristi, che vogliono guidare il mondo in una logica di noi contro loro, in una presunta lotta tra il bene ed il male. Sono altresì convinto che è compito dell’Occidente ma soprattutto dell’Islam Moderato isolare queste forme di terrorismo.

Qualche giorno fa, ero ad Anversa, dove ho partecipato all’Incontro “Peace is the future” – Religioni e Culture in Dialogo, promosso ogni anno dalla Comunità di Sant’Egidio. Alla assemblea inaugurale era presente, tra gli altri, Abdel-Karim Allam Shawki Ibrahim, Gran Muftì della Repubblica Araba d’Egitto, una delle massime figure religiose dell’Islam Egiziano, e l’ho sentito con le mie orecchie ascoltare le seguenti parole (per esigenza di sintesi ho operato alcuni tagli):



…Il dialogo rappresenta una responsabilità attribuita ai musulmani dalla natura della loro religione. I musulmani credono che l’Islam sia un sistema mondiale aperto, che non cerca mai di erigere barriere tra i musulmani e gli altri…

I musulmani devono essere guidati dal principio del vivere insieme e della promozione della pace nel mondo, nonché da quello della coesistenza in armonia.

…..Uno dei problemi delle comunità religiose oggi è la questione dell`autorità. Nell’Islam e nelle altre religioni si assiste al fenomeno di persone laiche, che non hanno alcuna solida preparazione e istruzione religiosa, e che si ergono ad autorità religiose, anche se mancano loro gli elementi che li qualificano a interpretare validamente la legge religiosa e la morale. Questo atteggiamento eccentrico e ribelle verso la religione apre la porta a interpretazioni estremiste dell'Islam, che gli sono estranee. Infatti, nessuno di questi estremisti ha studiato l'Islam in un centro  di istruzione religiosa affidabile, ma sono il prodotto di ambienti pervasi da problemi, si affidano a interpretazioni distorte e perverse dell`Islam che non hanno fondamento nella dottrina tradizionale islamica. Il loro obiettivo è puramente politico e non ha fondamento religioso, ed è quello di diffondere scompiglio e caos nel mondo.

Alcuni analisti al di fuori del mondo islamico hanno considerato le azioni di una piccola ma molto visibile e turbolenta minoranza di persone nel mondo musulmano, come se rappresentassero le convinzioni della maggioranza dei Musulmani, affermando che l'Islam è una religione violenta fin da principio. Purtroppo, gran parte dei mezzi di comunicazione hanno contribuito a confermare questa visione.
La fonte della presunta giustificazione per molte delle manifestazioni di estremismo e di violenza politica nel mondo musulmano e non solo, non è da ricercarsi in valori e credenze religiose, ma in un insieme complesso di fattori. Dobbiamo comprendere questa complicata situazione  per sradicare questa minaccia che tocca il mondo intero. Sia chiaro, e lo ripeto, che l'Islam è contro l'estremismo e il terrorismo in maniera assoluta, ma se non comprendiamo i fattori che contribuiscono a giustificare terrorismo ed estremismo, non potremo mai sradicare questa epidemia. Questo deve essere ben compreso per costruire un futuro migliore che possa porre fine a questa grave situazione, che sta distruggendo il mondo…. 

Abbiamo quindi un importante leader religioso islamico che, oltre ad una ferma condanna della violenza estremista, ricorda le radici di una religione aperta al dialogo ed al confronto. La Lega Araba nei giorni scorsi ha condannato apertamente la deriva estremista e violenta del Califfato Islamico, che a mio parere appare sempre più isolato. Sono personalmente convinto che si arriverà ad una soluzione del complessissimo puzzle iracheno solo se ci sarà una risposta del mondo arabo, per districare l’intricata matassa socio-politica.

Per concludere, permettetemi una battuta ma con un fondo di serietà. Mi ritengo appartenente alla Religione Cristiana, e secondo le statistiche sono in compagnia di altri 2.2 miliardi di persone. Secondo la logica dello scontro, del noi contro loro, dovrei essere associato, in quanto cristiano, a Matteo Salvini, Marine Le Pen, Nigel Farage, Mario Borghezio. Ecco, personalmente, non ritengo di condividere nessuna delle idee politiche degli esponenti politici sovra citati, e sinceramente mi sentirei anche offeso se qualcuno associasse le mie idee a quelle di un personaggio razzista come Borghezio. Mi sentirei certamente più a mio agio in un quartiere islamico di una grande città come Il Cairo piuttosto che al congresso della Lega Nord.

In conclusione, invito tutti a non generalizzare, e a non cercare soluzioni semplicistiche per problemi complessi. L’Isis è certamente una minaccia, ma non risolviamo nulla, anzi aumentiamo la minaccia se identifichiamo tutto il mondo musulmano come nostro nemico.

La buona notizia è che l’Islam è un mondo ampio e variegato, con cui è possibile dialogare e collaborare per la ricerca della Pace.

Mario Scelzo

venerdì 12 settembre 2014

L'Unione Europea

Questo Blog, oltre che diffondere esempi e storie positive, vuole anche sottolineare la bontà ed il buon esito di alcuni processi politici e sociali. Con questa premessa, la buona notizia di oggi si chiama Unione Europea.

So già che qualcuno starà storcendo il naso. Ma come, i burocrati di Bruxelles, quelli che (secondo alcuni) sono responsabili dell’aumento delle tasse, della disoccupazione e altro ancora. A parte che non sono d’accordo con questa visione (troppo facile scaricare sull’Europa colpe di 70 anni di mala politica nostrana), vorrei allargare il concetto ad orizzonti più ampi.

Proverò ad essere breve e a non riempirvi di Date e Trattati, visto che il succo del mio ragionamento è più variegato.

Partiamo. Potremmo dire che per tutto il corso della Storia, le varie nazioni Europee si sono contrapposte in numerosissime guerre, dai tempi dell’Impero Romano, al Medioevo, alle guerre di Napoleone fino alla seconda guerra mondiale. Potremmo dire che in qualche modo, alla fine dell’Ottocento esiste una Europa abbastanza strutturata in realtà nazionali, e che sempre (scusate la sintesi così brutale su secoli di storia) attorno alla fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento i Paesi Europei, con l’acquisizione delle Colonie, vivono forse l’epoca di maggior splendore politico ed economico.

La Belle Epoque, l’industrializzazione, le prime scoperte tecnologiche, i profitti derivanti dallo sviluppo coloniale. Tutto procede al meglio. Fino a quando il 28 Giugno 1914 il nazionalista serbo Gavrilo Princip a Sarajevo spara ed uccide l’erede al trono d’Austria ed Ungheria e consorte. Per una serie di reazioni a catena, è l’inizio della prima guerra mondiale. La storia la conoscete, ma vi invito a riflettere che, come cause derivanti dalla Prima Guerra Mondiale, abbiamo:

·        Crisi economica in Europa.

·        Nascita di regimi totalitari come il Nazismo, il Fascismo ed il Comunismo.

·        Instabilità politica ed economica che porta allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
 
 
In pratica, l’Europa era nel 1910 il Continente Modello, il Paese del Futuro, nel 1946 è un Continente distrutto, con le Colonie che (giustamente) reclamano l’indipendenza, un Continente in crisi economica che di fatto perde la leadership mondiale e la mette nelle mani degli Stati Uniti, che nel bene o nel male divengono il Paese di riferimento per le dinamiche socio-economiche.

Diciamocelo, l’Europa poteva veramente naufragare verso la metà del Secolo scorso, scossa dal caos post-bellico e da enormi tensioni derivanti da una guerra feroce.

Qui però c’è l’intuizione forse all’epoca visionaria, ma profondamente concreta e legata a prospettive di pace e sviluppo economico, di alcuni uomini politici, come il Francese Schuman, il Tedesco Adenauer, l’Italiano De Gasperi ed altri, politici che non hanno pensato al loro immediato tornaconto ma avendo una visione per il futuro hanno posto le basi per la nascita della Unione Europea.

La Francia e la Germania si erano combattute per decenni, le truppe Naziste avevano occupato Parigi, nonostante ciò Schuman e Adenauer scelgono la strada dei trattati di amicizia tra i due paesi.

Potremmo considerare queste date come quelle della fondazione della Unione Europea:

·         9 maggio 1950: La Dichiarazione Schuman esprime la volontà di un'Europa Unita che porterà all'istituzione della Comunità europea del carbone e dell'acciaio.

·         18 aprile 1951: I sei stati fondatori  (Germania OvestFranciaItaliaBelgioPaesi BassiLussemburgo) firmano il trattato di Parigi, che istituisce ufficialmente la CECA.

 

Abbiamo 6 nazioni, che nel corso degli anni, sono diventate 28. Questo vuol dire che l’Unione Europea è una forza che attrae, una realtà includente e non escludente, e numerose sono le domande di adesione di nuovi paesi. Negli ultimi 65 anni non ci sono state guerre tra paesi membri della Unione Europea, e, se togliamo il periodo di crisi attuale, quasi tutti i paesi membri della Unione hanno vissuto anni di benessere e di boom economico.

Non voglio con questo dire che va tutto bene, che l’Unione Europea sia una realtà perfetta, ma penso la risposta alle problematiche attuali non sia un ritorno alle divisioni del passato, ma un rafforzamento della coesione europea. Penso che per risolvere problemi enormi come la disoccupazione, per affrontare con competenza le tematiche migratorie, ci sia bisogno di più Europa, certo una Unione magari più centrata sui valori che sul Pil, una Unione erede dell’Umanesimo, dell’Illuminismo, delle radici cristiane, e magari meno centrata sulla burocrazia.

Ma se abbiamo una chance, come Italia, di riprenderci e di dire la nostra nello scenario internazionale, la abbiamo se contribuiremo a costruire una Unione Europea più salda, più forte e più attenta ai problemi del resto del mondo.

Per concludere. Torno da poco da una settimana in Belgio. Sono partito con la Carta d’Identità, senza bisogno di dover cambiare la mia moneta, tutto sommato il libero mercato consente di viaggiare in aereo a costi bassi ed accessibili a quasi tutti. A Bruxelles ho visto persone di ogni razza e cultura, come ad Anversa e a Bruges. Insomma, io mi sento un cittadino europeo, e come me tanti giovani sentono l’Europa come casa loro, una realtà non più lontana ma una naturale espansione dei confini nazionali.

Il mio invito, viaggiate per l’Europa, conoscete la sua storia, e fate di tutto perché il legami europei si rafforzino e non si spezzino. L’Europa tornerà a crescere e ad essere un modello per il Mondo se riuscirà a proiettare nel futuro i valori che l’hanno resa grande in passato.

Aggiungo, ma ne parlerò meglio in un prossimo post, che abbiamo bisogno di Nuovi Cittadini Europei, e che dovremmo considerare l’immigrazione non come un problema ma una risorsa per ringiovanire, sia anagraficamente che culturalmente, il nostro continente…..ma ne riparleremo su queste pagine.

Mario Scelzo.

lunedì 8 settembre 2014

La pace è il futuro


La pace è il futuro? Il mondo è in guerra. Una “Terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzetti, a capitoli” come ha ricordato Papa Francesco tornando dal suo viaggio in Corea del Sud a metà agosto. Le orribili decapitazioni dell’Isis in medio oriente, la preoccupante crisi ucraina al centro dell’Europa sono solo due dei tanti esempi che si potrebbero fare. Ma la pace e il dialogo sono il futuro?

In questi giorni ad Anversa, in Belgio, si riuniscono 350 leader religiosi di tutto il mondo, convocati dalla Comunità di Sant’Egidio nell’annuale meeting “Uomini e Religioni” che la Comunità ha promosso all’indomani dello storico incontro voluto da papa Giovanni Paolo II ad Assisi nell’86.

In questi anni la Comunità di Sant’Egidio, come in un lungo pellegrinaggio, ha toccato tante città e paesi, incontrando e facendo incontrare leader religiosi e uomini di governo, dove il dialogo e l’incontro con l’altro non è mai stato un momento ne scontato ne banale.   

Ad Anversa, ricordando il centesimo anno dallo scoppio della prima guerra mondiale, nell’assemblea inaugurare si sono susseguite testimonianze e momenti di riflessioni importanti.

Toccante la testimonianza di Vian Dakheel, membro del Parlamento irakeno della comunità yazida. Il dramma dei cristiani in medio oriente, oggi sempre più sotto attacco dal fondamentalismo islamico e dalla violenza. “Ci sono  400 000 migranti Yazidi, di cui  300 000 nel Sinjar. Ci sono stati finora circa  3000 morti: le vittime sono state in parte uccise dall’Isis (l’Organizzazione dello Stato Islamico in Irak e nel Levante), in parte sono morte di fame e sete nei primi giorni di fuga sulla montagna del Sinjar. Circa 5000 persone sono state rapite. La maggior parte di loro sono stati rapiti dall’ Isis in diverse zone del  Sinjar. Centinaia di ragazze sono state violentate e dozzine di ragazze sono state vendute nei mercati della città di Mossul per 150$.” Numeri che testimoniano una realtà terribile. Alla fine del suo intervento Vian Dakheel ha fatto un accorato appello alla comunità internazionale chiedendo al Comitato per i Diritti dell’Uomo e al Consiglio di sicurezza dell’ONU di avviare un’inchiesta sul massacro che ha coinvolto gli Yazidi, di facilitare le procedure di asilo per i migranti Yazidi  fuggiti nei paesi occidentali, di costituire una protezione di truppe di pace per fermare la violenza contro le minoranze nelle regioni in cui queste vivono, di fornire aiuti umanitari nelle zone del Sinjar e di Ninive e, infine, di fare di tutto per liberare più di 5000 donne e bambini Yazidi che sono stati rapiti dall’Isis e centinaia di ragazze che sono state violentate.

“In questi giorni in cui non pochi popoli nel mondo hanno bisogno di essere aiutati a trovare la via della pace” scrive nel messaggio arrivato da Papa Francesco per l’incontro “questo anniversario ci insegna che la guerra non è mai un mezzo soddisfacente a riparare le ingiustizie e a raggiungere soluzioni bilanciate alle discordie politiche e sociali. In definitiva ogni guerra, come affermò Papa Benedetto XV nel 1917, è una “inutile strage”. La guerra trascina i popoli in una spirale di violenza che poi si dimostra difficile da controllare; demolisce ciò che generazioni hanno lavorato per costruire e prepara la strada a ingiustizie e conflitti ancora peggiori.”

“È giunto il tempo” prosegue papa Francesco “che i capi delle religioni cooperino con efficacia all’opera di guarire le ferite, di risolvere i conflitti e di cercare la pace. La pace è il segno sicuro dell’impegno per la causa di Dio. I capi delle religioni sono chiamati ad essere uomini e donne di pace. Sono in grado di promuovere una cultura dell’incontro e della pace, quando altre opzioni falliscono o vacillano. Dobbiamo essere costruttori di pace e le nostre comunità devono essere scuole di rispetto e di dialogo con quelle di altri gruppi etnici o religiosi, luoghi in cui si impara a superare le tensioni, a promuovere rapporti equi e pacifici tra i popoli e i gruppi sociali e a costruire un futuro migliore per le generazioni a venire.”

Il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, il professor Andrea Riccardi, nella sua riflessione sottolinea come “Il dialogo tra le religioni, le culture, le persone, è la risposta adeguata per vivere insieme in regioni e città, sempre più complesse e composite etnicamente e religiosamente. E' una pratica quotidiana, una cultura, che si fa proposta. Anche perché le guerre lasciano sempre il mondo peggiore di come l'hanno inizialmente trovato. Guardate solo agli ultimi due decenni: le guerre del mondo globale hanno lasciato un'eredità avvelenata d'instabilità, distruzioni, mine, odi, popoli sradicati. Non lo dico per convinzione pacifista, ma per chiara coscienza storica di quello che è avvenuto. Il rifiuto della guerra non nasce da generico pacifismo, ma dalla volontà di essere pacificatori, cioè affermare la via del dialogo.”

Quindi la pace è il futuro e passa solo attraverso il dialogo e  l’incontro. Da Anversa la speranza è che ci si possa mettere in cammino verso la pace.

giovedì 4 settembre 2014

Nasce #buonenotizie

Esistono migliaia di Blog, perché crearne uno nuovo? Perché il nostro vuole essere diverso. Abbiamo deciso di dare spazio alle buone notizie, a tante storie di vita quotidiana, anzi di bene quotidiano che spesso non trovano spazio nell’universo mediatico.

#buonenotizie vuol parlare dell’infermiere che ogni giorno compie scrupolosamente il proprio lavoro, dell’educatore che manda avanti una casa famiglia, della famiglia perbene che assiste la vicina di casa anziana.

Pensiamo al mondo dei Media. Si dà enorme eco alle disgrazie, ai casi di malasanità, agli omicidi. Per non parlare della Tv del Dolore. Ore ed ore a parlare degli slip di Yara, del coltello che ha ucciso Meredith, ore ed ore dove si alimenta la paura verso il diverso, lo straniero, il Rom.

Gli autori di #buonenotizie ritengono che il bene sia contagioso e che il diffondere storie positive, modelli esemplari, possa contribuire a rendere il mondo migliore. Pensiamo al Pontificato di Papa Francesco. Al di là del messaggio teologico, il suo stile semplice ma diretto, i suoi comportamenti e i suoi gesti simbolici (la sua scelta di sobrietà, i segni concreti di vicinanza ai poveri) hanno riavvicinato tanti alla fede, e, lo certificano molte realtà associative, sotto il suo pontificato sta crescendo il numero di volontari o di persone che compiono atti di solidarietà.




La nostra ambizione vuole essere quella di portare alla luce tante piccole storie nascoste di gente comune, di persone normali che però fanno qualcosa di buono per migliorare la società ed il mondo. Diceva Schindler che chi salva una vita salva il mondo intero, ecco noi vorremmo raccontare le storie di chi ogni giorno, silenziosamente, salva il mondo.

Attenzione, non vogliamo spettacolarizzare il bene, ma neppure vorremmo che le opere di bene debbano essere nascoste dalle notizie sull’ultimo fidanzato di Emma Marrone o sulle ultime bizze di Mario Balotelli.

Noi vorremo invece parlare dell’immigrato che ce l’ha fatta, del Rom che va a scuola, della nonnina non lasciata sola.

Pensiamo al nostro paese, non vogliamo affatto negare un fenomeno reale come la crisi, e non vogliamo affermare che l’Italia sia il paradiso terrestre, ma allo stesso tempo ci sembra di vedere troppo vittimismo e rassegnazione. Un clima vittimista, in cui tutti ci sentiamo poveri, preoccupati, agitati, e non riusciamo ad apprezzare invece quanto di buono abbiamo, sia a livello personale che a livello nazionale.

Siamo personalmente convinti che la crisi venga amplificata da una cultura vittimista e rassegnata, da una mancanza di visione politica e mediatica per il futuro del nostro paese.

#buonenotizie non rinuncia a parlare di politica, ma vorrebbe farlo a partire dai contenuti. Rifiutiamo un linguaggio politico segnato da Vaffanculo ed Ebetini, da Renzie ad attacchi personali, da hashtag e annunci che rivelano pochi fatti. Già da questo si capisce che Buone Notizie rifiuta una idea di politica impostata sugli attacchi al nemico, sull’insulto e sulla comunicazione aggressiva.

Speriamo di diventare un contenitore di storie positive che possano dare l’esempio.