mercoledì 21 gennaio 2015

Passi Avanti Contro il Virus Ebola.

In questi giorni l’opinione pubblica e l’attenzione dei Media è quasi totalmente presa dalle vicende legate al terrorismo, dal solito caos politico in Italia, le polemiche sulla liberazione delle due volontarie italiane, il rigore per la Roma etc…
Distratti da notizie più o meno importanti, forse non ci stiamo accorgendo che, ed uso molta prudenza nel dirlo, il contagio del Virus Ebola è in forte calo.



Numerose Fonti come questo articolo del Corriere della Sera, oppure la testimonianza su Facebook di Gino Strada che in parte vi riporto: 
(«Forse ci siamo. Forse si riesce a sconfiggere questa epidemia. Il numero di nuovi casi sta diminuendo rapidamente ogni giorno, speriamo non si verifichino nuove impennate. Forse tra poco potremo dire che l’epidemia di Ebola è finita in Sierra Leone. Ma che fatica! E quanti miracoli ci sono voluti.)

convergono nel dire la stessa cosa: il numero delle nuove infezioni è in calo, la curva dei contagiati inizia a scendere ed il clima sociale nei paesi maggiormente coinvolti, come la Liberia e la Guinea, inizia ad essere più sereno.
Valga come esempio, si sta regolarmente disputando in Guinea Equatoriale la Coppa d’Africa, competizione “rifiutata” dal Marocco per paura del contagio del Virus, e la Guinea Conaky, uno dei paesi maggiormente colpito dal Virus, è regolarmente in campo ed ha anche ottenuto un pareggio contro la più accreditata Costa d’Avorio.

I Passi Avanti nella lotta contro il Virus Ebola sono certamente una Buona Notizia (anche se è ovviamente presto per abbassare la guardia), ma ci dicono anche che la mobilitazione internazionale serve a qualcosa, che lo sforzo di tutti, singoli o istituzioni, può essere utile a migliorare la situazione.
L’Onu e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con tutti i loro limiti, hanno comunque messo in piedi delle strutture adeguate per affrontare la diffusione del Virus. Organizzazioni meritorie come Emergency, MSF, Sant’Egidio con i suoi Centri Dream, hanno intensificato i loro sforzi nelle aree colpite e, grazie ad una capillare conoscenza del territorio e delle dinamiche locali, sono stati delle ancore di salvataggio nei momenti più difficili.



Non possiamo dimenticare l'eroico sacrificio di Medici, Infermieri, Volontari, che specialmente all'inizio della diffusione del Virus hanno cercato di combatterlo quasi senza mezzi, e purtroppo molte persone sono morte per un eccesso di generosità e per la volontà di non abbandonare i malati al loro destino. La prestigiosa rivista "Time" ha eletto gli "Ebola Fighters"come persone del 2014, e ci associamo a questo prestigioso riconoscimento.
Va aggiunto che la popolazione dei paesi principalmente coinvolti ha preso maggiormente coscienza dell’esistenza del Virus, e questo ha certamente aiutato ad isolare il Virus ed a rendere più efficaci le norme igienico-sanitarie necessarie a contrastarne la sua diffusione.

Ci auguriamo che la situazione possa tornare presto alla normalità, allo stesso tempo sarebbe bello non disperdere le energie e le sinergie utilizzate per contrastare il Virus Ebola, speriamo davvero si possano compiere passi determinanti per portare gli standars di assistenza medica africana a livelli europei. In particolare invito a non dimenticare che in Africa ancora oggi si muore per la Malaria, per la Tubercolosi, per il Virus dell’Hiv (anche se pure qui negli anni ci sono stati molti passi avanti), per malattie facilmente curabili o “gestibili” con standard occidentali.

Su queste pagine abbiamo scritto che l'Africa non è solo Ebola, e sono personalmente convinto (i numeri in parte già lo dicono, cito sempre il Mozambico che cresce a botte di Pil del 7-8% mentre da noi firmeremmo per uno 0.5% ) che il prossimo decennio vedrà una crescita enorme delle economie e della società civile africana.

La vittoria contro il Virus Ebola sarebbe un primo passo per una nuova rinascita africana.

Mario Scelzo.

lunedì 19 gennaio 2015

Abitare solidale

In questi giorni è tornato nelle cronache dei giornali il tema dell’emergenza abitativa. Nel decreto Mille Proroghe, apparso nella Gazzetta Ufficiale lo scorso 31 dicembre, ci si aspettava il blocco, l’ennesimo, dello sfratto per gli inquilini che non sono in grado di pagare il canone di locazione. Il rischio, concreto, è di vedere migliaia di famiglie in strada. Il primo atto del neo assessore del Comune di Roma, Francesca Danesi, è stato quello di scrivere una lettera al Governo, insieme ai suoi colleghi di Milano e Napoli,  per rimediare all’assenza del blocco degli sfratti.

Sempre più spesso vediamo forme di cohousing dove si cerca di abbattere costi e provare a formare piccole comunità di vicini che possano condividere spazzi e tempo.

Tra le tante iniziative vorrei però raccontarne una in particolare dove al cohousing tradizionale viene affiancata la solidarietà, trasformando quella che si può definire un disaggio sociale in opportunità.



Abitare Solidale è un’associazione di volontariato, nata intorno al progetto omonimo, nell’ambito dall’Auser (associazione di volontariato attivo da anni sulle tematiche della terza età). L’idea è quella di mettere in contatto anziani soli con donne fragili. Spesso gli anziani hanno case di proprietà ma che non riescono a mantenere una volta rimaste sole, dall’altra parte ci sono tante donne fragili, immigrate, italiane vittime di violenza.

L’incontro tra queste due realtà allevia la solitudine di chi vive solo e fa trovare una casa a chi non ce l’ha, creando nuovi nuclei familiari.


L’intero progetto prevede diversi momenti prima di far partire la convivenza: una prima fase nella quale vengono presi i primi contatti dopo il quale  viene stilato un identikit dell'utente (sia di chi ospita che di chi viene ospitato), utile per valutare le eventuali affinità tra tutti i candidati e creare delle possibili connessioni a cui seguono anche incontri di conoscenza reciproca. Inizia poi la coabitazione che viene sempre monitorato dai volontari.

Gavino Pala.

martedì 13 gennaio 2015

Charlie Hebdo, semi di speranza europea.

Non vorrei che leggeste questo articolo come una provocazione, non è la mia intenzione, ma vorrei provare a far emergere alcune Buone Notizie generate dalla feroce violenza scatenatasi in questi giorni a Parigi.
Fermo restando la condanna di un atto così inumano, e data per scontata la solidarietà a tutte le vittime ed al popolo francese, vorrei proporvi tre riflessioni che personalmente vedo come un segnale di speranza in questo momento buio.




1. Gli attentati sono stati realizzati da musulmani seguaci del Corano. Vero ed innegabile. E’ anche innegabile che musulmani figurano tra le vittime (penso al poliziotto Ahmed, intervenuto coraggiosamente sul luogo della sparatoria, ucciso a sangue freddo dai fratelli Kouachi) e tra gli “eroi”, come il giovane Lassana Bathily, originario del Mali, che ha nascosto 6 clienti del supermarket Koscher nella cella frigorifera salvando loro la vita.
Ahmed e Lassana ci mostrano con evidenza che generalizzare è sbagliato, e che non possiamo condannare una intera “categoria”. Esistono terroristi, non musulmani. Koulibaly, i fratelli Kouachi sono terroristi prima e musulmani poi, ed il variegato mondo islamico (come quello cristiano o ebraico) è formato da persone per bene e criminali. Va giudicata la persona e non la fede di appartenenza, e generalizzare parlando di scontro di civiltà sarebbe il miglior regalo che potremmo fare ai terroristi.



2.     Va sottolineata la bella e forte reazione del popolo francese, che compatto si è stretto in un legame di solidarietà e vicinanza, come testimoniato dalla imponente Marcia Repubblicana e dai numerosissimi attestati di simpatia verso la testata “Charlie Hebdo”. Il popolo francese non è caduto nel tranello di un facile vittimismo, non si è nascosto per paura del nemico, ma a testa alta ha riempito strade e piazze, mondo reale e mondo web.

3.     Oserei dire che la reazione al male scatenatosi in Francia, ha forse per la prima volta messo in luce l’esistenza di un sentire comune europeo. Tanti cittadini europei in questi giorni si sono riconosciuti francesi, il popolo ha “superato” la classe politica nella costruzione di una identità comune europea. Fino a ieri il sentimento europeista era debole ed in calo, ed in tanti guardavano alla Unione Europea come la casa della burocrazia, dei vincoli, dello Spread e dei Parametri.
   A mio parere ci siamo riscoperti tutti francesi ed europei, figli dei valori della Rivoluzione Francese e dell’Illuminismo. Altri attentati avevano scosso l’Europa ma non ricordo una reazione emotiva europea così forte e compatta.
La famosa frase di Voltaire “Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte perché tu possa esprimerle” ha fatto si che in tanti ci sentissimo Charlie; Chi frequenta il mondo web avrà visto le bacheche twitter o facebook riempirsi di post con “Je Suis Charlie”, ed io lo intendo nello spirito della frase di Voltaire. Personalmente la satira di Charlie Hebdo la trovo di cattivo gusto e spesso offensiva, ma è un loro sacrosanto diritto pubblicare ciò che vogliono, la libertà di espressione è una delle basi del Pensiero Occidentale.

Dalle nubi di un feroce attentato, nasce la speranza di una Nuova Europa, giovane, dinamica, aperta alla integrazione, ma salda nella difesa dei suoi valori di libertà ed uguaglianza che l’hanno resa un faro della civiltà.
Una Europa libera e solidale, radicata nell’umanesimo e nella integrazione, forte dei suoi valori, sarà l’arma migliore per combattere e vincere la battaglia non contro l’Islam, ma contro il terrorismo.


Mario Scelzo.

giovedì 8 gennaio 2015

A Cagliari l'amicizia sconfigge il freddo!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una bella storia che ci arriva dalla Sardegna. Patrizio Lai, animatore della Associazione “Orizzonti di Speranza”, ci porta per mano nel freddo dell’inverno di Cagliari e ci racconta come insieme ad altri volontari, nonostante il freddo, ha riscaldato il cuore di tanti.
Prima di lasciare spazio al suo racconto fatemi dire che in questi tempi spesso bui e tristi (pensiamo ad esempio all’attentato in Francia), abbiamo ancor più bisogno di Belle Storie, di Buone Notizie che ci riconciliano con la vita.
Spostiamoci in Sardegna ed ascoltiamo il racconto di Patrizio:


Il termometro scende verso lo zero nel cuore di Cagliari, marmi e graniti sono ghiaccio e la solitudine, in quei giacigli di fortuna, è sconfinata: in queste notti di gelo e di festa, la strada è più dura per chi ci vive. Stranieri,tanti: soprattutto africani. Ma anche italiani, come la coppia sotto i pilotis del palazzo comunale. Un gruppo di amici da alcuni anni , fa il giro dell'umanità dolente che a Cagliari abita senza fissa dimora e offre un sorriso un the caldo...del tempo..Viste le previsioni meteo, con un tam tam, si sono raccolti in pochi giorni una ventina di giubbotti invernali da distribuire e una cinquantina di coperte. Giacche a vento, cappotti, un montone: «Come dare un abbraccio caldo a questi amici» dice Daniela.



Così, gesti semplici... come in famiglia....cosi tramite Carla desiderosa di fare un Capodanno diverso da solito nel giorno di qualche giorno mi trovo immerso visto anche l'esperienza della mia Associazione,  nel organizzare un Capodanno Speciale. Ma gli amici di strada o come mi piace chiamarli i Baroni del Sole non amano molto gli appuntamenti e delle volte a fine giornata quando passiamo noi non sono del tutto "lucidi".      
                                                                                                                     
Oltre 25 giovani decidono di passare cosi l'ultimo dell'anno.... Il tutto preparato a puntino... un menù super completo accompagnato da qualche utile dono...La sera prima però della cena...andando a letto  mi sentivo turbato... nel cuore sentivo che dovevo e volevo stare con loro donare a loro una serata diversa non preparare un pasto anche succulento... Chiamo cosi tutti i volontari e dico che io ci sto ma che bisogna invitare tutti i nostri " amici" nel salone che c'era stano messo a disposizione. quasi tutti mi sono andati contro... non era possibile era l'ultimo momento... nessuno sarebbe venuto...Capivo che questo era l'importante, stare con loro!



L'indomani tutti invece erano ( non so come) contenti di invitare ciascuno alla " cena" Dalle 20 in nostro gruppone è andato negli anfratti di Cagliari... alle 21 stavamo arrivando al salone con le nostre auto con tanti amici che all'ultimo momento utile hanno accettato l'invito. LA FESTA è STATA BELLISSIMA! Tutti coinvolti e si respirava a detta di loro stessi una clima di vera famiglia ...:) Tutti non voleva rientrare "a casa" è sulle loro labbra un sorriso grandissimo e una grande commozione. A fine serata una volontaria... mi dice che abbiamo organizzato una cosa straordinaria... sul momento resto deluso perché vorrei che da straordinaria tale esperienza divenisse ordinaria, ma sono certo che insieme ai tanti volontari e con lo spirito della solidarietà potremmo avere in futuro tanti momenti di amicizia ordinaria, che diviene straordinaria, coi nosti amici.

Patrizio Lai – Orizzonti di Speranza.

lunedì 5 gennaio 2015

Peppino: il Barbiere dei Poveri.

Il cuore mio indiscreto, pace ancor non si dà… cantava Claudio Villa nella canzone "La Signora di 30 anni fa", meglio conosciuta come nel 1919, ed è proprio nel 1919 che nasce G.S., da tutti chiamato Peppino, il protagonista della Buona Notizia di oggi.
La storia di Peppino ci mostra come sia possibile rinascere da anziani, e pur nelle 
difficoltà (nel suo caso sia economica sia l’essere rimasto vedovo abbastanza giovane) vivere una vita serena, solidale e piena di amici. Il racconto che seguirà è per me fonte di piacevoli ricordi, avendo conosciuto Peppino nel 1999 fino alla sua morte non troppo lontana.



Il Buon Peppe per anni, nella Roma del Dopoguerra, aveva lavorato prima come garzone e poi come proprietario e gestore in un Salone da Barbiere nel cuore di Roma, a due passi da Piazza Navona e Campo dei Fiori. Parliamo di tempi in cui il lavoro era scarso, non si andava tanto per il sottile con le lotte sindacali ed avere una bottega voleva dire aprire la mattina presto e chiudere alle 19...ma come mi raccontava Peppino, spesso si presentava un cliente alle 19.01 e che fai o' manni via? Quando l’ho incontrato nel 1999 era ovviamente in pensione, ma non aveva abbandonato il piacere di tagliare i capelli agli amici.
Al costo di 5 euro (che poi destinava alle opere di solidarietà della Comunità di Sant’Egidio), ti accoglieva a casa sua e con la bonarietà e simpatia romana, tra un ricordo ed un caffè (con l’aroma forte, ma non con la Roma forte visto che era un tifoso della Lazio), si metteva all’opera. Tra amici e conoscenti aveva una clientela di almeno 20 persone e finchè è stato bene in salute ha continuato, passata anche la soglia dei 90 anni, a darci dentro di forbice e pennello.

Ricordo che spesso, a chi gli diceva, io posso venire ma non so a che ora e quando, diceva “tu lasciame la testa che poi ce la penso io”. Ricordo che intendeva la sua professione come una arte, mi ha raccontato che una volta disse ad uno scultore “tu compi la tua opera e la porti a termine, la mia opera termina e dopo una settimana la devo rifare”.
Parlando di lui è facile perdersi nei ricordi di Roma Sparita, del tempo in cui a Piazza Navona e Trastevere abitava il popolino, ma non vorrei perdere di vista il centro del racconto.

Verso la fine degli anni 90 Peppino è vedovo dopo la morte per un brutto male della sua amata Adele, e nel frattempo dalle case di Piazza Navona era passato ad abitare nelle Case Popolari del Tiburtino Terzo, borgata periferica di Roma. Oltre al peso della solitudine (da Adele non aveva avuto figli), si sentiva anche “snaturato” in una periferia che non sentiva come sua (basti pensare che finchè ha potuto ha mantenuto la sede della Posta in cui ritirare la pensione a Piazza Navona proprio per poter ogni tanto “tornare a Roma”).
Solo ed in periferia, qui Peppino fa un incontro che un poco alla volta gli cambia la vita; Aiutando una coppia di anziani vicini, viene in contatto con alcune persone della Comunità di Sant’Egidio, ed in breve tempo inizia a partecipare ai momenti di incontro e di preghiera della Comunità presente nel suo quartiere.

In Comunità incontra nuovi amici ma potremmo dire rinasce; è fedele ad ogni appuntamento ed ogni volta porta con se il suo carico di simpatia e bonarietà. Pian piano si prende l’incarico di fare e portare la spesa ad una sua vicina dal carattere fumantino, una donna che da tanti era evitata mentre Peppino col suo charme e la sua classe riesce ad addolcirne il carattere.
Come dicevo sopra, inizia a mettere a disposizione della Comunità e dei suoi amici il suo talento da barbiere, e lo ricordo sempre felice nel compiere il suo lavoro. (Ora che non c’è più, posso dire che, come ovvio, aveva uno stile all’antica, ad esempio di me mal sopportava il fatto che negli anni avessi cominciato a portare la barba lunga, per lui un vero uomo si deve radere ogni mattina; Mi diceva che spesso i suoi clienti gli chiedevano "i baffi all'Umberto" sullo stile del Re Umberto di Savoia).



Come molti anziani Peppino aveva paura di invecchiare, ed è una paura legittima soprattutto se si è soli e senza punti di riferimento. Circondato dal calore della Comunità invece riesce ad affrontare le sue paure, tanto da divenire una presenza fissa negli Istituti per Anziani. Insieme ad altri portava la sua allegria, lo ricordo in particolare al Nomentano Hospital, dove si era letteralmente conquistato il cuore di una serie di anziane ospiti della struttura. Lo ricordo anche animatore di tanti momenti di festa, vacanze, soggiorni, tavolate imbandite, dove il suo carattere allegro e bonario portava calore a tutti.

Potrei continuare a lungo, potrei dire che a me diceva “a te è meglio comprarte un vestito che invitatte a pranzo”, ma quello che voglio sottolineare in conclusione è che la sua vita ci mostra come sia possibile rinascere da anziani, e che l’amicizia è la migliore cura contro ogni malattia e solitudine. La sua vita è stata Una Buona Notizia.


Mario Scelzo