venerdì 25 settembre 2015

Verso lo Ius Soli in Italia

Daje Alejandro…passa sto pallone…daje che te faccio er cucchiaio! See Oleg ma ‘ndo vai, provace e too paro come farebbe Buffon. Ma che state a di? –afferma Mohammed - Ma l’avete visto er tiro de Felipe? Altro che er Cappettano. Ancora co’ Totti? Mo c’avemo Salah…
Questa potrebbe essere una normale conversazione tra tre ragazzini che giocano a pallone. Solo che i tre ragazzini di cui parliamo oggi hanno la pelle nera oppure hanno origini sudamericane. Sono figli della badante moldava, del fruttivendolo egiziano, del commerciante indiano. Sono le cosiddette seconde generazioni, figli di cittadini stranieri ormai pienamente integrati nel nostro paese, parte del nostro tessuto economico e produttivo.



Alejandro ascolta nelle cuffiette la musica di Tiziano Ferro, ma per fare colpo su Tatiana, la bella della classe, ultimamente finge una passione per gli One Direction. Oleg, Alejandro e  Mohammed sono nati in Italia da genitori presenti da anni nel nostro paese, parlano i nostri dialetti, ascoltano musica italiana, vivono nello stesso humus culturale dei loro coetanei, ma non sono cittadini italiani. Non parliamo di pochi casi isolati, secondo le ultime statistiche parliamo di un numero oscillante tra i 900.000 ed il milione di bambini. Ognuno di noi ha presente situazioni del genere, il figlio dei vicini, il compagno di banco di nostro figlio, l’amico del cuore di nostro nipote. Bambini che vivono e crescono in Italia, ma nei fatti Cittadini di Serie B.

Da anni numerose associazioni chiedono l’introduzione nel sistema legislativo italiano dello Ius Soli, cioè il diritto di cittadinanza legato alla presenza prolungata sul territorio di uno Stato. Oggi in Italia vige lo Ius Sanguinis, cioè si diventa cittadini italiani secondo i legami di sangue. Abbiamo cittadini italiani nati e cresciuti in Argentina, senza aver mai messo piede in Italia, solo perché figli di italiani.

La Buona Notizia di oggi è che, dopo anni di dibattito (il primo disegno di legge in materia risale al 2004), esiste un testo approvato dalla Commissione Affari Costituzionali. Dopo un lungo lavoro di tessitura tra le proposte del Pd e gli emendamenti di Scelta Civica e del Nuovo Centrodestra, si è arrivati ad un Accordo, a detta di alcuni al ribasso, che comunque prevede un notevole passo avanti verso la Cittadinanza dei minori stranieri nati in Italia.

Nello specifico, Con gli emendamenti viene inserito il cosiddetto "ius soli temperato" e modificate le regole per lo Ius culturae, con l'obbligo di frequenza di un ciclo scolastico di 5 anni per i minori. "Tutti - spiega la relatrice Marilena Fabbri (Pd) - ci riconosciamo nel principio dell'introduzione dello Ius soli temperato e dello Ius culture, che è un passo avanti importante, poi la discussione è nel merito dei requisiti richiesti". Nella nuova formulazione lo Ius soli riguarderà i bambini nati in Italia con almeno un genitore in possesso di permesso di soggiorno europeo di lunga durata. Per quanto riguarda lo Ius culturae, riguarderà i minori arrivati in Italia prima dei 12 anni che dovranno seguire un ciclo scolastico di almeno 5 anni (nel caso in cui riguardi la scuola primaria, il ciclo dovrà essere completato con successo). Sul nuovo testo si è astenuto il Movimento 5 stelle mentre hanno votato contro Lega Nord e Forza Italia. Se non ci saranno intoppi, il disegno di legge potrebbe essere approvato dalla Camera nel mese di Ottobre per poi passare al Senato.



Due considerazioni. La prima è che si rafforza il ruolo della Scuola, chiamata sempre più ad essere non solo un luogo di apprendimento di alcune nozioni, ma anche di formazione dell’animo e dello spirito del bambino. L’Istituzione Scuola è chiamata a compiere uno sforzo ulteriore di integrazione, sarebbe doverosa da parte del Governo una attenzione maggiore sia nella tutela degli istituti scolastici, spesso fatiscenti, sia nella formazione del personale, chiamato ad una competenza plurale e non solo didattica.
La Seconda considerazione è che se lo Ius Soli vedrà la luce, grande merito andrà dato ai “Pionieri”, a chi da anni combatte spesso in minoranza per questa battaglia di civiltà. Va sottolineato il grande lavoro culturale fatto dai singoli cittadini, da alcuni parlamentari e dalle associazioni per creare un clima propenso alla approvazione dello Ius Soli. Cito per tutti due esempi; La Rete delle Seconde Generazioni, una organizzazione che appunto mette in Rete le esperienze e le difficoltà dei figli degli immigrati, ed il lavoro, durante il Governo Monti, del Ministro per l’Integrazione e la Cooperazione Andrea Riccardi. Un Governo Tecnico di Coalizione non era il terreno migliore dove portare avanti una proposta di legge così complessa, ma Riccardi ha avuto l’indubbio merito di tenere vivo il dibattito, di dare visibilità ad una così valida proposta, di aver cambiato il linguaggio nei confronti dei migranti. A lui va il nostro ringraziamento.


Speriamo in tempi brevi su queste pagine di potervi parlare della approvazione del Disegno di Legge sullo Ius Soli, prima alla Camera poi al Senato.

Mario Scelzo

mercoledì 23 settembre 2015

Da Budapest a Fortapasc

Tutti in questi giorni abbiamo visto le bruttissime immagini della polizia ungherese che caricava con una violenza inutile ed eccessiva dei poveri migranti inermi. In tanti ci siamo scagliati contro le dichiarazioni razziste ed inappropriate del Premier Ungherese Orban, capofila dei paesi dell’Europa dell’Est che alzano muri verso i profughi.

Mentre la Germania ha aperto le porte e cambiato mentalità, l’Ungheria di Orban, in maniera sia teorica che concreta, ha alzato un muro di recinzione. Inutile dilungarsi, la questione è conosciuta, è in atto una discussione epocale tra una Europa che vuole accogliere ed una che alza barriere di protezione.
Va detto che Orban non è un dittatore, un esaltato, ma un leader indubbiamente controverso che  ha vinto regolari elezioni e che ha dalla sua parte gran parte della opinione pubblica del suo paese. La Cattolica Ungheria vede con paura una ipotetica invasione islamica, ed anche parte della Chiesa Cattolica si è di fatto schierata con Orban, sconfessando il chiarissimo invito di Papa Francesco all’accoglienza dei migranti.

Eppure, c’è chi, anche in Ungheria, si ribella a questo clima di caccia alle streghe e con coraggio e determinazione si spende per l’accoglienza e la solidarietà. Come sapete, l’obiettivo di questo Blog è di diffondere le tante Buone Notizie nascoste nel caos mediatico quotidiano, ed oggi siamo contenti di diffondere l’iniziativa della Comunità di Sant’Egidio di Budapest, che ha aperto la propria sede rendendola una casa ospitale per 30 migranti.





Come possiamo vedere in questa foto, seppure in spazi limitati, i giovani di Budapest cercano di garantire una accoglienza decorosa ed una ospitalità calorosa alle persone in transito. La tavola apparecchiata, i sacchi a pelo, un ambiente pulito, piccoli gesti di solidarietà concreta.
Contemporaneamente, un gruppo di giovani volontari si reca ogni settimana nella stazione ferroviaria di Nyugati, a Budapest, luogo di transito per molti profughi.
Non mi dilungo, ed allo stesso tempo segnalo che altre realtà ecclesiali come il Movimento dei Focolari si stanno adoperando nella accoglienza. Ci tengo però a sottolineare un fatto, per me rilevante. Se ogni gesto di solidarietà ha un valore, quello dei giovani ungheresi vale doppio.

Ognuno di noi sa quanto sia difficile schierarsi e prendere posizione contro al conformismo. In un paese dove l’inaccoglienza e la paura del diverso sono l’aria che si respira ogni giorno, è davvero lodevole schierarsi “contro”, non aver paura delle proprie idee e dei propri valori.

Potremmo dire che il gesto dei giovani ungheresi equivale a chi lotta contro il conformismo terreno fertile delle Mafie. Oggi si ricordano i 30 anni dall’assassinio, firmato dalla Camorra, di Giancarlo Siani, giovane giornalista del Mattino di Napoli ucciso perché le sue indagini contro i clan davano fastidio. Siani ed i giovani ungheresi non hanno avuto paura di schierarsi contro il conformismo, il clima di rassegnazione, l’idea del chi me lo fa fare, l’idea che il mondo va male e non si possa fare niente per cambiarlo. Ricordare Siani, e rendere lode ai giovani di Budapest, ci aiuta a credere che è possibile costruire un mondo migliore.





lunedì 14 settembre 2015

Albania, Un Paese che Rinasce e che guarda all'Europa.




Credo che moltissimi italiani, specie quelli non più giovanissimi, se pensano all’Albania hanno in testa questa foto della Nave Vlora carica di migranti e le immagini degli sbarchi avvenuti a Bari e dintorni nel 1991. A cavallo degli anni 80 e 90, l’Albania si libera da una durissima dittatura comunista ed allo stesso tempo vive una gravissima crisi economica. Gli anni 90 portano la liberazione dalla dittatura, ma, mi scuserete per la sintesi brutale, nel paese continua a regnare il caos, tra tensioni politiche, crisi economiche (il Cosidetto collasso delle Piramidi), tentativi di Colpo di Stato, e l’instabilità causata dalla Guerra nel vicino Kosovo.

Sono stato in Albania la scorsa settimana, per partecipare all’incontro "Peace Is Possible" promosso dalla Comunità di Sant’Egidio (di cui vi parlerò nei prossimi giorni), ed ho visto un Paese che rinasce. Volevo provare a raccontarvi alcune impressioni, quasi tutte positive, di questi miei giorni nel Paese delle Aquile.

Chi scrive viene da Roma, non c’è bisogno che mi dilungo sulle difficoltà che sta vivendo la Città Eterna tra scandali, cattiva amministrazione, sciatteria diffusa. Bene, il Centro di Tirana appare a chi lo visita una Oasi di Pace e Tranquillità. Strade pulite, cassonetti della spazzatura senza sacchetti sparsi attorno, un clima sereno e vivace. Si percepisce nelle persone la voglia di dimostrare che la Nazione sta rinascendo, si coglie una spensieratezza (almeno a Tirana) ed un orgoglio tipico dei paesi che pian piano si stanno riprendendo dopo anni difficili. L’Albania di oggi ha molte assonanze con l’Italia del Boom Economico, oggi a Tirana (come allora a Roma) si vive un clima di entusiasmo e di fiducia verso il futuro.



Mi ha colpito la cortesia della popolazione, prontissima ad aiutare il turista smarrito, e la professionalità dei lavoratori, volenterosi di mostrarsi competenti ed affidabili nei vari ambiti, dalla ristorazione alla accoglienza alberghiera, dai trasporti agli ambiti museali. Mi ha colpito anche l’abbigliamento alla moda dei giovani, mediamente molto eleganti ed attenti allo stile. Mi ha colpito la tranquillità con cui le famiglie o le coppie di innamorati passavano il week-end sul Monte Dajti, in una comunissima scampagnata fuoriporta.

Queste mie impressioni potrebbero sembrarvi eccessive, ma se fate una rapidissima ricerca su Internet, scoprirete che il Pil dell’Albania, dal 2000 in poi, è sempre in crescita, ora del 3, ora del 5, ora del 10%. Nel paese si vive una relativa calma politica, con tensioni ordinarie comuni ai paesi occidentali, e la dittatura è un ricordo triste del passato. L’Albania è anche un modello di convivenza religiosa; Circa il 40% della popolazione è musulmana, un altro 40% è cristiana ma divisa tra cattolici ed ortodossi. Nel raggio di nemmeno 1 kilometro a Tirana si incontrano una delle Moschee più antiche del Paese, la Cattedrale Ortodossa e quella Cattolica. Non si registrano tensioni religiose ed i rapporti tra le fedi differenti sono di rispetto e collaborazione.

Sarà un caso, ma anche la Nazionale di Calcio Albanese sembra beneficiare del clima di entusiasmo. L’Albania sta giocando un ottimo calcio ed è in piena corsa per una storica qualificazione ai prossimi Campionati Europei. Mentre ero a Tirana, la Nazionale ha giocato contro la Danimarca (pareggiando) ed il Portogallo (che ha vinto solo all’ultimo minuto), e mezzo paese era davanti ai maxischermi o alle televisioni dei bar e ristoranti. Ad Ottobre sapremo se gli uomini guidati dall’italiano De Biasi (che in patria non ha lasciato grandi ricordi) e capitanati da Cana (altro giocatore che nella Lazio non si può dire abbia sfondato) riusciranno nella storica impresa.



A proposito di Europa, l’Albania ha presentato la sua richiesta di Adesione all'Unione Europea nel 2009 (anno in cui entra a far parte della Nato). Nel 2014 l’Europa ha accolto la richiesta albanese, è iniziato il percorso che potrebbe portare nei prossimi anni l’Albania ad essere un paese membro dell’Unione. Nonostante alcuni eccessi di burocrazia, l’Unione Europea resta un faro ed un polo di attrazione, una casa accogliente a cui guardano tanti paesi, e credo che come l’Albania abbia bisogno dell’Europa, l’Europa invecchiata ha bisogno dell’ingresso di un paese giovane e dinamico come l’Albania.

Una ultima parola…sull’Italia. Colpisce, a noi abituati a disprezzare il nostro paese, l’ammirazione, la stima ed il rispetto che il popolo albanese ha verso quello italiano. Chi viaggia, è spesso abituato a sentire accostare il nome dell’italia all’estero a stereotipi come pizza, mafia e mandolino. Chi viaggia in Albania sente parlare dell’Italia come la terra di Dante, dell’Impero Romano, dell’Umanesimo, del Rinascimento. Gli Albanesi ci aiutano a ricordare che siamo una Grande Nazione, con una Storia Millenaria, e che forse dovremmo amare di più il nostro paese.


Mario Scelzo

giovedì 3 settembre 2015

L'Europa della Solidarietà

Siamo di fronte ad un fenomeno epocale. Migliaia di Migranti, Rifugiati, chiamateli come volete, io preferisco dire migliaia di persone in fuga da guerre e carestie. Abbiamo tutti davanti agli occhi le immagini provenienti da Budapest, dalle stazioni ferroviarie assaltate, non possiamo non aver visto la foto del piccolo Aylan morto su una spiaggia della Turchia.

Volevo sottolineare solamente un dato. Mentre l’Unione Europea, con tempi pachidermici, inizia a prendere coscienza del dramma enorme che le passa accanto, mentre i Governi discutono e si contrappongono le Colombe come Angela Merkel ed i falchi come il Presidente Ungherese Orban, la gente, o almeno una larga parte della popolazione, reagisce e si schiera affianco dei migranti.



Nonostante la predicazione dell’odio di Salvini e dei suoi sodali europei, dalla Le Pen in Francia a Farage in Gran Bretagna, da Alba Dorata ad altri movimenti estremisti, nonostante una certa stampa che getta benzina sul fuoco della paura, in tutta Europa ci sono state reazioni immediate e spontanee di sostegno alla causa dei migranti. Potete reperirle su Internet, vorrei qui elencarne alcune:

·        I Cittadini Islandesi che si sono offerti di accogliere 12.000 migranti
·        Il Bayern Monaco, una delle Regine del Calcio Europeo, che ha promesso 1 milione di euro di aiuti e l’apertura di alcuni centri sportivi per alleggerire la vita dei migranti
·        Striscioni in molti stadi tedeschi con scritte “Refugee Welcome”
·        Dei volontari hanno proiettato i Cartoni Animati di Tom e Jerry alla Stazione di Budapest dove sono accampati numerosi bambini
·        In Italia un albergatore delle Cinque Terre ha ospitato gratuitamente i Profughi

Ci sarebbero tante altre storie da raccontare, ma ritenevo importante sottolineare l’idea di fondo. Anche se non urla, anche se spesso è nascosta, esiste una Cultura Europea dell’Accoglienza, esistono tante persone per bene, gente comune, giovani ed anziani, che hanno compreso come tra i valori fondanti della Unione Europea ci siano l’accoglienza e la solidarietà.

Mi auguro tali manifestazioni di umanesimo possano essere uno stimolo alla Classe Politica Europea per restituire un’anima all’Europa.

Mario Scelzo