giovedì 21 luglio 2016

Semi Africani di Speranza

Sono tempi difficili, dalla Brexit alle mincacce dell’Isis il clima internazionale è teso, da Nizza ad Istanbul un vento di odio e rabbia sembra essersi impadronito dell’Europa. Aggiungiamo il dolore per il tremendo incidente ferroviario in Puglia, una tragedia che si poteva evitare. Confesso che è difficile in questi giorni parlare di Buone Notizie, ma allo stesso tempo ritengo sia ancora più utile ed importante farlo in questi giorni per aiutarci ad allargare l’orizzonte. 




I media tendono a focalizzarsi sull’immediato e sulla stretta attualità, questo è anche comprensibile ma rischia di soffocare i semi di speranza che vediamo ogni giorno attorno a noi. Oggi vorrei parlarvi di due semi (come vedremo seme è la parola adatta) che provengono dall’Africa, esattamente dal Mozambico e dal Malawi, due paesi dell’Africa a me personalmente cari grazie ad esperienze di volontariato vissute con la Comunità di Sant’Egidio. Oggi parleremo del Centro Nutrizionale di Matola che compie 10 anni, e della dedicazione del Centro Dream di Blantyre ad Elard Alumando.

Il Mozambico è un paese che, dopo una lotta coloniale ed una  lunghissima guerra civile, vive in pace dal 1992, grazie proprio ad una mediazione effettuata dalla Comunità di Sant’Egidio.  Vi rimando ad un mio precedente articolo per una storia più approfondita.  In questi quasi 25 anni di Pace, pur tra mille difficoltà, il Mozambico è passato dall’essere uno dei paesi più poveri al mondo ad una terra capace di attrarre investimenti, dalla Cina all’Europa all’India. Il Pil del Mozambico cresce mediamente del 7-8% l’anno, Maputo la Capitale del Paese è una città dinamica e vivace piena di ristoranti alla moda, migliorano le strade, le strutture sanitarie, l’economia quotidiana, iniziano ad essere sfruttate le enormi risorse turistiche di un territorio ricco di spiagge incantevoli, foreste, parchi naturali.




Ovviamente non è tutto rose e fiori, la maggior parte della popolazione resta al di sotto della soglia di povertà, l’Aids è una Piaga che colpisce troppe persone (anche se aumentano le possibilità di cura), in più nell’ultimo anno è riemersa una antica e mai sopita tensione tra il partito di governo (Fre.Li.Mo) e l’opposizione (Re.Na.Mo).
Dopo la Pace del 1992 la Comunità di Sant’Egidio non ha mai abbandonato il paese, anzi è attiva, principalmente con persone locali ma anche con il sostegno e l’amicizia di persone da tutto il mondo, in numerose realtà sociali: Scuola della Pace per i Bambini, visite agli Anziani (sì, nell’Africa che si sviluppa inizia ad esserci il “problema” della vecchiaia”, visto che mediamente aumenta l’aspettativa di vita), cura degli ammalati tramite il Programma Dream, di cui parleremo a breve.

Nel 2006 Sant’Egidio ha costruito un Centro Nutrizionale nella Città di Matola, di fatto un sobborgo della Capitale Maputo (per capirci, tipo Ostia per Roma), e nei giorni scorsi si sono festeggiati i dieci anni di attività. Ogni giorno il Centro ha garantito (e continua a farlo) un pasto nutriente ed un ambiente salutare e protetto per centinaia di bambini, che, nati negli anni della Pace, hanno potuto crescere, giocare, imparare a conoscere il mondo, protetti da tanti volontari, da tanti giovani ed allegri mozambicani ma anche coinvolti in attività e giochi dai numerosi volontari che sono passati negli anni a visitare il Centro. Recentemente, accanto al Centro si è creato un Orto, per garantire l’autosufficienza alimentare del Centro. Una semina di frutta e verdura, ma direi semi che aiutano a garantire la Crescita e la Pace nel Paese.




Spostiamoci in Malawi. Recentemente un grave lutto ha colpito tutta la Comunità di Sant’Egidio, in Malawi ma in tutto il Mondo, a causa della perdita del nostro fratello Elard, un ragazzo di 35 anni, un mio coetaneo nonché un carissimo amico, spentosi per le conseguenze di un tragico incidente stradale.
Il Malawi, pur vivendo in pace da anni, è uno dei paesi più poveri del mondo. Povero di risorse, geograficamente lontano dal mare e dalle principali vie di comunicazione, povero di strutture sociali. Un paese tranquillo ma allo stesso tempo rassegnato al suo destino di povertà.

Elard è stato il ponte per la Comunità tra Roma e Blantyre, Lilongwe ed i numerosissimi villaggi del Malawi. Chi lo ha conosciuto non può non ricordare la sua intelligenza, il suo carattere allegro e solare, ma allo stesso tempo la sua capacità di relazionarsi con autorevolezza, saggezza e se necessario un pizzico di malizia, con Dirigenti del Governo, Medici, finanziatori, membri delle Ong. Io personalmente lo ricordo come un giovane solare, abilissimo oratore, dinamico, a suo agio con le nuove tecnologie e con la realtà del mondo globalizzato, cittadino del mondo e non rassegnato sulla sorte del suo paese.  




Sotto la sua paterna ed amorevole guida, la Comunità in Malawi in pochi anni è passata da essere un piccolo gruppetto ad una realtà numerosa, dinamica, attiva in numerosissime attività del paese.  Potrei parlare di tante attività, vorrei sottolineare l’impegno di Elard nel Programma Dream (di cui vi ho già parlato), di cui è stato Coordinatore Nazionale. Oggi in Malawi l’Aids è una malattia, grave, ma non è più una condanna a morte, grazie ai numerosi Centri Dream del Paese, luoghi di speranza e guarigione per tanti, bambini e adulti.

Nei giorni scorsi alla memoria di Elard è stato dedicato il Centro Dream di Blantyre, il più importante del Malawi. Elard ci ha lasciato, la sua memoria ed il suo sorriso restano sempre vivi nel cuori di tanti di noi.


Mario Scelzo

lunedì 4 luglio 2016

Buone Notizie da Milano.

E’ difficile parlare di Buone Notizie dopo il tragico attentato terroristico che ha in questi giorni coinvolto molti nostri connazionali a Dacca. Ai familiari delle vittime vanno le mie sentite condoglianze e sono certo quelle dei miei lettori. Ma ancor di più in questi momenti tristi ritengo necessario dare visibilità e risalto ad alcune notizie che a mio parere sono portatrici di speranza verso il futuro.

Oggi in particolare vorrei parlarvi di tre storie/incontri provenienti da Milano che, seppur distinte, se messe insieme creano un clima positivo: l’accordo Sala/Scola per la costruzione della Moschea; la storia di un immigrato albanese oggi imprenditore di successo, il bonus bebè che il Comune garantirà alle neomamme.

Andiamo con ordine. Lo scorso 25 Giugno, in uno dei suoi primissimi incontri Istituzionali, il neo Sindaco di Milano Beppe Sala ha incontrato l’Arcivescovo di Milano Angelo Scola ed in sostanza i due hanno concordato sul diritto alla costruzione di una Moschea da parte della numerosa (si stima 120.000 fedeli) comunità islamica di Milano. I due hanno anche concordato di lavorare in maniera comune per dare sostegno alle periferie degradate, attraverso – parole di Scola -  “una Proposta che garantisca la sicurezza e che nello stesso tempo non rinunci all'accoglienza".




Va fatto notare che Milano è una delle pochissimi grandi città europee a non avere una Moschea di riferimento. Il tema della Moschea ha avuto un ampio risalto in campagna elettorale, con Sala (il candidato di centrosinistra, risultato poi vincente) favorevole, e Parisi (candidato del centrodestra, un moderato ma alleato con la Lega e le sue posizioni xenofobe) nettamente contrario. Io mi permetto di fare alcune considerazioni: dire no alla moschea è il modo migliore per dare forza al fondamentalismo islamico, mentre al contrario garantire alla comunità musulmana un luogo, garantito e controllato, dove riunirsi, è un primo passo per creare un clima di collaborazione capace anche di contrastare il terrorismo. Ovviamente vorrei chiarire subito che nessuno vuole qui giustificare il terrorismo dell’Isis, ma occorre essere chiari e distinguere tra Isis ed il miliardo e più di musulmani, in grandissima maggioranza pacifici e, va detto, spesso le prime vittime del terrorismo islamico.

Sia gli esperti della intelligence sia gli osservatori concordano nel dire che un potenziale terrorista non si riunisce nelle moschee “ufficiali”, dove maggiore è il controllo ma anche la presenza dell’Islam moderato, ma può trovare appoggi e sostegno nella vasta area esistente di garage che diventano luoghi improvvisati di culto, di pseudo centri islamici posti al di fuori della legalità. In sintesi, una Moschea regolare è sia un elemento di integrazione sociale per tanti cittadini, sia uno strumento di contrasto al terrorismo globale.




Restando a Milano, sul Corriere della Sera del 4 Luglio Elisabetta Andreis ci racconta la storia di Uljan Sharka, arrivato a 16 anni in Italia clandestino dall’Albania ed oggi un 24enne genio dell’informatica a capo di una azienda che fattura 25 milioni di euro, con sede a Milano ma in procinto di aprire nuove sedi a Londra  e San Francisco. La storia completa potete leggerla sul Corriere, io mi limito a sottolineare l’esempio positivo che ci viene da un immigrato. Lo stereotipo che ci inculcano ogni giorno è quello del clandestino immigrato che viene in Italia a rubarci il lavoro, al contrario qui abbiamo un imprenditore di successo che ha già dato lavoro a 25 persone ed è in procinto di assumerne altri. La sua storia ci ricorda per l’ennesima volta che ogni migrante non è un numero ma una persona, con la sua storia, le sue passioni, le sue capacità (nel caso di Uljan superiori alla media) e come persona va trattato ed accolto.



Ci piace segnalare poi uno dei primissimi atti della Giunta Sala, proposto dall’Assessore alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino: dal 1 Gennaio 2017 verrò garantito alle neomamme un bonus mensile di 150 euro da spendere in beni di prima necessità. Un contributo di quasi 2.000 euro l’anno per i primi due anni di vita a disposizione delle famiglie con reddito inferiore ai 20.000 euro. Sarà invece consegnato un pacco di benvenuto a tutte le neomamme, indipendentemente dalla fascia di reddito. Ci sembra un gesto concreto di sostegno alla maternità, particolarmente utile in un paese come il nostro con un bassissimo tasso di maternità, come ci dicono sia le statistiche sia la vita di tutti i giorni dove ormai si vedono sempre meno bambini. Ci auguriamo una simile iniziativa possa essere replicata anche da altre amministrazioni locali.

Questo articolo non vuole essere uno spot alla amministrazione Sala, ma non possiamo non notare che in pochi giorni vediamo già due iniziative a nostro parere positive, mentre in altre città anche più importanti, ancora il candidato uscito vincitore dalle urne non è stato in grado di formare la Giunta.


Mario Scelzo