martedì 21 febbraio 2017

Barcellona Capitale

Scissione, ricatto, corrente, minoranza, piattaforma programmatica, dibattito assembleare. Questa settimana l’informazione è stata monopolizzata dallo psicodramma interno al Partito Democratico, che eviterò di commentare in quanto come ormai saprete questo Blog si occupa di Buone Notizie.
Ironia a parte, ritengo che tra una assemblea ed una direzione, tra uno dei tanti goal di Dzeko e l’analisi sociologica della canzone di Gabbani, siano passati sottotraccia due avvenimenti positivi, meritevoli di riflessione ed approfondimento, che hanno come filo conduttore … le città di Barcellona: dalla splendida Capitale della Catalogna ci sposteremo in Sicilia nella cittadina di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.




Pochi giorni fa quasi 200.000 persone sono scese in piazza a Barcellona (Catalogna), manifestando rumorosamente tra le Ramblas. Non erano in piazza per festeggiare una vittoria della squadra di Messi e Neymar (anzi, per citare Lino Banfi, il titolatissimo Barca in settimana ha preso 4 pappine dal Paris Saint Germain), una volta tanto non manifestavano chiedendo l’indipendenza o una maggiore autonomia da Madrid, il motivo della manifestazione era la richiesta di poter accogliere un numero maggiore di rifugiati.

No, non avete letto male. Al grido di “Basta Scuse, Accogliamo i Rifugiati”, i numerosi manifestanti hanno chiesto al Governo di accogliere i circa 17.000 rifugiati previsti dagli accordi internazionali. In testa alla marcia pacifica c'era la sindaca Ada Colau, con un passato come leader dei movimenti di lotta per la casa. Già in passato la sindaca si era fatta portavoce della disponibilità di una intera metropoli nei confronti dei migranti. Gli abitanti di Barcellona, aveva detto, "non solo capiscono, ma mi chiedono sforzi ulteriori". "Vedere i bambini morire in mare, mentre le mafie si arricchiscono, non è sopportabile per i nostri concittadini. Tanta gente qui spende le ferie per aiutare le Ong che operano in Grecia. Se la gente non capisse, non avrebbe votato una come me" aveva aggiunto.  

Potremmo pensare che in fondo i rifugiati “ufficiali” sono una parte minimale degli immigrati che sbarcano in Europa, potremmo ipotizzare che sotto sotto ci sia la solita querelle Catalogna/Spagna e la volontà da parte della Colau di mettere in difficoltà il Governo di Madrid, ciò non toglie che forse per la prima volta nella storia abbiamo assistito ad una manifestazione pro e non contro l’accoglienza. Siamo talmente abituati agli “aiutiamoli a casa loro”, al “non abbiamo spazio neppure per un immigrato”, a politici che parlano di muri e barriere, che rinfranca il cuore il messaggio di accoglienza ed integrazione proveniente dalla piazza di Barcellona.




Dalle splendide Ramblas di Barcellona scendiamo verso la zona del Porto, prendiamo la nave, imbarchiamoci per Palermo, scendiamo e dirigiamoci verso Barcellona Pozzo di Gotto, popoloso comune della Provincia di Messina. La Buona Notizia che ci viene dalla Sicilia è, dopo anni di proroghe e rinvii, la definitiva chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

Queste le parole del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “Oggi è una giornata storica perché siamo arrivati al raggiungimento di questo fondamentale obiettivo che è il superamento definitivo degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), ormai realizzato in tutta Italia: abbiamo infatti ancora solo sei pazienti che saranno trasferiti a giorni dall’ultimo Opg rimasto che è quello di Barcellona Pozzo di Gotto in Sicilia”. Sempre il Minstro ha sottolineato come le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), che sostituiscono gli Opg e hanno iniziato a funzionare in modo scaglionato dal 2015, presentino “situazioni interessanti che dimostrano come le Rems funzionino anche per l’integrazione delle persone col territorio”. Inoltre, ha detto, “abbiamo deciso di continuare a mantenere attiva una cabina di regia e di monitoraggio della riforma ed eventualmente anche di procedere successivamente con dei passi che riguardano più aspetti attinenti alla Giustizia che alla Sanità”. Gli Opg chiusi in tutta Italia, incluso quello in chiusura in questi giorni di Barcellona Pozzo di Gotto, sono in totale sei, per un totale di 1.500 pazienti. Al momento sono attive trenta Rems nelle regioni ma, a regime, le Rems arriveranno a 32.

Senza nulla togliere al lavoro della Lorenzin, il percorso per la chiusura degli Opg – un autentico orrore indegno di un paese appena civile, così li ha definiti il Presidente Emerito Giorgio Napolitano –parte da molto lontano: dalla Legge Basaglia del 1978 e relativa chiusura dei manicomi, alle battaglie del Partito Radicale, alla accelerazione del percorso di chiusura degli Opg voluto dall’ex Ministro della Giustizia Andrea Orlando.




Chi vuole, può soffiare sul fuoco della demagogia e dell’allarmismo, come fatto ad esempio in passato da Matteo Salvini, autore di questo pregevole post su facebook:
“Domani chiudono gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Stiamo parlando di 700 "folli" pericolosi, internati per omicidi, violenze sessuali e aggressioni di ogni genere, 450 dei quali verranno "ospitati" in nuove strutture, mentre più di 200 usciranno. Chi pensa alle famiglie, lasciate sole, e alle vittime, passate e future? Una scelta pazzesca, purtroppo siamo in tema.”
E’ banale ricordarlo, ma la chiusura degli Opg si accompagna alla apertura delle Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza), ovvero strutture più piccole e più idonee al recupero sociale dell’individuo.

Un mondo più solidale verso i migranti ed i rifugiati, una Società capace di garantire sicurezza ma allo stesso rispetto della persona e tutela dei diritti umani, queste le notizie positive in arrivo dalle due Barcellona.

Mario Scelzo

venerdì 3 febbraio 2017

Friday Good News (5)

Anche questa settimana torna il consueto appuntamento con le Friday Good News, ovvero una selezione delle Buone Notizie della Settimana. Ritengo sia un “lavoro socialmente utile” quello di dare risalto e visibilità alle Notizie Positive, visto che ogni giorno siamo “circondati” da notizie ed immagini di guerre, omicidi, violenza diffusa, da un clima di negatività oltretutto spesso “moltiplicato” da certi Media e da certa Politica sempre pronti a soffiare sul fuoco del dolore e delle paure.

Questa settimana parleremo dell’Accordo tra Ministero dell’Interno e le associazioni musulmane in Italia per la costruzione di nuove Moschee, ci sposteremo a Napoli per parlare di un bar gestito da Ragazzi Down, concluderemo parlando della reazione del popolo e delle multinazionali americane al Muslim Ban di Donald Trump.





Pochi giorni fa il governo italiano, rappresentato dal ministro dell’Interno Marco Minniti, ha firmato un accordo di collaborazione con dieci importanti associazioni islamiche attive in Italia. L’accordo, che si chiama "Patto Nazionale per un Islam Italiano" ha l’obiettivo di stabilire un percorso di integrazione e collaborazione fra le associazioni e lo Stato. Diranno i miei lettori, ma come, la minaccia dell’Isis, il terrorismo dentro casa, “l’invasione islamica”, ed il Governo pensa ad aprire nuove moschee? Rispondo, e sono felice che il Ministero dell’Interno la pensi come me, che per garantire sicurezza, legalità ed allo stesso tempo libertà di culto, non c’è sistema più sicuro di avere dei luoghi di culto riconosciuti, controllati ed accessibili.

Piaccia o no, in Italia vivono milioni di fedeli musulmani, e non saranno gli slogan di qualche politico verde vestito a fermarne l’arrivo. Visto che ci sono, la cosa migliore da fare è integrarli e renderli “cittadini a tutti gli effetti” del nostro territorio.
E’ noto agli organi di sicurezza ed alle fonti investigative che il radicalismo islamico, generalmente, “prospera” negli ambienti clandestini e non controllati, si pensi alle tante “moschee improvvisate” site dentro oscuri garage, sconosciute perfino alla maggioranza dei musulmani. Inoltre, l’apertura di luoghi di culto “riconosciuti” svolge una duplice finalità: se da un lato garantisce il diritto di culto ad una fetta ormai larga della popolazione residente in Italia, dall’altro “responsabilizza” le stesse comunità musulmane, le quali sono spesso le prime vittime del terrorismo dell’Isis ma allo stesso tempo sono chiamate a diventare le prime “sentinelle” di fronte alle minacce del radicalismo.





Spostiamoci a Napoli, ed esattamente a Pozzuoli all’interno della “Multicenter School”. Sotto le pendici del Vesuvio è nato il "Ke Bar", locale gestito da quattro ragazzi affetti dalla Sindrome di Down. Grazie all’aiuto della “Bottega dei semplici pensieri”, una associazione del territorio, ed alla presenza di un Tutor, è stato possibile attrezzare i locali e predisporre l’apertura del Bar, coronando il sogno di crescita ed autonomia dei quattro giovani ragazzi.

La nascita del progetto è stata aiutata da alcuni sponsor e da una madrina d’eccezione come la Chef stellata Marianna Vitale, da tempo vicina all’associazione, ma chiariamo: i giovani hanno partecipato ad un corso di formazione, hanno orari e regole da rispettare come in qualsiasi luogo di lavoro, sono chiamati ad affrontare le piccole e grandi gioie e dolori della vita lavorativa di ogni giorno, ed ovviamente questo diventa un importante stimolo per la loro crescita umana e professionale.
Speriamo presto di recarci di persona ad assaggiare un buon caffè napoletano presso la struttura del “Kè Bar”, luogo capace di coniugare profitto ed integrazione, autonomia e simpatia.

Spostiamoci nell’America di Trump. Come saprete, uno dei primi atti del neo Presidente Americano è stato l’adozione del cosidetto "Muslim Ban", un decreto (tralaltro scritto male e con molti punti di controversia attuazione) che di fatto limita o proibisce l’arrivo negli States di persone provenienti da alcuni paesi arabi, tipo l’Iraq, la Siria e così via. A chi scrive, sembra una scelta pessima, stupida, che fa ripiombare l’orologio della storia indietro di anni, personalmente mi associo alla netta condanna che numerosi leader europei e mondiali hanno fatto verso questo folle atto.
Colpisce però in positivo, ed è questa la buona notizia, la reazione immediata e diretta sia della popolazione “comune” americana che in gran parte si è schierata contro Trump, sia la presa di posizione contro il Presidente Usa di alcune delle principali multinazionali americane.

La notissima catena di caffetteria Starbucks, quasi uno dei simboli del Capitalismo Usa, si è apertamente schierata contro il Presidente Usa annunciando un piano per assumere nel mondo 10.000 rifugiati (che, consentitemi la battuta, si spera impareranno a fare un buon espresso napoletano e non quei bibitoni imbevibili americani); la catena di affitti Airbnb ha messo gratuitamente a disposizione dei profughi alcuni appartamenti; Google ha annunciato la creazione di un fondo di 2 milioni di dollari a sostegno dei profughi, ed altre aziende hanno espresso in forme diverse il loro disappunto verso Trump.

Trump come sapete è un imprenditore, nonché ad oggi una delle persone più influenti al mondo, tendenzialmente una multinazionale non dovrebbe avere alcun interesse economico nello schierarsi contro l’Amministrazione Usa, eppure evidentemente esistono dei “valori”, come quello della accoglienza, che, scusate il gioco di parole, valgono più delle azioni, dei profitti, del capitale di azienda.
E’ diventato virale un tweet di Laszlo Bock (quello che vedete nella foto qui sotto),  uno dei principali manager di Google, che in maniera brillante ed ironica ha ridicolizzato la politica dei muri di Donald Trump. Vi invito a cercare il suo tweet su Twitter (retwettato da oltre 50.000 utenti), in sostanza Bock ha risposto al seguente post della Catena Trump Hotel:




Tell us your favorite travel memory - was it a picture, a souvenir, a sunset? We'd love to hear it!
Traduzione: (raccontateci la vostra esperienza di viaggio preferita, se una foto, un souvenir, un tramonto; saremo felici di ascoltarla). A seguire la brillante replica di Bock:
That time I fled Communist Romania to a refugee camp in Austria, came to America, & years later became an exec @Google creating 10ks of jobs.

Traduzione: (quella volta che sono fuggito dalla Romania Comunista per diventare rifugiato in Austria, venire in America ed anni dopo diventare un capo esecutivo di Google capace di creare 10mila posti di lavoro).

L’America, lo dice la sua storia, è oggi la nazione leader nel mondo grazie agli immigrati, la logica dei muri è destinata a soccombere.


Mario Scelzo