martedì 28 marzo 2017

Badheea, dalla Siria in Italia con il Corridoio Umanitario

Migranti, richiedenti asilo, persone che scappano dalla guerra, profughi… quante volte abbiamo sentito usare questi termini, magari anche in maniera appropriata. Il libro di cui vi parlerò oggi, Badheea, ha un enorme merito, quello di dare al “migrante anonimo” un nome, un volto, una storia, aiutandoci a capire cosa spinge non “il profugo” ma Ahmed, Florian, Sergej, a scappare dalla guerra per cercare la fortuna in un nuovo mondo. Inoltre, mi sento di poter dire che le pagine di questo libro danno voce e sostanza all’Italia migliore, quella del volontariato (in collaborazione con la buona politica, che, sì, nascosta ma esiste), ovvero una realtà che non urla e non resta indifferente al dolore altrui ma al contrario, ogni giorno mette anima, cuore e cervello al servizio della collettività e del bene comune.




Andiamo con ordine. Ho il piacere di recensire per i miei lettori il libro “Badheea, dalla Siria in Italia con il Corridoio Umanitario”, scritto da Mattia Civico per la Casa Editrice “Il Margine”. Non mi dilungo sui Corridoi Umanitari, più volte ne ho parlato su queste pagine, in estrema sintesi si tratta di visti umanitari che consentono a persone vulnerabili provenienti da paesi in guerra di poter raggiungere l’Italia in aereo, grazie ad un visto umanitario, evitando i drammatici viaggi della speranza che troppe morti hanno causato.

Il libro racconta appunto la storia di Badheea (e della sua grande famiglia), una donna siriana facente parte del primo nucleo di persone arrivate in Italia con i Corridoi Umanitari, esattamente il 29 Febbraio del 2016. L’autore non è un semplice “intervistatore” ma un volontario della “Operazione Colomba”, il corpo nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha avuto modo di conoscere ed incontrare Badheea durante una sua missione in un campo profughi del Libano. Oggi Mattia Civico è consigliere della provincia autonoma di Trento, ma impegni permettendo resta un attivo volontario della associazione nonché ormai un fedelissimo amico di Badheea e della sua famiglia. 

Tante cose si potrebbero dire, una la ritengo fondamentale: ripercorrendo la vita di Badheea, Mattia Civico aiuta noi “distratti occidentali” a comprendere le motivazioni che spingono, anzi direi costringono, milioni di persone a lasciare la propria casa, la propria terra, le proprie abitudini per cercare di ricominciare una vita nuova. Ed allora, ripercorro brevemente per i miei lettori alcuni passi di questa storia.
“Sono Badheea e vengo da Homs. Oggi sono in Italia e sono al sicuro. Ogni giorno chiudo gli occhi e penso al giorno in cui potrò tornare in Siria”. Ogni guerra, oltre che mietere vittime innocenti, ha il “potere maligno” di sradicare le persone dal proprio vissuto quotidiano. Capiamo subito che Badheea e la sua famiglia, pur se oggi felici in Italia, rimpiange la vita vissuta nella propria terra di origine.




Nella Siria di Assad, quella di Badheea è una storia come tante, una vicenda che potrebbe ricordare le realtà contadine del Sud Italia nel dopoguerra. Proveniente da una famiglia contadina ma benestante, a 13 anni la nostra protagonista si sposa con un cugino alla lontana. Una vita serena, 9 figli, i primi nipoti, una grande famiglia allargata che vive le gioie e dolori comuni alla Siria negli ultimi 20-30 anni, ovvero un paese non certo ricchissimo, ma relativamente stabile, con un tasso medio di cultura superiore alla media della zona, un paese ricco di storia. A 42 anni Badheea resta vedova, ma soprattutto, poco dopo, nel 2011, cominciano le prime avvisaglie della guerra civile siriana. L’autore è bravo a renderci partecipe, grazie alle spiegazioni di Badheea, dell’intreccio perverso tra ragioni dei “rivoluzionari”, ragioni di Assad, infiltrazioni esterne, poi il Daesh, insomma quello della Siria diviene in breve tempo un conflitto feroce ma allo stesso tempo di difficilissima lettura, dove diventa quasi impossibile poter progettare il proprio futuro.  Badheea, ormai capofamiglia, matrona capace di coniugare la sua femminilità ed il suo senso materno con uno spiccato senso pratico, decide ed organizza per tutto il suo “clan” la fuga dalla Siria e l’approdo in Libano.

“Non c’è spazio per neppure un altro straniero in Italia”, ci ha abituato ad ascoltare Salvini. Bene, il Libano è un paese di circa 4 milioni di abitanti che ospita quasi 2 milioni di profughi, come se in Italia avessimo 30 milioni di profughi. Ovviamente, la vita nelle tendopoli libanesi non è affatto semplice, la famiglia di Badheea inizia a pensare e ad informarsi rispetto ai “viaggi della speranza”.
Nel campo profughi libanese di Tel Abbas avviene l’incontro che le cambia la vita, di ovvero quello con i membri della “Operazione Colomba” e con i volontari della Comunità di Sant’Egidio, che individuano nella famiglia di Badheea il nucleo di “persone vulnerabili” con le quali sperimentare il progetto dei Corridoi Umanitari.




Tel Abbas, Beirut, Fiumicino, ed in seguito, per i 30 componenti della famiglia allargata di Badheea, l’accoglienza e l’inizio di una nuova vita nei dintorni di Trento, (vi invito a leggere questo articolo che ne racconta gli sviluppi) protetta e sostenuta dai volontari (anche se ormai sarebbe meglio chiamarli amici) delle associazioni organizzatrici del Progetto.

Ad oggi attraverso i Corridoi Umanitari sono arrivate in Italia 700 persone, 300 sono prossime a farlo, 500 ne arriveranno grazie ad un accordo con la Cei, da poco si è firmato un Protocollo d’Intesa col Governo Francese. Sono già nati alcuni bambini “italiani”, qualcuno dei siriani ha trovato lavoro o si è iscritto all’università, per mille e più “Badheea” è iniziata una nuova vita, una nuova storia, un nuovo percorso. Salerno, La Maddalena, Bari, Trento, Brescello, Torino, e tanti altri luoghi fanno da sfondo sereno ai nuovi percorsi di vita di famiglie protette dalla guerra e sostenute dall’affetto di tanti volontari. Qualcuna di queste storie l’ho raccontata sul mio Blog e vi invito a leggerle.

Chissà Matteo, nel tuo prossimo libro, sarebbe bello poter leggere le storie di “accoglienza protetta ed integrata” generate dai Corridoi Umanitari….

Mario Scelzo


Ps. potete trovare "Badheea" in alcune librerie di Roma, come la Minimum Fax di Piazza Santa Maria in Trastevere, oppure online attraverso questo link.

domenica 19 marzo 2017

I CORRIDOI UMANITARI: NON UN SOGNO MA UNA SOLIDA REALTA'


“Non vendo sogni, ma solide realtà”, recita lo slogan pubblicitario di un noto marchio immobiliare italiano. Prendendo in prestito queste parole, potremmo dire che l’esperienza dei Corridoi Umanitari, nata come un sogno, è divenuta ormai una più che solida realtà, radicata sia nel tempo (il progetto ha brillantemente superato il primo anno di vita) che nello spazio (la Francia ed altri paesi europei hanno mostrato interesse concreto al progetto). Andiamo con ordine.




I Corridoi Umanitari, come forse i miei lettori già sapranno, prevedono la possibilità di far entrare in maniera legale persone che si trovano in una situazione di vulnerabilità e che sono potenziali richiedenti asilo nei paesi di transito limitrofi a paesi di guerra. Il visto è destinato innanzitutto alle donne sole con bambini, alle vittime del traffico di essere umani, agli anziani, alle persone con disabilità o con patologie. Si prevede poi un dislocamento dei profughi in varie parrocchie o associazioni sparse per l’Italia, le quali concretamente si occupano della “accoglienza diretta sul territorio”.

Il progetto dei Corridoi Umanitari è nato poco più di un anno fa grazie alla firma di un protocollo d'intesa tra il Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, il Ministero dell'Interno, la Comunità di Sant'Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e la Tavola Valdese, ed i paesi coinvolti nel progetto iniziale sono stato il Libano per i profughi siriani e il Marocco sia per profughi siriani ma anche per i paesi dell'Africa sub-sahariana. L'obiettivo principale di questo progetto è di evitare il traffico di esseri umani, di evitare le morti in mare, e far vedere che è possibile utilizzare altri canali di ingresso che non siano le vie dei barconi della morte.

Il 29 Febbraio 2016 può essere considerata la “data di nascita” dei Corridoi Umanitari, quel giorni infatti atterrarono a Roma Fiumicino 93 persone (di cui 41 bambini) provenienti dalla Siria. A distanza di poco più di un anno, sono arrivate in Italia quasi 700 persone, dislocate in 68 comuni e 17 regioni italiane. Da Bari a Brescello, dalla Maddalena a Gioiosa Ionica, da Trento a Salerno il progetto ha visto un coinvolgimento attivo di Comuni, Parrocchie ed Associazioni, vi invito a leggere qualcuna delle storie che trovate ai link corrispondenti.




Questi numeri di per sé sono già un successo, nel corso dell’anno si raggiungerà la quota di 1.000 prevista dal protocollo iniziale, eppure siamo solo all’inizio, molto probabilmente i primi arrivati (che poi hanno un nome ed una storia, sono persone e non “profughi”) altro non sono che l’avanguardia di una “rivoluzione culturale”, ovvero di un nuovo modello per ripensare la questione migratoria.
Durante il 2016, sia lo Stato di San Marino, sia di fatto la Città del Vaticano attraverso il viaggio di 12 siriani nell’aereo di ritorno del viaggio di Papa Francesco da Lesbo, hanno aderito ufficialmente ai Corridoi Umanitari. Nel mese di Gennaio 2017 si è avuta la firma di un importante Protocollo d’Intesa tra la Conferenza Episcopale italiana, Sant’Egidio ed il Governo per l’arrivo di 500 profughi provenienti dal Corno d’Africa. Questo è un fatto molto importante, in sostanza l’esperienza dei Corridoi Umanitari, ideata dalle Associazioni, diviene un “patrimonio comune” di tutta la Chiesa Italiana.

Un progetto così valido ha attirato l’attenzione di molti paesi europei e delle Istituzioni di Bruxelles. Dalla Polonia alla Spagna sono arrivati segnali concreti di interesse, come anche da alcuni membri della Commissione Europea, ma ne daremo conto se e quando ci saranno atti concreti ed ufficiali.





La grande novità del 2017 è la firma, avvenuta lo scorso 14 Marzo a Parigi, di un Protocollo d’Intesa tra il Governo Francese e 5 enti promotori (Comunità di Sant'Egidio, Federazione protestante di Francia, Conferenza episcopale francese, Entraide Protestante e Secours Catholique) per l’arrivo di 500 profughi siriani provenienti dal Libano.

“Ho voluto che la firma di questo progetto di accoglienza solidale di rifugiati avvenisse all’Eliseo perché è un’iniziativa in sintonia con i valori della Francia”, ha affermato il presidente francese François Hollande. “La Costituzione Francese – ha aggiunto il Presidente - riconosce il diritto di asilo e impegna lo Stato e i cittadini: un impegno giuridico, ma anche un obbligo morale, nazionale e internazionale”. “Occorre lottare contro l’indifferenza, ma anche contro l’intolleranza”, ha concluso Hollande, che ha messo in guardia da “chi soffia sulle paure della gente per mettere in contrapposizione i francesi e i nuovi francesi”.

Il Presidente Hollande afferma di aver ben compreso il senso dei Corridoi Umanitari, affermando che “occorrono soluzioni nuove, sia da parte delle istituzioni, sia da parte della società civile, per fronteggiare un’ondata migratoria senza precedenti, dal Medio Oriente e dall’Africa, a causa di conflitti, miseria e cambiamenti climatici”

Italia, San Marino, Città del Vaticano, ora anche la Francia, e tanti paesi pronti a seguirne i passi. I Corridoi Umanitari ormai non sono un sogno, ma una splendida e solida realtà.

Mario Scelzo


Ps. Nei prossimi giorni, su queste pagine, potrete leggere la recensione del libro “Badheea – Dalla Siria in Italia con il Corridoio Umanitario”, di Mattia Civico, che appunto racconta la storia di una delle prime donne arrivate in Italia con i Corridoi Umanitari.